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17 settembre 2015

A casa. Da sola.

Stasera avrei dovuto uscire, ma ho tirato un mega-pacco. Già l’idea non mi entusiasmava, ma quando ho saputo che era da farsi sui navigli e dopo cena, ho detto definitivamente no.

Quando sono di umore normale, i navigli sovraffollati del venerdì e del sabato sera li malsopporto. Con la testa in semi-tilt che ho adesso, non era neanche il caso di parlarne.

Ho delle enormi difficoltà a relazionarmi con chiunque. Non riesco a fidarmi di nessuno. Temo che chiunque mi ferisca.

Sono troppo fragile.

Devo stare da sola.

 

Nel cercare una cosa nell’armadietto del bagno, ho trovato… uno spazzolino.

L’ho conservato per 7 anni.

Continuerò a conservarlo per sempre.

 

E’ lo spazzolino di un motel.

Il motel dove io e LUI ci siamo rifugiati per la prima (e unica) volta, solo per stare insieme in un posto un po’ comodo, non sempre in giro. Abitavamo abbastanza lontani.

 

Ma mai lontani quanto adesso.

 

Quanto ho amato quel momento. Quanto amavo LUI.

Era un periodo stupendo. Era un momento in cui avremmo voluto passare ogni secondo insieme. In cui dovevamo stare attaccati, il più possibile. Era un momento in cui ci cercavamo affannosamente. Continuamente.

Era un momento in cui io ero la cosa più importante.

LUI era la cosa più importante. E non ha mai smesso di esserlo. Anzi, negli anni, l’ho amato sempre di più. Sempre di più.

 

Ma soprattutto: per me non era solo un momento.

 

Per me è ancora così.

 

Il mio essere cerca sempre LUI.

Il mio cuore ha un buco a forma di LUI, in cui tutte le cose sprofondano e perdono di significato.

 

Io non ho mai smesso di amarlo. Per quanto io abbia sofferto, per quanto io abbia sbagliato, per quanto io possa anche provare rabbia e frustrazione, eppure, io amo sempre LUI.

 

LUI che mi amava. LUI che aveva dato inizio a tutto. LUI.

 

Io lo ricerco continuamente.

 

Di notte, quando non dormo.

Di notte, quando dormo. E sogno.

Al mattino, appena sveglia.

 

E sempre, durante il giorno. Il lavoro spesso riesce a distrarmi. Appena finisco un incarico, la concentrazione torna su di LUI. Che non mi vuole più. Per cui io non sono più niente.

 

Mi manca in modo inconcepibile.

 

Un pezzo del mio essere è sparito. La mia mente è un vetro crepato, a un passo dal disfacimento in tante minuscole schegge, inutili, inerti.

 

E io non sono niente per LUI.

 

Il mio dolore è come era il 4 e il 5 luglio, i due giorni prima del suo ritorno dalla Corea. Giorni in cui avevo avuto un orribile presentimento che qualcosa fosse irreparabilmente rovinato.

 

E poi, il 6 luglio.

 

La mia mente è ferma esattamente a quei giorni. Non è andata avanti di un millimetro.

 

Ho la sensazione che non andrò più avanti.

 

Solo il tempo, va avanti.

Me ne rendo conto quasi come se sentissi scorrermi addosso la corrente di un fiume.

Lo percepisco chiaramente.

Va avanti e sempre avanti.

Insensibile a tutto.

Lasciando indietro i miei giorni migliori, scomparsi inghiottiti dalla corrette, persi per sempre.

 

Persi come la mia ragione.

 


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13 settembre 2015

Oggi non mi riesce di svegliarmi.

Ho addosso un senso di letargo denso come glassa.

Non c’è nessuna ragione. Non ho fatto tardi, non mi sono stancata particolarmente.

 

Forse perché l’autunno è arrivato prima quest’anno.

 

Infatti oggi piove, sembra una giornata di novembre. Fa anche uno strano freddino umido, non eccessivo. Ma è la tipica atmosfera novembrina a Milano.

 

Naturalmente molto è dovuto a LUI.

 

Perché non c’è un momento che io non pensi a LUI?

 

Il risveglio al mattino, è sempre così doloroso. Dopo aver sognato LUI, poi.

 

Non riesco ad andare avanti. Non c’è alcuna ragione per cui io dovrei essere così fissata con LUI, ma è così. Eppure me ne ha fatte tante. Mi ha fatta soffrire spesso. Mi ha tradita. Mi ha lasciata.

 

Forse perché io mi ero innamorata di una persona diversa da come si è dimostrata dopo. Quella persona mi adorava. Era disposta a macinare chilometri solo per vedermi due ore. Potevo chiedere qualsiasi cosa, lui me l’avrebbe data. Potevo trattarlo male, lui voleva comunque me.

 

Ma poi siamo andati a convivere. E li è iniziato il declino. Nonostante quello che dice lui, è iniziato subito. Si è anche offeso quando gliel’ho detto.

Si infatti stava così bene che dopo 2 anni di convivenza si è preso una cotta per una tipa coreana e parlava già a tutti che lei era la sua prossima ragazza.

 

Vivevamo insieme ma i momenti di intimità si erano ridotti. Paradossale no? Io l’ho sempre trovato paradossale!

Il tutto ha coinciso con un mio momento nero, in cui il lavoro che stavo facendo era così orribile da far venire fuori le mie peggiori ansie e traumi.

 

E’ andata sempre peggio.

Ma, gradualmente, la psicoterapia e soprattutto la voglia di migliorare le cose, francamente credo che mi abbiano resa una persona migliore di quella che ero 7 anni fa.

 

Ma per lui ormai non aveva più nessuna importanza.

 

Rapidamente come gli è venuto interesse per me, altrettanto gli è passato tutto l’interesse.

 

Io. Non riesco ad andare avanti.

