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6 gennaio 2016

Ciao a tutti e grazie per le parole di affetto e conforto che mi avete riservato :) Ve ne sono davvero grata.

Scusate la prolungata assenza.

Alla fine di novembre 2015 sono andata in vacanza 2 settimane in Giappone (ovviamente), prima di partire dovevo sistemare un milione di cose in ufficio.

Oltre ad essere depressa.

Adesso sto molto meglio.

Un po’ la vacanza, un po’ i farmaci. L’effetto c’è stato.

Detto questo, mi sono presa queste settimane per pensare cosa farne di questo blog.

Non è che non sia successo niente in questo lasso di tempo, anzi. Tante, troppe cose.

Ma l’esistenza questo blog era legato alla mia vita con LUI.

Con la sua partenza, si conclude un’epoca.

Ci sto ancora pensando, ma al 90% è una decisione presa: ThePossimpible ha fatto il suo tempo.

Lo terrò online ancora per un po’.

Continuerò sempre a seguire con estremo piacere i blog che sono elencati qui a destra e postare commenti scemi : ) Ma quanto a me, questa vena si è esaurita.

Love you guys. See you, somewhere, maybe.


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20 settembre 2015

Come mi sento sola. Non mi sono mai sentita così sola come in questi ultimi tre giorni.

Del resto, non devo dimenticare che è così anche per una mia scelta.

 

ANGELO:
Condividerò con te parte del mio animo. Questo sentimento lo condividerò con te. Provi dolore, vero? Allora, lo senti questo dolore dell’animo?

REI:
Dolore? No, è diverso. È solitudine. Sì, è solitudine questa.

ANGELO:
Solitudine? Non capisco

REI:
Il dispiacere dell’essere soli. Noi siamo in molti. In questo possiamo detestare l’essere soli. Ciò è quel che si chiama solitudine.

ANGELO:
Tale è dunque il tuo animo, ed è colmo di tristezza. Il tuo stesso animo.

 

 

Che cosa sta facendo LUI? Cosa sta facendo LUI, in questa giornata di sole? Dov’è LUI?

Pensa a me, a noi, ogni tanto? Si sente mai solo, LUI?

Mentre io sto soffrendo, LUI dov’è? C’è già qualcun altro al suo fianco? Qualcuno per cui il pensiero di noi non lo sfiora neanche più?

Cosa sta facendo, dove si trova? Si sta divertendo? Che cosa fa in tutto questo tempo?

C’è così tanto tempo da dover occupare con qualcosa…

 

 

Ogni tanto, come oggi, mi viene l’ansia di dove fare qualcosa. Di dover andare in giro. Per forza. nella speranza, forse, di incontrare LUI da qualche parte.

Ma poi  mi forzo a non farlo. A che servirebbe? Quante possibilità esistono che io incontri LUI a caso a Milano?

Potrebbe essere da qualunque altra parte, poi. Mica sta fisso a Milano ad andare in giro a caso.

Non ha senso.

Come tutto, del resto.

 

 

Anche ieri, come tanti altri giorni, ho dovuto costringere i miei passi lontani dalla sua sede di lavoro.

È l’unico posto in cui so dove LUI sia. Sicuramente, LUI è li, dal lunedì al venerdì, forse qualche sabato. È l’unica cosa che ancora so di LUI.

Non so più niente, solo questo. Chissà, forse non ci lavora più. Allora non so più neanche questo.

 

In questa giornata così bella e splendente, il mio animo è spento.

Avevo avuto una qualche idea di andare in un parco, un parco a caso.

Ma, in qualche modo, pensarmi in un parco, da sola, in una giornata splendente, mi faceva provare la sensazione che fosse sbagliato. Che quello non fosse il mio posto. Come se lo splendore di questa giornata non mi appartenesse, come se io fossi un’estranea.

Mi sono rifugiata dal solito Arnold’s, con la sensazione di star semplicemente facendo passare il tempo che mi rimane, che mi rimane fino a lunedì, o che mi rimane da qui alla fine.

Sto solo facendo passare il tempo senza fare niente.

Sto buttando via il tempo, senza fare nulla di utile per me.

Perché sono ancora ferma al 6 luglio. Forse. Non so bene. So che non riesco a fare niente.

 

 

Dal lunedì al venerdì, mi alzo e vado in ufficio. Il mercoledì faccio lezione di giapponese. Il lunedì ho la terapia, che non so se voglio continuare. Il sabato vado a trovare i miei.

Per il resto, avanza così tanto tempo. Mi vengono in mente tante cose da fare, di continuo. Eppure non riesco ad affrontare l’idea di farle.