Negli ultimi mesi, quando lui diceva “non sta andando bene, io non sento più, non lo so…”, io gli chiedevo “e non puoi tornare come prima?”.

Oppure diceva “non va bene che vada così…” e io “e non puoi migliorare??”.

Sarà stato ingiusto, ma io credo che TUTTI possiamo migliorare.

Se ci accorgiamo di sbagliare, facciamo ammenda, e poi cerchiamo di diventare persone migliori.

Io la penso così.

Quante volte ho chiesto scusa nella vita? Innumerevoli. Ho perso il conto. Ma dovevo farlo, e poi correggere quel mio atteggiamento.

Se l’uomo non è su questo mondo per perfezionarsi, per che cosa, allora?

 

Perché siamo qui?

 

Ogni mattina il mio primo pensiero è: Sono ancora qui. Perché non sono svanita nel nulla?

 

Odio l’idea di vedere chiunque. Mi sento vulnerabile.

E tutti vogliono sapere, sapere, sapere. Tutti si aspettano che io mi confidi e racconti tutto.

Mi sento violata da questa curiosità.

 

Tutti sono così felici. Tutti in coppia. Vedo in continuazione attorno a me partner che si prendono cura l’uno dell’altro. Anche coppie in cui uno pensa “mamma mia quanto è racchia lei…” c’è un lui premuroso, che le cinge le spalle. Che fa qualcosa per lei.

Se vedo coppie felici con bambini, piango. E’ più forte di me. Piango persino quando li vedo in tv. Dal vivo non posso neanche stare in loro presenza.

Perché loro si amano. Loro non hanno smesso di amarsi. Mai. Avranno avuto dei problemi, ma non hanno minato l’affetto che sentivano reciprocamente. Quelle persone si sono scelte fino alla fine.

Sono sicura che non sentono l’uno per l’altra la stessa attrazione dell’innamoramento dei primi tempi. Ne sono certa. Eppure hanno deciso di stare insieme. E di creare un’altra persona, e costruire una famiglia.

 

Io non ho più ricevuto particolari attenzioni dal 2010 circa. LUI non avrebbe mai fatto qualcosa di serio per me – oh si una volta mi ha curato un taglio sull’alluce.

Ma io parlo di premure quotidiane. Il pensiero che qualcosa potesse farmi piacere. Questa eventualità non gli passava neanche per il cervello.

Io avevo sempre in mente qualcosa che poteva piacergli, oltre alle cose che dovevo fare. Beh, LUI non la vedeva affatto così. Non dovevo dedicarmi alle pulizie prima che dare attenzioni a LUI, per esempio. O la spesa. Nonostante pensassi sempre a LUIe innanzitutto a quello che poteva piacergli, non era contento. Diceva che sbagliavo e che LUI poi doveva rimpinguare con altre piccole spesine.

 

LUI si rifiutava persino di andare a Como alle 16:00 di domenica pomeriggio “perché ci vuole troppo tempo”.

Nota, bene, ci vogliono 45 minuti da dove siamo. Ad andar male, un’ora. NON E’ PER NIENTE TROPPO TEMPO. Ci mettevo tranquillamente il doppio ad andare in università ogni giorno (e altrettanto a tornare).

LUI, che i primi tempi faceva Rho-Desio andata e ritorno quasi ogni giorno solo per vedermi due ore, quando andava bene.

Improvvisamente 45 minuti per andare a Como era “troppo”. Gli avevo detto dai, andiamoci, non puoi farlo perché te lo chiedo io?

No.

Poi si è offeso perché mi sono arrabbiata (nel mio modo naturalmente, ovvero diventando gelida. E non riusciva a capire il perché! Ma vi rendete conto?? Qualcuno mi risponda qui! A voi non sembra ovvio che dovesse capirlo? Sono pazza io??)

 

LUI per me non avrebbe fatto neanche un tragitto di 45 minuti. LUI per me non avrebbe fatto più NIENTE.

 

Se stessi zitta e sparissi in punta di piedi da questo mondo, sarebbe la fine di una gran seccatura.

 

E su questo, sono d’accordo anche io.

 


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Il regno delle cimici verdi

cimici_verdi

 

AVETE ROTTO LE PALLE.

SAPPIATELO.


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Sorpresa all’Ikea

Dunque.

Sono stata all’Ikea martedì sera.

Secondo me dovrebbero creare delle Ikee child-free. Sarebbe un successo strepitoso. Ne sono convinta.

 

Ma soprattutto: il cappuccino decaffeinato.

E’ buonissimo! Non me l’aspettavo PER NIENTE!!!

 

Amo questi piccoli piaceri quotidiani.


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7 settembre 2015

Non so come uscirne, da questa disperazione. Non  voglio esistere.


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Cosa ho sbagliato

Allora.

Cosa ho sbagliato io? Cosa ha contribuito all’uccisione dell’uomo che mi amava in favore di uno che non conosco e mi schifa?

Certamente molte cose le ho sbagliate. Non l’ho mai negato e non lo negherò mai.

Ecco, forse i sogni concretizzano questo senso di colpa. Tutte le volte che ho sbagliato.

A quale scopo, non l’ho capito. Forse per cercare di farmi accettare che lui non mi vuole, non mi vuole né vedere né sentire, gli risulto molesta. Forse vuole farmi accettare questo fatto.

Oppure, forse l’inconscio è solo uno stronzo e basta.

 

Comunque. Torniamo a noi. Cosa di me è sbagliato e cosa io ho sbagliato:

 

1) In questi anni sono ingrassata. Inutile girarci intorno. Purtroppo è così e non sono mai riuscita a dimagrire in modo decente, solo pochi chili. Sono molto formosa, non grassa ma neanche magra.

 

2) Sono pigra. E molto. Faccio esercizio fisico solo se veramente il senso di colpa mi rompe le palle. Altrimenti NO. Leggo un libro, guardo un film, ma NON faccio esercizio. Comunque amo molto camminare e faccio chilometri senza battere ciglio. Pianin pianino, senza stressarmi.

 

3) Odio correre. Questo è strettamente collegato con il punto 2 (invece LUI ama correre).

 

4) I miei hobby, interessi e gusti non coincidono al 100% con i suoi. E lui odia che non sia così, perché non si sente capito, supportato. La cosa buffa è che all’inizio della nostra storia non sembrava affatto così. Pareva che pensassimo le stesse cose nello stesso momento.

 

5) Non ho pazienza. Per niente.

 

6) Sono impulsiva. Troppo, lo so. Pur di non indugiare in qualcosa, mi butto subito verso una direzione precisa. Poco importa se ho fatto un disastro o una cosa buona (del resto non puoi mai saperlo anche se a una cosa ci pensi giorni e giorni, no?).

 

7) Giudizi dati affrettatamente. Del tipo, se incontro un bambino particolarmente antipatico, non ho alcun scrupolo a dire “che bambino orrendo!” (certo non di fronte al bambino – rischia che diventi ancora più orrendo!!). E questo è male, secondo lui, perché è solo un bambino. Eppure io penso che i bambini possano benissimo essere antipatici, maleducati o cafoni, così come adorabili e garbati. Dipende dal bambino. NON TUTTI sono splendidi. Non solo perché sono bambini, allora sono sempre adorabili. Assolutamente no. Ma lui non la pensa così. Dire “ragazzino di merda” ti squalifica per sempre. Questo ha influenzato il suo pensiero di come sarei io come madre.

Oltre ai bambini, è vero che categorizzo immediatamente la gente – tipo: vecchiaccio malefico, zitellona, tipa rompicoglioni. Questo non implica necessariamente un giudizio, ma un mero dato di fatto. Ma so che lui non la pensava così.

 

8) La fiducia. Dopo un suo tradimento 4 anni fa (dopo 3 anni che stavamo insieme), mi ha sempre accusata di non fidarmi di lui come prima. Si, è vero. Non mi fidavo come prima. A mia discolpa, posso solo dire che francamente non mi pare che lui si sia mai impegnato per riconquistare questa famigerata fiducia. Mai. Non ha mai fatto niente. Io ero li e dovevo esserci. Io invece mi aspettavo maggiori attenzioni, maggiore affetto, maggiori cure verso di me, una dimostrazione concreta che avrebbe fatto qualsiasi cosa per tenermi con sé. Invece lui on hai mia fatto niente dopo la mia scoperta e inoltre ha sempre minimizzato l’episodio. L’idea di farsi perdonare non l’ha mai neanche sfiorato. Sarà anche sbagliato, ma a me pare ovvio che non potessi più avere fiducia. Comunque, invece lui l’ha vissuta come un “una che non si fida di me e possibilmente mi giudica sempre”.

 

9) Il tradimento. Per lui ha significato che con me non stava più bene, che gli mancava qualcosa.

 

10) Le mancanze. 5 anni fa ho passato un periodo nero della mia vita. Attacchi di panico, insonnia, ansia patologica, disturbi ossessivo compulsivi. Frigidità. (Era solo dovuto al lavoro e al cattivo rapporto con i miei, lui non c’entrava niente). È possibile che non mi sentisse vicina, troppo concentrata su me stessa, che questo stato gli pesasse. Ed è vero che per un certo periodo il mio desiderio sessuale era pari a zero. Prendevo anche un farmaco ansiolitico, uno degli effetti collaterali era proprio il calo di desiderio. Comunque, deve essergli pesato.

 

11) Il bere. Ho sempre amato bere e non l’ho mai nascosto. All’inizio della nostra storia, lui sembrava persino rallegrarsene. Invece, poi lo odiava. Forse pensava che io bevessi per infelicità con lui, e non voleva sentirsi accusato? È possibile. Comunque, naturalmente non è che bevessi per “colpa” sua. Lo facevo per rilassarmi dopo il lavoro. Un paio di birre o due bicchieri di vino, non è che facessi fuori galloni di Guinness. Comunque, lo odiava. E io me ne sono sempre fregata. Alla grande.

La cosa buffa è che adesso ho smesso del tutto. Quanto è ironica la vita.

 

12) I silenzi. Soprattutto quando mi arrabbio, smetto del tutto di parlare. È una caratteristica che ho sempre avuto. Invece che dare in escandescenze e fare delle scenate e litigare, io divento GELIDA. È così e sarà sempre così, temo. Perché è l’esatto contrario di come si comportano i miei – e per me è fondamentale fare esattamente l’opposto di come le fanno loro. A lui questa caratteristica non è mai piaciuta. La detesta. Fondamentalmente perché non riusciva a capire il motivo per cui mi arrabbiavo (l’idea di farsi due domande e cercare di arrivarci da solo no eh?)

(Ma devo smetterla!! Sto facendo un elenco di mie colpe, non di mie giustificazioni! Puerca vaca!!)

 

13) In alcune cose sono una pasticciona. Lascio fazzoletti di carta in giro (cerco di controllarli ma me ne sfugge sempre qualcuno!!). Danneggio lavatrici mettendo a lavare impulsivamente salsicciotti paraspifferi. Rallento sempre i tragitti con il mio passo corto e la mania di soffermarmi a vedere ogni cagata, anche i nomi sui citofoni. Ci metto sempre troppo a prepararmi prima di uscire di casa. Ogni tanto fumo (questo lo odia). Ho sempre lasciato sulle sue spalle i lavori domestici che richiedessero una qualche “tecnica”: riparazioni di piccoli guasti elettrici, riparazioni di bici, manutenzione dell’auto, imbiancature impegnative – io sono negata. Anzi. Mi viene in mente che NON HO IDEA DI COME FUNZIONI IL TERMOSTATO.