 

 

Non so perché, mi sono ritrovata a rileggere dei miei vecchi post, del  2008 e 2009.

Com’era tutto diverso.

Era tutto così luminoso, fresco. Il futuro era un pensiero dolce, con LUI al mio fianco, la nostra storia appena cominciata, i viaggi insieme. Le foto della Grecia. I post dei suoi disastri, i post dei miei disastri (molti di più).

 

Come abbiamo fatto a rovinare tutto?

 

Non riesco a uscire, parlare con gli altri, fare. Tutti giù a dire “vai, esci, svagati, divertiti!”.

Mi mancano le forze. Mi manca la motivazione. Mi manca qualcosa.

E’ un ciclo che si auto-alimenta. Sentirmi dire “esci e distraiti” mi fa sentire non capita. E non voglio stare con persone che non mi capiscono. E mi sento sola. E così via, in un loop infinito, autoconclusivo.

 

La verità è che non so assolutamente che farmene, di questo tempo. Che passa e basta. In solitudine.

La vita è solo tempo da far passare.

 

Scrivo qui, ogni tanto. Credo che non legga mai nessuno queste farneticazioni, ma la realtà è che lo faccio perché voglio scrivere i miei pensieri. Ho la sensazione che sia meglio farlo. Non so bene perché. Devo prenderne nota.


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Cosa ho sbagliato

Allora.

Cosa ho sbagliato io? Cosa ha contribuito all’uccisione dell’uomo che mi amava in favore di uno che non conosco e mi schifa?

Certamente molte cose le ho sbagliate. Non l’ho mai negato e non lo negherò mai.

Ecco, forse i sogni concretizzano questo senso di colpa. Tutte le volte che ho sbagliato.

A quale scopo, non l’ho capito. Forse per cercare di farmi accettare che lui non mi vuole, non mi vuole né vedere né sentire, gli risulto molesta. Forse vuole farmi accettare questo fatto.

Oppure, forse l’inconscio è solo uno stronzo e basta.

 

Comunque. Torniamo a noi. Cosa di me è sbagliato e cosa io ho sbagliato:

 

1) In questi anni sono ingrassata. Inutile girarci intorno. Purtroppo è così e non sono mai riuscita a dimagrire in modo decente, solo pochi chili. Sono molto formosa, non grassa ma neanche magra.

 

2) Sono pigra. E molto. Faccio esercizio fisico solo se veramente il senso di colpa mi rompe le palle. Altrimenti NO. Leggo un libro, guardo un film, ma NON faccio esercizio. Comunque amo molto camminare e faccio chilometri senza battere ciglio. Pianin pianino, senza stressarmi.

 

3) Odio correre. Questo è strettamente collegato con il punto 2 (invece LUI ama correre).

 

4) I miei hobby, interessi e gusti non coincidono al 100% con i suoi. E lui odia che non sia così, perché non si sente capito, supportato. La cosa buffa è che all’inizio della nostra storia non sembrava affatto così. Pareva che pensassimo le stesse cose nello stesso momento.

 

5) Non ho pazienza. Per niente.

 

6) Sono impulsiva. Troppo, lo so. Pur di non indugiare in qualcosa, mi butto subito verso una direzione precisa. Poco importa se ho fatto un disastro o una cosa buona (del resto non puoi mai saperlo anche se a una cosa ci pensi giorni e giorni, no?).

 

7) Giudizi dati affrettatamente. Del tipo, se incontro un bambino particolarmente antipatico, non ho alcun scrupolo a dire “che bambino orrendo!” (certo non di fronte al bambino – rischia che diventi ancora più orrendo!!). E questo è male, secondo lui, perché è solo un bambino. Eppure io penso che i bambini possano benissimo essere antipatici, maleducati o cafoni, così come adorabili e garbati. Dipende dal bambino. NON TUTTI sono splendidi. Non solo perché sono bambini, allora sono sempre adorabili. Assolutamente no. Ma lui non la pensa così. Dire “ragazzino di merda” ti squalifica per sempre. Questo ha influenzato il suo pensiero di come sarei io come madre.

Oltre ai bambini, è vero che categorizzo immediatamente la gente – tipo: vecchiaccio malefico, zitellona, tipa rompicoglioni. Questo non implica necessariamente un giudizio, ma un mero dato di fatto. Ma so che lui non la pensava così.