 

14) Spesso, non lo ascoltavo. Purtroppo questo ricade nel mio grande difetto di non avere pazienza. Ho sempre trovato che fosse troppo prolisso nel parlarmi di questioni poco importanti (per me) e quindi ad un certo punto non prestavo più molta attenzione. Però per lui era importante, quindi non si sentiva ascoltato. Lo so. Mi dispiace. Mi dispiace veramente. Però non mi parlava mai con così tanti dettagli dei suoi sentimenti e pensieri, rispetto invece a come era capace di parlare per un sacco di tempo e abbondanza di dettagli dell’abbonamento del treno, del tragitto da fare, delle scarpe da comprare per correre, di cosa è successo alla Giulia… È proprio vero, spesso smettevo di ascoltarlo. Parlava tanto, ma di cose che io trovavo non così importanti da meritare tanto approfondimento. Io sono stata ingiusta a non prestare sempre attenzione, ma anche lui non è che si aprisse molto – mi stordiva di chiacchiere e storie sparse, di ossessioni che aveva al momento, ma mai dei suoi pensieri più intimi, mai delle sue emozioni.

 

15) Odiavo che lui cercasse di stropicciarmi il naso e le orecchie, e quando lo faceva, lo trattavo male senza nessuno scrupolo. Lo sapeva che è una cosa che odio, ma cercava sempre di farla. Perciò lo trattavo male in quei momenti. (È più forte di me, le mie cartilagini non devono MAI essere toccate)

 

16) Soprattutto nei primi anni, l’ho trattato spesso male quando veniva a svegliarmi al mattino perché voleva le mie attenzioni. DIO quanto mi prenderei a schiaffi per aver fatto così. Purtroppo io ho un serio problema con le mattine: SONO MATTINE. Posso aver dormito 10 ore come 3 ore, è ininfluente. Il risveglio è sempre una cosa orrenda e lo odio. Al mattino mi piace dormire, di notte sto sveglia molto più facilmente. Quindi odiavo che lui mi svegliasse il sabato mattina. Quanto ero stupida. Per qualche ora di sonno ho sacrificato una cosa così importante. Adesso lo pagherei per darmi quelle attenzioni. Quanto sono STUPIDA.

 

17) All’inizio della nostra storia, io l’ho fatto piangere un paio di volte. Perché lui voleva venire sempre a trovarmi e stare da me e io sospiravo perché ero stanca e volevo dormire. È vero che ero stanca (lavoravo moltissimo), ma purtroppo c’è anche da dire che non ero abituata a stare tanto tempo insieme a un ragazzo (venivo da storie precedenti dove i miei partner non erano molto presenti ed erano persone molto distaccate e indipendenti). Non ero abituata ad essere così “voluta”, avevo molto bisogno di spazi miei, ero abituata che l’essere distaccati dal partner fosse una cosa normale, e questa cosa che invece aveva lui mi sembrava un po’ strana e anche in po’ invadente, per quanto piacevole. All’inizio ho trovato faticoso dover cambiare in una modalità così “affettuosa”. Ma poi ci sono entrata completamente e l’ho voluta fortemente (e ora LUI ne è uscito completamente. Grazie tante!)

Comunque, in questo punto volevo dire che ho sbagliato perché l’ho trattato male a volte, tanto che lui ha pianto. Se potessi tornare indietro e prendermi a schiaffi (e se servisse a qualcosa), lo farei al volo.

 

18) La mia famiglia. I miei sono invadenti e giudicanti. Lo so. Ne soffro anche io ed è un argomento che è parte integrante della mia psicoterapia. Purtroppo non c’è molto da farci, i genitori uno non può sceglierseli. Però chiaramente mica potevo interrompere i rapporti con loro, anche se li detesto, paradossalmente, gli voglio anche bene. E anche loro, a modo loro, mi amano immensamente. Comunque, so che certamente questo aspetto della malevolenza dei miei gli è pesato molto e LUI non è mai andato a genio ai miei (né loro a lui, però).

 

19) Se per certi versi sono pasticciona, nel 90% dei casi sono maniacalmente ordinata. E pulita, ma soprattutto ordinata. Il mio motto inflessibile è “prima il dovere, poi il piacere“. Per lui incomprensibile. Una palla mortale. Personalmente non sono d’accordo, ma qui è come la vede lui. Una gran rottura di palle oltretutto incomprensibile.

 

20) Strettamente collegato al 19: sempre per via di “prima il dovere, poi il piacere“, non so neanche QUANTE volte lui mi chiamava per stare un po’ vicini e fare le coccole, e io inflessibilmente gli dicevo che doveva aspettare (e non seccarmi) perché dovevo finire il lavoro che stavo facendo. È un mio ENORME torto. Purtroppo per come sono fatta, io DEVO finire le cose che ho cominciato. NON RIESCO a mollarle li fatte parzialmente per fare altro. Mi fa stare male. Pause non ne faccio (è così anche a lavoro). Inizio e DEVO finire, senza interruzioni. Senza distrazioni. Sto cercando di migliorare, tramite la psicoterapia, e dopo 4 anni qualche risultato si vede, ma solo adesso. Mi pento amaramente di questo atteggiamento e anche qui, se potessi tornare indietro, quanto mi piglierei a calci… se penso a come elemosinavo le sue attenzioni negli ultimi mesi… :,( Che idiota sono stata, e ingiusta. Qualsiasi cosa poteva essere rimandata per stare con lui vicini e scambiarsi affetto. E io non lo volevo capire. E poi, è diventato troppo tardi.

 

 

Sono certa che ci sia altro. Ma sono quasi le due di notte e domani e lunedì. Devo cercare di spegnermi per qualche ora.

 

 

A proposito di lavoro. Oggi, camminando camminando dal Duomo, mi sono ritrovata davanti all’ufficio dove lavora LUI. Zona Garibaldi/Repubblica.

Non è stata una scelta cosciente. Di solito quando esco da Arnold’s, vado verso il Duomo e nelle vie dietro al Duomo, in direzione Corso Venezia o Corso di Porta Romana.

Invece oggi sono andata verso il Castello Sforzesco. Erano solo le 20:00, troppo presto per tornare a casa.

Era così bello, al tramonto. Pian piano, mentre era l’ora blu, una visione incantevole, come una fiaba.

(Peccato che ci abbiano piazzato davanti quegli specie di stendibiancheria dell’Expo).

 

 

Insomma ho fatto un giro del Castello costeggiando il lato destro, e stavo per entrare nel Parco Sempione ma poi una via (Via Beretta se non ricordo male) mi ha attirata, e ci sono andata e mi sono ritrovata davanti al teatro Piccolo – metro Lanza.

Mi sono avvicinata e insomma, ero all’imboccatura di Corso Garibaldi.

Eh beh, e allora ho dovuto percorrerlo. Che bello che è Corso Garibaldi. Ho osservato ogni finestra illuminata, cercando di carpire la vita che si intravedeva dentro. Chi ci abita? Come fa ad avere una casa li? Come si può fare per averla?

Cammino, arrivo a Moscova. Proseguo, sempre Corso Garibaldi.

Cammino, arrivo a Santa Maria Incoronata.

Avanti, fino alla Porta Garibaldi vera e propria.

A destra, ciò che rimane del teatro Smeraldo (rifiuto Eataly – lo Smeraldo è lo Smeraldo, una istituzione di Milano!!).

Avanti, Corso Como.

Ancora avanti, Piazza (o Largo? Boh) Gae Aulenti, nuova zona di UniCredit/Isola.

 

Ho camminato come STREGATA.

 

Avanti, avanti e sempre più avanti.

 

Qualcosa mi guidava li, nella nuova parte di Milano con la torre di UniCredit.

Mi piace tanto, ma tanto ma tanto.

 

Il suo ufficio è praticamente LI. Camminando sempre in quella zona meravigliosa, che andarci a lavorare già diventa un piacere.

Capendo dove stavo andando, ero un po’ dubbiosa, ma non potevo fermarmi. Dovevo andarci.

 

Conosco l’ingresso. So a che piano lavora.

Grosso modo se non si è spostato so dov’è la sua scrivania.

 

Che patetica che sono! Una sfigata epica!

Sono rimasta per molto molto tempo a guardare quell’ufficio da fuori.

Mi ripetevo “LUI è li. Ci viene ogni giorno. Sta li dentro. Fa le sue cose. E io non esisto più“.

 

Per quanto sia idiota, ho dovuto strapparmi via da li. Altrimenti sarei ancora li a osservare, e pensare la stessa cosa, senza poter mai più fare nient’altro.

 

LUI è li. Ogni giorno. Lontano da me. SENZA DI ME.

 

Sono un’idiota.


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Domenica 6 settembre 2015

Da Arnold’s – ancora.

E sempre, finché qui dentro non mi capiterà qualcosa di brutto, allora vedremo.

Ho mai detto che per essere perfetto qui dovrebbero a) allungare l’orario d’apertura (le 20:00 è davvero ridicolo) e b) vietare l’ingresso ai minori di 15 anni?
L’ho detto?

Beh, facciamo 18.
18 è meglio. E anche li, ci sono delle belle riserve. Ma comunque sarebbe sempre meglio che avere ‘sta fauna di mocciosi casinisti qua attorno. Dimmi te se uno va in un locale per giocare a prendersi a pedate con gli amici e farsi i selfie.

Quanto sono brutti i ragazzini. Me ne rendo conto adesso. Ho avuto la rivelazione mentre prendevo la metropolitana a Repubblica, ce n’erano alcuni sulla banchina. Li ho osservati bene. Erano proprio ma proprio brutti. I capelli. Intanto hanno la mania di avere tutti i capelli uguali. Rasati ai lati e lasciati solo al centro, e ingellati. Una merda. Una cosa da cafoni tipo Jersey Shore. Parlavano forte al cellulare (un misto di italiano, bestemmie e spagnolo), erano vestiti con canottiere floreali (i maschi), jeans calanti a mezza chiappa (ma non passa mai ‘sta moda??) e pantaloncini succinti e cellulite-evidenzianti (le ragazze) – il che mi lascia sempre di sasso. Io non ho avuto la cellulite fin dopo i 22/23 anni! A 15 anni non sapevo neanche dove stesse di casa!! E anche tu, ragazzetta che sai di avere ‘sto problema, perché mai ti ostini a mettere un capo che evidenzia i tuoi difetti? Solo perché va di moda?? Ma prima devi venire a compromessi col fatto compiuto che non te lo puoi permettere!!

Ora che ci penso, si, credo di essere stata anche io così – a parte il fatto che, naturalmente, non avrei mai potuto permettermi di venire da Arnold’s – i miei non mi davano nessuna mancetta – ma comunque sento di essere stata così: chiassosa e appariscente (ma non avevo la cellulite. Forse c’è una correlazione fra avere soldi e avere la cellulite).

Brutta storia.

Non so se essere contenta di essere invecchiata o meno.

…beh no, era meglio fermarsi ai 25 anni.

 

Ma il tempo non si sofferma su queste sottigliezze. Non si sofferma su niente.
Oggi sono 2 mesi tondi che LUI mi ha lasciata.

Va da sé che mi ha lasciata il 6 luglio, quando sono tornata dal concerto di Noel Gallagher. Nel cuore della notte. LUI era tornato da un viaggio di 10 giorni in Corea, e io ero tornata dal concerto.