 

8) La fiducia. Dopo un suo tradimento 4 anni fa (dopo 3 anni che stavamo insieme), mi ha sempre accusata di non fidarmi di lui come prima. Si, è vero. Non mi fidavo come prima. A mia discolpa, posso solo dire che francamente non mi pare che lui si sia mai impegnato per riconquistare questa famigerata fiducia. Mai. Non ha mai fatto niente. Io ero li e dovevo esserci. Io invece mi aspettavo maggiori attenzioni, maggiore affetto, maggiori cure verso di me, una dimostrazione concreta che avrebbe fatto qualsiasi cosa per tenermi con sé. Invece lui on hai mia fatto niente dopo la mia scoperta e inoltre ha sempre minimizzato l’episodio. L’idea di farsi perdonare non l’ha mai neanche sfiorato. Sarà anche sbagliato, ma a me pare ovvio che non potessi più avere fiducia. Comunque, invece lui l’ha vissuta come un “una che non si fida di me e possibilmente mi giudica sempre”.

 

9) Il tradimento. Per lui ha significato che con me non stava più bene, che gli mancava qualcosa.

 

10) Le mancanze. 5 anni fa ho passato un periodo nero della mia vita. Attacchi di panico, insonnia, ansia patologica, disturbi ossessivo compulsivi. Frigidità. (Era solo dovuto al lavoro e al cattivo rapporto con i miei, lui non c’entrava niente). È possibile che non mi sentisse vicina, troppo concentrata su me stessa, che questo stato gli pesasse. Ed è vero che per un certo periodo il mio desiderio sessuale era pari a zero. Prendevo anche un farmaco ansiolitico, uno degli effetti collaterali era proprio il calo di desiderio. Comunque, deve essergli pesato.

 

11) Il bere. Ho sempre amato bere e non l’ho mai nascosto. All’inizio della nostra storia, lui sembrava persino rallegrarsene. Invece, poi lo odiava. Forse pensava che io bevessi per infelicità con lui, e non voleva sentirsi accusato? È possibile. Comunque, naturalmente non è che bevessi per “colpa” sua. Lo facevo per rilassarmi dopo il lavoro. Un paio di birre o due bicchieri di vino, non è che facessi fuori galloni di Guinness. Comunque, lo odiava. E io me ne sono sempre fregata. Alla grande.

La cosa buffa è che adesso ho smesso del tutto. Quanto è ironica la vita.

 

12) I silenzi. Soprattutto quando mi arrabbio, smetto del tutto di parlare. È una caratteristica che ho sempre avuto. Invece che dare in escandescenze e fare delle scenate e litigare, io divento GELIDA. È così e sarà sempre così, temo. Perché è l’esatto contrario di come si comportano i miei – e per me è fondamentale fare esattamente l’opposto di come le fanno loro. A lui questa caratteristica non è mai piaciuta. La detesta. Fondamentalmente perché non riusciva a capire il motivo per cui mi arrabbiavo (l’idea di farsi due domande e cercare di arrivarci da solo no eh?)

(Ma devo smetterla!! Sto facendo un elenco di mie colpe, non di mie giustificazioni! Puerca vaca!!)

 

13) In alcune cose sono una pasticciona. Lascio fazzoletti di carta in giro (cerco di controllarli ma me ne sfugge sempre qualcuno!!). Danneggio lavatrici mettendo a lavare impulsivamente salsicciotti paraspifferi. Rallento sempre i tragitti con il mio passo corto e la mania di soffermarmi a vedere ogni cagata, anche i nomi sui citofoni. Ci metto sempre troppo a prepararmi prima di uscire di casa. Ogni tanto fumo (questo lo odia). Ho sempre lasciato sulle sue spalle i lavori domestici che richiedessero una qualche “tecnica”: riparazioni di piccoli guasti elettrici, riparazioni di bici, manutenzione dell’auto, imbiancature impegnative – io sono negata. Anzi. Mi viene in mente che NON HO IDEA DI COME FUNZIONI IL TERMOSTATO.

 

14) Spesso, non lo ascoltavo. Purtroppo questo ricade nel mio grande difetto di non avere pazienza. Ho sempre trovato che fosse troppo prolisso nel parlarmi di questioni poco importanti (per me) e quindi ad un certo punto non prestavo più molta attenzione. Però per lui era importante, quindi non si sentiva ascoltato. Lo so. Mi dispiace. Mi dispiace veramente. Però non mi parlava mai con così tanti dettagli dei suoi sentimenti e pensieri, rispetto invece a come era capace di parlare per un sacco di tempo e abbondanza di dettagli dell’abbonamento del treno, del tragitto da fare, delle scarpe da comprare per correre, di cosa è successo alla Giulia… È proprio vero, spesso smettevo di ascoltarlo. Parlava tanto, ma di cose che io trovavo non così importanti da meritare tanto approfondimento. Io sono stata ingiusta a non prestare sempre attenzione, ma anche lui non è che si aprisse molto – mi stordiva di chiacchiere e storie sparse, di ossessioni che aveva al momento, ma mai dei suoi pensieri più intimi, mai delle sue emozioni.