E m’ha fatto trovare un bel regalo.

Naturalmente avrei avuto pronto un succoso post con foto del mio mito, ma capirete che mi s’è smorzato tutto l’entusiasmo.
Non è più il giorno che ho visto dal vivo *The Chief*, ma è il giorno in cui LUI mi ha lasciata.
Quei 10 giorni di viaggio in Corea, sono una nebulosa per me.

Intanto è partito nascondendomi che il viaggio di lavoro in sé per sé era in realtà 4 giorni più corto – ci aveva attaccato lui 4 giorni extra che aveva deciso essere una sua mini-vacanza.

Ma questo me l’ha detto solo una volta che era laggiù.
Dio solo sa perché ha fatto questo. Non avrei avuto niente, NIENTE da eccepire al riguardo. Vuoi farti una mini vacanza? Fattela. Che ti devo dire? Fai bene!! L’ho fatto io stessa negli anni passati! Certo, sempre chiedendogli se volesse venire, ma se non voleva, andavo da sola. Qual’è il problema? Non gli ho sempre lasciato una libertà assoluta? Com’era giusto, del resto!

Mi rendo conto che LUI pensasse che io dovessi essere una strega. Spesso gliel’ho detto, quando lui non mi diceva le cose “per paura” della mia reazione.
Eppure in tutti questi anni non ho MAI dismostrato di essere un’arpia, una rompipalle, una che telefona sempre (anzi), una che va in crisi se un messaggio non ha risposta e poi fa un mazzo così al suo partner – mai, MAI fatto.

Lui voleva riempire casa nosta di vinili e mobili Ikea, spesso comprati (in gergo tecnico) ad minchiam? E io lo lasciavo fare. Voleva le tende del tal colore? A me facevano schifo, ma fa niente, gliele ho fatte comprare come gli piacevano.
La tv? Come piaceva a lui. Apertivi/uscite/varie con colleghi e amici e senza di me? Nessun problema. Vai.

MA

Ero sempre una strega.

“Aveva paura” della mia reazione.

 

No bello mio. Questa cosa ha solo un nome: COSCIENZA SPORCA.

Io mi sono sempre dimostrata concessiva, tollerante e anzi, direi praticamente lassista. Anche scegliere il telefono di casa per lui era una scelta che ha comportato settimane di riflessione. Per evitare questa sbatta io dicevo di sì a tutto. Anche se non mi convinceva. Anche se trovavo che fosse una questione su cui non spendere neanche 5 minuti a parlarne. Va bene, si a tutto.
Vuoi fare una cosa, falla.
Vuoi andare in un posto – vacci (e qui avrei un suggerimento).
Vuoi comprare una cosa, per carità comprala e facciamola finita. Come Jim Carrey in Una settimana da DIO: si a tutto!

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YES… TO ALL!!

 

Se hai “paura” è solo perché lo sai di non aver fatto una bella cosa. LO SAI. E non ti va di renderne conto neanche a te stesso.

Ecco cos’è.

 

Posso dire con certezza una cosa: io NON CONOSCO questa persona. Sono sicura. Non ho idea di NIENTE che gli frulli in testa.

Oh certo, so che il suo colore preferito è l’arancione, poi il beige, poi il marrone. So che musica gli piace. So che non legge (non si ricorda mai niente di quello che legge, come avrà fatto a studiare è un mistero), i film deve riguardarli almeno 2 volte per vederli fino alla fine (quasi mai gli succede di riuscire a finirne uno). Si annoia delle cose in un lampo. Di gelato, adora il gusto pistacchio e gli piace sperimentare gusti strani e nuovi. Fa la doccia non meno di una volta al giorno. Non è un grande osservatore e raramente si accorge anche di cose che magari gli stanno capitando davanti, ma è un creativo.

Eppure, non lo conosco.

Questo mi lascia con un senso di aridità interiore immensa.
E’ come aprire la porta di casa e trovarsi nel deserto.

Tipo Non ci resta che piangere: un giorno stai vivendo la tua vita normalissima, sei in macchina, vai a scuola – e poi zam! ti ritrovi nel 1492. Così. senza spiegazioni. Così e basta.

Un senso di perdita e disorientamento TOTALE.

Ho vissuto con una persona che ha cercato di nascondermi un tradimento (molto maldestramente). Ho vissuto con una persona che non mi ha quasi mai rivelato i suoi sentimenti e i suoi pensieri. Ho vissuto con una persona che, sapendo che ero stata derubata, non mi ha neanche chiesto se stavo bene. Ho vissuto con una persona che non risponde ai miei messaggi nemmeno se sono di natura pratica (volture, cooperativa, bonifici).

Non ho idea di chi sia questo tizio.

7 anni fa io mi ero innamorata in modo irreparabile di un ragazzo gentile, dolce, sembrava quasi fragile. Sembrava avere bisogno di me.

QUELLA è la persona che amavo. Che amo ancora.
Questo qui, questo tizio che mi nasconde le cose, questo tizio che mi considera zero, questa persona a cui io faccio schifo – questo io non lo conosco. Non ho idea di chi sia.

Ma ci ho vissuto insieme 6 anni.

Come ho fatto?

All’inizio non era così. Lo è diventato gradualmente. Sarà per questo che non ho notato subito che non era la stessa persona.

Questa persona che mi ha nascosto di volersi fare una mini-vacanza in Corea, senò chissà cosa gli avrei detto.

 

Comunque, i primi giorni di questo viaggio in Corea, sembrava essere vicino a me. Voleva parlarmi. Mi telefonava. Ci scrivevamo. Mi inviava foto. Sembrava il LUI che conoscevo e amavo.

Ma i giorni passavano.

2/3 giorni prima di tornare, il tenore era del tutto diverso.
Si e no un messaggio lasciato su Kato* prima di andare a dormire. Qualsiasi tentativo di conversazione boicottato, risposte non date. Affetto non ricambiato.

Il 5 e il 6 luglio avevo capito benissimo che lui non voleva… beh non voleva me.

Però pensavo che fosse la solita crisi. Ultimamente ne aveva tante. Ne avremmo parlato, ero pronta. Lo sapevo. Ne saremmo venuti a capo.
Invece aveva pensato questa cosa qua.
Di lasciarmi.

Perché lui non sentiva un DI PIU’ per me.

E non so se questa pensata l’ha avuta da solo o col gentile supporto di qualcuno.
Sarebbe molto probabile.
Negli ultimi mesi aveva avuto un paio di richieste…in contesto intimo… che mi avevano lasciata molto perplessa. Sono un paio di cose abbastanza normali, non delle deviazioni assolute, ma io non le faccio perché mi fanno male. C’è chi non sente niente, c’è a chi piace e c’è a chi fa male. A me fa male e non lo faccio. Punto.
Ma mi lasciava perplessa. Mi aveva anche chiesto una posizione che non facevamo (soprattutto perché io la trovo dolorosa).

E’ molto, molto sospetto. Ma non ho la certezza.
Comunque, ecco come sono finiti 7 anni di relazione.

Con LUI che torna dopo 10 giorni e dice “posso parlarti”.

IO TI AUGURO CHE QUALCUNO TI DICA “POSSO PARLARTI”.

Io non ti conosco. Tu hai ucciso una bella persona che amavo. Quella persona non esiste più.

A volte mi chiedo, è mai esistita? Era solo una maschera indossata con l’innamoramento dei primi tempi?
Anche questo è possibile.

Ho mai capito qualcosa?

No.
Lo ammetto.
Non ho capito niente fin dall’inizio.

 

Al mattino, mi sveglio.
Immagino la sua silhouette sdraiata accanto a me.
La sua pelle. Che profuma sempre. Che ha sempre un buon sapore.
Il suo respiro, sempre così regolare.
Il calore del suo corpo. Sempre così avvolgente, rassicurante. Buono.
Perché devo amare questa COSA?

Non so neanche chi sia! Io non lo conosco! Il corpo è uguale, ma LUI non è lui!

Lui non è la persona che amo! Perché deve avere il SUO corpo??
Chi è LUI??
Perché hai ucciso l’uomo che mi amava??

.
La mia mente si è incrinata.

.

.

.
*Kato = è un’app coreana come Whatsapp – persino quella mi ha fatto scaricare apposta – perché usare Whatsapp è male, noi stupidi che non lo capiamo…Mah…Comunque l’avevo installata e basta. Facciamola breve. Si a tutto, come al solito.


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Sabato 5 settembre 2015 – reprise

Comunque oggi è una giornata PERFETTA a Milano.

Il cielo è limpido e fa fresco – ma non freddo. Appena appena fresco. L’aria è anche lei fresca e respirabile.

 

Addio estate!!


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Sabato 5 settembre 2015

Da Arnold’s.
È incredibile quanto mi rilassi questo posto. Non ha senso, lo so. La maggior parte delle volte è caotico, disordinato, con tante persone che parlano forte e la musica di sottofondo (una buona selezione di canzoni, devo dire).
Ma per qualche ragione, mi fa sentire al sicuro. È come un’isola in un mare di caos.
Quando non so bene cosa fare, vengo sempre qui.
Oggi avevo tanto tempo.
Stare a casa durante il giorno mi deprime enormemente. Di sera e di notte, sono contenta di starci. Diventa un rifugio sicuro. Mi raggomitolo fra le mie coperte sul divano, con la tv accesa a basso volume, sempre su Giallo o Top Crime. E li rimango fino al mattino dopo. Mi ci sento bene.
Ma quando arriva il giorno cambia tutto. Di brutto. Devo strapparmi da quella casa e andare altrove.
Dai miei non se ne parla – con loro che mi stanno addosso.
Vengo qui, e mi sento bene.
Accendo il laptop e scrivo.
Scrivo su questo blog ma più che altro scrivo cose mie e basta. Pensieri sparsi.
E leggo molto – che rimane sempre la mia attività preferita.

Vorrei tanto capire come funziona il cervello di una persona a cui non piace leggere.

Mi capita spesso di incontrarne, persone così. Lo dichiarano apertamente.

Prima di scattare come una molla a dire come puffo Quattrocchi “io ODIO chi non legge!”, mi sono soffermata a pensarci.

Probabilmente il loro cervello funziona diversamente.

Io quando leggo, e certo sono sicura anche tutti gli altri amanti della lettura, immagino immediatamente cosa leggo. Lo materializzo nel cervello in tempo reale, senza differita neanche di un millesimo di secondo, e lui – il cervellio – me lo srotola direttamente davanti agli occhi né più e né meno come un film. Un film girato in ottima qualità, quale che sia il contenuto.

Forse queste persone non hanno questa capacità. Forse quando leggono non “vedono” niente. Questo mi è davvero incomprensibile, ma certo posso concedere che
possa esistere.

Comunque credo che questa capacità si sviluppi notevolmente con un po’ di esercizio. Quindi chi non ama leggere avrà anche un funzionamento diverso, MA ANCHE non si è impegnato abbastanza per sviluppare questa capacità.

Del resto, anche io non mi sono mai impegnata decentemente per imparare a suonare il piano. Quindi posso capire! Lo ammetto!!

Invecchiando sto diventando magnanima!

Chi invece non sopporto senza giustificazioni: gli indecisi.

Non li posso soffrire. Sarà che io decido tutto in qualche secondo. Tutto. Anche decisioni molto importanti per la mia vita. Odio stare in ballo e pensare e ripensare. Il cervello non è così lento! In poco tempo è capacissimo di elaborare tutta una lista di pro e contro rispetto a una decisione, se uno è una persona razionale, la segue. Se è una persona più emotiva, come me, segue una combinazione di impulso del momento e fatti razionali.
Ma il tutto non ci impiega ore o giorni a saltar fuori. Mal che vada ci vuole qualche minuto.
Per le decisioni più semplici, secondi.