 

15) Odiavo che lui cercasse di stropicciarmi il naso e le orecchie, e quando lo faceva, lo trattavo male senza nessuno scrupolo. Lo sapeva che è una cosa che odio, ma cercava sempre di farla. Perciò lo trattavo male in quei momenti. (È più forte di me, le mie cartilagini non devono MAI essere toccate)

 

16) Soprattutto nei primi anni, l’ho trattato spesso male quando veniva a svegliarmi al mattino perché voleva le mie attenzioni. DIO quanto mi prenderei a schiaffi per aver fatto così. Purtroppo io ho un serio problema con le mattine: SONO MATTINE. Posso aver dormito 10 ore come 3 ore, è ininfluente. Il risveglio è sempre una cosa orrenda e lo odio. Al mattino mi piace dormire, di notte sto sveglia molto più facilmente. Quindi odiavo che lui mi svegliasse il sabato mattina. Quanto ero stupida. Per qualche ora di sonno ho sacrificato una cosa così importante. Adesso lo pagherei per darmi quelle attenzioni. Quanto sono STUPIDA.

 

17) All’inizio della nostra storia, io l’ho fatto piangere un paio di volte. Perché lui voleva venire sempre a trovarmi e stare da me e io sospiravo perché ero stanca e volevo dormire. È vero che ero stanca (lavoravo moltissimo), ma purtroppo c’è anche da dire che non ero abituata a stare tanto tempo insieme a un ragazzo (venivo da storie precedenti dove i miei partner non erano molto presenti ed erano persone molto distaccate e indipendenti). Non ero abituata ad essere così “voluta”, avevo molto bisogno di spazi miei, ero abituata che l’essere distaccati dal partner fosse una cosa normale, e questa cosa che invece aveva lui mi sembrava un po’ strana e anche in po’ invadente, per quanto piacevole. All’inizio ho trovato faticoso dover cambiare in una modalità così “affettuosa”. Ma poi ci sono entrata completamente e l’ho voluta fortemente (e ora LUI ne è uscito completamente. Grazie tante!)

Comunque, in questo punto volevo dire che ho sbagliato perché l’ho trattato male a volte, tanto che lui ha pianto. Se potessi tornare indietro e prendermi a schiaffi (e se servisse a qualcosa), lo farei al volo.

 

18) La mia famiglia. I miei sono invadenti e giudicanti. Lo so. Ne soffro anche io ed è un argomento che è parte integrante della mia psicoterapia. Purtroppo non c’è molto da farci, i genitori uno non può sceglierseli. Però chiaramente mica potevo interrompere i rapporti con loro, anche se li detesto, paradossalmente, gli voglio anche bene. E anche loro, a modo loro, mi amano immensamente. Comunque, so che certamente questo aspetto della malevolenza dei miei gli è pesato molto e LUI non è mai andato a genio ai miei (né loro a lui, però).

 

19) Se per certi versi sono pasticciona, nel 90% dei casi sono maniacalmente ordinata. E pulita, ma soprattutto ordinata. Il mio motto inflessibile è “prima il dovere, poi il piacere“. Per lui incomprensibile. Una palla mortale. Personalmente non sono d’accordo, ma qui è come la vede lui. Una gran rottura di palle oltretutto incomprensibile.

 

20) Strettamente collegato al 19: sempre per via di “prima il dovere, poi il piacere“, non so neanche QUANTE volte lui mi chiamava per stare un po’ vicini e fare le coccole, e io inflessibilmente gli dicevo che doveva aspettare (e non seccarmi) perché dovevo finire il lavoro che stavo facendo. È un mio ENORME torto. Purtroppo per come sono fatta, io DEVO finire le cose che ho cominciato. NON RIESCO a mollarle li fatte parzialmente per fare altro. Mi fa stare male. Pause non ne faccio (è così anche a lavoro). Inizio e DEVO finire, senza interruzioni. Senza distrazioni. Sto cercando di migliorare, tramite la psicoterapia, e dopo 4 anni qualche risultato si vede, ma solo adesso. Mi pento amaramente di questo atteggiamento e anche qui, se potessi tornare indietro, quanto mi piglierei a calci… se penso a come elemosinavo le sue attenzioni negli ultimi mesi… :,( Che idiota sono stata, e ingiusta. Qualsiasi cosa poteva essere rimandata per stare con lui vicini e scambiarsi affetto. E io non lo volevo capire. E poi, è diventato troppo tardi.