Tipo, da Arnold’s. C’è sempre fila, e non sempre perché ci sia tanta gente. C’è chi arriva al bancone e non sa cosa scegliere.
E li, mi monta la carogna.
Zio papero, ma lo saprai bene se vuoi un espresso piuttosto che un cappuccino o un thé al limone! COME FAI a non saperlo? Ma al mattino come hai fatto ad alzarti ed essere venuto qua?? T’ha guidato l’Orsa Maggiore??

No io zero, ‘ste persone mi irritano. Tipo quelli che ci mettono mezz’ora a leggere il menu di un ristorante. Lo leggono e lo rileggono, praticamente lo sanno a memoria. E ANCORA non sanno che cosa scegliere.

Madonna mia incatenata quanto li frusterei a sangue.***
Cazz c’è da capire nel menu di un ristorante?? Sei del genere Sapiens o cosa?

Seleziona i piatti che ti ispirano di più e scegline uno! La vita è breve!!

 

Posso sopportare TUTTO, anche un tradimento (sebbene con pessime conseguenze, come stiamo vedendo…) MA NON l’indecisione.

 

 

 

***P.S. per inciso, LUI è uno di questi.

E si, lo avrei frustato a sangue ogni singola volta che faceva così – soprattutto quelle volte che dopo aver mandato via il cameriere (magari per due volte) perché non ha ancora deciso, dopo aver imparato a memoria il menu, alla fine VOLEVA SCEGLIERE QUELLO CHE AVEVO SCELTO IO. (poi riuscivamo ad evitare questa cosa, di solito io cambiavo al volo le mie scelte, che era la cosa più semplice e veloce).

 

02

 

 

 

P.P.S. questo non significa che non lo amassi. È una cosa che lui non riusciva a capire, ma è così.

E mi fa pensare che forse lui non mi amava davvero.
Perché quando tu ami una persona, ami anche i suoi lati irritanti, deboli o oscuri.

Non è che ne gioissi, non sono mica idiota. Ma io amavo lui. Quindi io lo amavo al completo di tutte queste caratteristiche.

Per cambiare leggermente la nota citazione di Love Story, amare significa (non “non dover mai dire mi dispiace”, bensì) che nonostante i difetti dell’altra persona, tu la vuoi. Tu la ami e sai che alcune cose saranno così. E po tutti abbiamo dei difetti no? A volte, quando ami, quei difetti iniziano persino a piacerti.

Per citare (ancora una citazione dalla tv) il grande Turk in Scrubs: “quando ti guardo negli occhi vedo il futuro, vedo dei figli, vedo una station wagon. Di’ una cosa qualunque, io la vedo. La cosa strana però è che quando vedo il tuo sorriso queste cose non mi spaventano!”

 

Perché ho il dubbio che non mi amasse veramente: intanto devo precisare che è più una sensazione degli ultimi anni. Per i primi (diciamo 3) anni potevo fare qualsiasi cosa, anche scorreggiare a testa in giù, ed ero sempre una dea.
Poi basta. Pian piano è diventato il contrario. Qualsiasi cosa io facessi e dicessi e lui era dell’umore sbagliato, diventava un gran casino.

Comunque, mi sono interrogata sul fatto che negli ultimi anni mi amasse veramente perché lui mal sopportava i miei difetti.
Dopo 3 anni, basta, fine dell’idillio, fine delle fette di prosciutto sugli occhi.
Cosa rimaneva?
Una semplice donna, né più e né meno.
Con pregi e difetti.
Non una dea.

Beh, mal sopportava ME, figuriamoci i miei difetti!

In pratica devi essere perfetta – e anche così, non è affatto detto che ti amerà per sempre, mettiamolo in chiaro:

– non devi arrabbiarti mai (con lui)
– devi calibrare bene le parole (anche una fuori posto e sei fregato)
– non devi essere mai silenziosa (questo lo manda a male perché non capisce a cosa stai pensando – e lui odia non saperlo)
– non devi lasciare mai un fazzoletto di carta in giro
– non devi mai avere disturbi intestinali
– non devi neanche pensare di non voler più consumare latte e prodotti caseari
– non devi avere mai il pallino di fare le pulizie (soprattutto pulire i vetri)
– non devi avere mai voglia di stare solo a casa a leggere il buon libro (non sia mai: devi solo muoverti, muoverti, muoverti, preferibilmente correre o andare in bici)
– devi avere il 100% di cose e interessi in comune (possibilmente includendo lavoro e hobby)
– sarebbe meglio che tu non abbia genitori né famiglia (che rompe solo le palle)
– devi essere sempre felice e disponibile di uscire con i suoi amici
– non devi essere mai triste (senò gli rovini la giornata/serata)
– non devi essere mai annoiata
– devi appoggiare ogni sua decisione, che tu la trovi buona o cattiva è irrilevante
– compromessi zero: si deve essere in accordo al 100% su tutto. Se non è così, tutto in malora, fine dei giochi

 

Ah, quanti difetti che ho. Non mi ero ancora resa conto di avere, oltre a quelli standard che già ho (rigidità morale, impulsività, aggressività, introversione quasi patologica), anche tutti questi altri difetti.

La vita è dura eh.


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Questa me l’ero persa

Beh

Ma voi sapevate dell’esistenza di questa cosa??

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ADORO queste cagate demenziali!!!!!!!!!!!!

 

 

 

Devo assolutamente fare mia la religione del Drugo, anche perché amo Jeff Bridges, ma anche perché mi farebbe un gran bene:

 

The-Dude


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