 

 

Sono certa che ci sia altro. Ma sono quasi le due di notte e domani e lunedì. Devo cercare di spegnermi per qualche ora.

 

 

A proposito di lavoro. Oggi, camminando camminando dal Duomo, mi sono ritrovata davanti all’ufficio dove lavora LUI. Zona Garibaldi/Repubblica.

Non è stata una scelta cosciente. Di solito quando esco da Arnold’s, vado verso il Duomo e nelle vie dietro al Duomo, in direzione Corso Venezia o Corso di Porta Romana.

Invece oggi sono andata verso il Castello Sforzesco. Erano solo le 20:00, troppo presto per tornare a casa.

Era così bello, al tramonto. Pian piano, mentre era l’ora blu, una visione incantevole, come una fiaba.

(Peccato che ci abbiano piazzato davanti quegli specie di stendibiancheria dell’Expo).

 

 

Insomma ho fatto un giro del Castello costeggiando il lato destro, e stavo per entrare nel Parco Sempione ma poi una via (Via Beretta se non ricordo male) mi ha attirata, e ci sono andata e mi sono ritrovata davanti al teatro Piccolo – metro Lanza.

Mi sono avvicinata e insomma, ero all’imboccatura di Corso Garibaldi.

Eh beh, e allora ho dovuto percorrerlo. Che bello che è Corso Garibaldi. Ho osservato ogni finestra illuminata, cercando di carpire la vita che si intravedeva dentro. Chi ci abita? Come fa ad avere una casa li? Come si può fare per averla?

Cammino, arrivo a Moscova. Proseguo, sempre Corso Garibaldi.

Cammino, arrivo a Santa Maria Incoronata.

Avanti, fino alla Porta Garibaldi vera e propria.

A destra, ciò che rimane del teatro Smeraldo (rifiuto Eataly – lo Smeraldo è lo Smeraldo, una istituzione di Milano!!).

Avanti, Corso Como.

Ancora avanti, Piazza (o Largo? Boh) Gae Aulenti, nuova zona di UniCredit/Isola.

 

Ho camminato come STREGATA.

 

Avanti, avanti e sempre più avanti.

 

Qualcosa mi guidava li, nella nuova parte di Milano con la torre di UniCredit.

Mi piace tanto, ma tanto ma tanto.

 

Il suo ufficio è praticamente LI. Camminando sempre in quella zona meravigliosa, che andarci a lavorare già diventa un piacere.

Capendo dove stavo andando, ero un po’ dubbiosa, ma non potevo fermarmi. Dovevo andarci.

 

Conosco l’ingresso. So a che piano lavora.

Grosso modo se non si è spostato so dov’è la sua scrivania.

 

Che patetica che sono! Una sfigata epica!

Sono rimasta per molto molto tempo a guardare quell’ufficio da fuori.

Mi ripetevo “LUI è li. Ci viene ogni giorno. Sta li dentro. Fa le sue cose. E io non esisto più“.

 

Per quanto sia idiota, ho dovuto strapparmi via da li. Altrimenti sarei ancora li a osservare, e pensare la stessa cosa, senza poter mai più fare nient’altro.

 

LUI è li. Ogni giorno. Lontano da me. SENZA DI ME.

 

Sono un’idiota.


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Domenica 6 settembre 2015

Da Arnold’s – ancora.

E sempre, finché qui dentro non mi capiterà qualcosa di brutto, allora vedremo.

Ho mai detto che per essere perfetto qui dovrebbero a) allungare l’orario d’apertura (le 20:00 è davvero ridicolo) e b) vietare l’ingresso ai minori di 15 anni?
L’ho detto?

Beh, facciamo 18.
18 è meglio. E anche li, ci sono delle belle riserve. Ma comunque sarebbe sempre meglio che avere ‘sta fauna di mocciosi casinisti qua attorno. Dimmi te se uno va in un locale per giocare a prendersi a pedate con gli amici e farsi i selfie.

Quanto sono brutti i ragazzini. Me ne rendo conto adesso. Ho avuto la rivelazione mentre prendevo la metropolitana a Repubblica, ce n’erano alcuni sulla banchina. Li ho osservati bene. Erano proprio ma proprio brutti. I capelli. Intanto hanno la mania di avere tutti i capelli uguali. Rasati ai lati e lasciati solo al centro, e ingellati. Una merda. Una cosa da cafoni tipo Jersey Shore. Parlavano forte al cellulare (un misto di italiano, bestemmie e spagnolo), erano vestiti con canottiere floreali (i maschi), jeans calanti a mezza chiappa (ma non passa mai ‘sta moda??) e pantaloncini succinti e cellulite-evidenzianti (le ragazze) – il che mi lascia sempre di sasso. Io non ho avuto la cellulite fin dopo i 22/23 anni! A 15 anni non sapevo neanche dove stesse di casa!! E anche tu, ragazzetta che sai di avere ‘sto problema, perché mai ti ostini a mettere un capo che evidenzia i tuoi difetti? Solo perché va di moda?? Ma prima devi venire a compromessi col fatto compiuto che non te lo puoi permettere!!

Ora che ci penso, si, credo di essere stata anche io così – a parte il fatto che, naturalmente, non avrei mai potuto permettermi di venire da Arnold’s – i miei non mi davano nessuna mancetta – ma comunque sento di essere stata così: chiassosa e appariscente (ma non avevo la cellulite. Forse c’è una correlazione fra avere soldi e avere la cellulite).

Brutta storia.

Non so se essere contenta di essere invecchiata o meno.

…beh no, era meglio fermarsi ai 25 anni.

 

Ma il tempo non si sofferma su queste sottigliezze. Non si sofferma su niente.
Oggi sono 2 mesi tondi che LUI mi ha lasciata.

Va da sé che mi ha lasciata il 6 luglio, quando sono tornata dal concerto di Noel Gallagher. Nel cuore della notte. LUI era tornato da un viaggio di 10 giorni in Corea, e io ero tornata dal concerto.

E m’ha fatto trovare un bel regalo.

Naturalmente avrei avuto pronto un succoso post con foto del mio mito, ma capirete che mi s’è smorzato tutto l’entusiasmo.
Non è più il giorno che ho visto dal vivo *The Chief*, ma è il giorno in cui LUI mi ha lasciata.
Quei 10 giorni di viaggio in Corea, sono una nebulosa per me.

Intanto è partito nascondendomi che il viaggio di lavoro in sé per sé era in realtà 4 giorni più corto – ci aveva attaccato lui 4 giorni extra che aveva deciso essere una sua mini-vacanza.

Ma questo me l’ha detto solo una volta che era laggiù.
Dio solo sa perché ha fatto questo. Non avrei avuto niente, NIENTE da eccepire al riguardo. Vuoi farti una mini vacanza? Fattela. Che ti devo dire? Fai bene!! L’ho fatto io stessa negli anni passati! Certo, sempre chiedendogli se volesse venire, ma se non voleva, andavo da sola. Qual’è il problema? Non gli ho sempre lasciato una libertà assoluta? Com’era giusto, del resto!

Mi rendo conto che LUI pensasse che io dovessi essere una strega. Spesso gliel’ho detto, quando lui non mi diceva le cose “per paura” della mia reazione.
Eppure in tutti questi anni non ho MAI dismostrato di essere un’arpia, una rompipalle, una che telefona sempre (anzi), una che va in crisi se un messaggio non ha risposta e poi fa un mazzo così al suo partner – mai, MAI fatto.

Lui voleva riempire casa nosta di vinili e mobili Ikea, spesso comprati (in gergo tecnico) ad minchiam? E io lo lasciavo fare. Voleva le tende del tal colore? A me facevano schifo, ma fa niente, gliele ho fatte comprare come gli piacevano.
La tv? Come piaceva a lui. Apertivi/uscite/varie con colleghi e amici e senza di me? Nessun problema. Vai.

MA

Ero sempre una strega.

“Aveva paura” della mia reazione.

 

No bello mio. Questa cosa ha solo un nome: COSCIENZA SPORCA.

Io mi sono sempre dimostrata concessiva, tollerante e anzi, direi praticamente lassista. Anche scegliere il telefono di casa per lui era una scelta che ha comportato settimane di riflessione. Per evitare questa sbatta io dicevo di sì a tutto. Anche se non mi convinceva. Anche se trovavo che fosse una questione su cui non spendere neanche 5 minuti a parlarne. Va bene, si a tutto.
Vuoi fare una cosa, falla.
Vuoi andare in un posto – vacci (e qui avrei un suggerimento).
Vuoi comprare una cosa, per carità comprala e facciamola finita. Come Jim Carrey in Una settimana da DIO: si a tutto!

01

02

03

04

YES… TO ALL!!

 

Se hai “paura” è solo perché lo sai di non aver fatto una bella cosa. LO SAI. E non ti va di renderne conto neanche a te stesso.

Ecco cos’è.

 

Posso dire con certezza una cosa: io NON CONOSCO questa persona. Sono sicura. Non ho idea di NIENTE che gli frulli in testa.

Oh certo, so che il suo colore preferito è l’arancione, poi il beige, poi il marrone. So che musica gli piace. So che non legge (non si ricorda mai niente di quello che legge, come avrà fatto a studiare è un mistero), i film deve riguardarli almeno 2 volte per vederli fino alla fine (quasi mai gli succede di riuscire a finirne uno). Si annoia delle cose in un lampo. Di gelato, adora il gusto pistacchio e gli piace sperimentare gusti strani e nuovi. Fa la doccia non meno di una volta al giorno. Non è un grande osservatore e raramente si accorge anche di cose che magari gli stanno capitando davanti, ma è un creativo.

Eppure, non lo conosco.

Questo mi lascia con un senso di aridità interiore immensa.
E’ come aprire la porta di casa e trovarsi nel deserto.

Tipo Non ci resta che piangere: un giorno stai vivendo la tua vita normalissima, sei in macchina, vai a scuola – e poi zam! ti ritrovi nel 1492. Così. senza spiegazioni. Così e basta.

Un senso di perdita e disorientamento TOTALE.

Ho vissuto con una persona che ha cercato di nascondermi un tradimento (molto maldestramente). Ho vissuto con una persona che non mi ha quasi mai rivelato i suoi sentimenti e i suoi pensieri. Ho vissuto con una persona che, sapendo che ero stata derubata, non mi ha neanche chiesto se stavo bene. Ho vissuto con una persona che non risponde ai miei messaggi nemmeno se sono di natura pratica (volture, cooperativa, bonifici).

Non ho idea di chi sia questo tizio.

7 anni fa io mi ero innamorata in modo irreparabile di un ragazzo gentile, dolce, sembrava quasi fragile. Sembrava avere bisogno di me.

QUELLA è la persona che amavo. Che amo ancora.
Questo qui, questo tizio che mi nasconde le cose, questo tizio che mi considera zero, questa persona a cui io faccio schifo – questo io non lo conosco. Non ho idea di chi sia.

Ma ci ho vissuto insieme 6 anni.

Come ho fatto?

All’inizio non era così. Lo è diventato gradualmente. Sarà per questo che non ho notato subito che non era la stessa persona.

Questa persona che mi ha nascosto di volersi fare una mini-vacanza in Corea, senò chissà cosa gli avrei detto.

 

Comunque, i primi giorni di questo viaggio in Corea, sembrava essere vicino a me. Voleva parlarmi. Mi telefonava. Ci scrivevamo. Mi inviava foto. Sembrava il LUI che conoscevo e amavo.

Ma i giorni passavano.

2/3 giorni prima di tornare, il tenore era del tutto diverso.
Si e no un messaggio lasciato su Kato* prima di andare a dormire. Qualsiasi tentativo di conversazione boicottato, risposte non date. Affetto non ricambiato.

Il 5 e il 6 luglio avevo capito benissimo che lui non voleva… beh non voleva me.

Però pensavo che fosse la solita crisi. Ultimamente ne aveva tante. Ne avremmo parlato, ero pronta. Lo sapevo. Ne saremmo venuti a capo.
Invece aveva pensato questa cosa qua.
Di lasciarmi.

Perché lui non sentiva un DI PIU’ per me.

E non so se questa pensata l’ha avuta da solo o col gentile supporto di qualcuno.
Sarebbe molto probabile.
Negli ultimi mesi aveva avuto un paio di richieste…in contesto intimo… che mi avevano lasciata molto perplessa. Sono un paio di cose abbastanza normali, non delle deviazioni assolute, ma io non le faccio perché mi fanno male. C’è chi non sente niente, c’è a chi piace e c’è a chi fa male. A me fa male e non lo faccio. Punto.
Ma mi lasciava perplessa. Mi aveva anche chiesto una posizione che non facevamo (soprattutto perché io la trovo dolorosa).

E’ molto, molto sospetto. Ma non ho la certezza.
Comunque, ecco come sono finiti 7 anni di relazione.

Con LUI che torna dopo 10 giorni e dice “posso parlarti”.

IO TI AUGURO CHE QUALCUNO TI DICA “POSSO PARLARTI”.

Io non ti conosco. Tu hai ucciso una bella persona che amavo. Quella persona non esiste più.

A volte mi chiedo, è mai esistita? Era solo una maschera indossata con l’innamoramento dei primi tempi?
Anche questo è possibile.

Ho mai capito qualcosa?

No.
Lo ammetto.
Non ho capito niente fin dall’inizio.

 

Al mattino, mi sveglio.
Immagino la sua silhouette sdraiata accanto a me.
La sua pelle. Che profuma sempre. Che ha sempre un buon sapore.
Il suo respiro, sempre così regolare.
Il calore del suo corpo. Sempre così avvolgente, rassicurante. Buono.
Perché devo amare questa COSA?

Non so neanche chi sia! Io non lo conosco! Il corpo è uguale, ma LUI non è lui!

Lui non è la persona che amo! Perché deve avere il SUO corpo??
Chi è LUI??
Perché hai ucciso l’uomo che mi amava??

.
La mia mente si è incrinata.

.

.

.
*Kato = è un’app coreana come Whatsapp – persino quella mi ha fatto scaricare apposta – perché usare Whatsapp è male, noi stupidi che non lo capiamo…Mah…Comunque l’avevo installata e basta. Facciamola breve. Si a tutto, come al solito.


Posted in abububaba - racconti incomprensibili del secondo tipo, pensieri by with 2 comments.

Sabato 5 settembre 2015

Da Arnold’s.
È incredibile quanto mi rilassi questo posto. Non ha senso, lo so. La maggior parte delle volte è caotico, disordinato, con tante persone che parlano forte e la musica di sottofondo (una buona selezione di canzoni, devo dire).
Ma per qualche ragione, mi fa sentire al sicuro. È come un’isola in un mare di caos.
Quando non so bene cosa fare, vengo sempre qui.
Oggi avevo tanto tempo.
Stare a casa durante il giorno mi deprime enormemente. Di sera e di notte, sono contenta di starci. Diventa un rifugio sicuro. Mi raggomitolo fra le mie coperte sul divano, con la tv accesa a basso volume, sempre su Giallo o Top Crime. E li rimango fino al mattino dopo. Mi ci sento bene.
Ma quando arriva il giorno cambia tutto. Di brutto. Devo strapparmi da quella casa e andare altrove.
Dai miei non se ne parla – con loro che mi stanno addosso.
Vengo qui, e mi sento bene.
Accendo il laptop e scrivo.
Scrivo su questo blog ma più che altro scrivo cose mie e basta. Pensieri sparsi.
E leggo molto – che rimane sempre la mia attività preferita.

Vorrei tanto capire come funziona il cervello di una persona a cui non piace leggere.

Mi capita spesso di incontrarne, persone così. Lo dichiarano apertamente.

Prima di scattare come una molla a dire come puffo Quattrocchi “io ODIO chi non legge!”, mi sono soffermata a pensarci.

Probabilmente il loro cervello funziona diversamente.

Io quando leggo, e certo sono sicura anche tutti gli altri amanti della lettura, immagino immediatamente cosa leggo. Lo materializzo nel cervello in tempo reale, senza differita neanche di un millesimo di secondo, e lui – il cervellio – me lo srotola direttamente davanti agli occhi né più e né meno come un film. Un film girato in ottima qualità, quale che sia il contenuto.

Forse queste persone non hanno questa capacità. Forse quando leggono non “vedono” niente. Questo mi è davvero incomprensibile, ma certo posso concedere che
possa esistere.

Comunque credo che questa capacità si sviluppi notevolmente con un po’ di esercizio. Quindi chi non ama leggere avrà anche un funzionamento diverso, MA ANCHE non si è impegnato abbastanza per sviluppare questa capacità.

Del resto, anche io non mi sono mai impegnata decentemente per imparare a suonare il piano. Quindi posso capire! Lo ammetto!!

Invecchiando sto diventando magnanima!

Chi invece non sopporto senza giustificazioni: gli indecisi.

Non li posso soffrire. Sarà che io decido tutto in qualche secondo. Tutto. Anche decisioni molto importanti per la mia vita. Odio stare in ballo e pensare e ripensare. Il cervello non è così lento! In poco tempo è capacissimo di elaborare tutta una lista di pro e contro rispetto a una decisione, se uno è una persona razionale, la segue. Se è una persona più emotiva, come me, segue una combinazione di impulso del momento e fatti razionali.
Ma il tutto non ci impiega ore o giorni a saltar fuori. Mal che vada ci vuole qualche minuto.
Per le decisioni più semplici, secondi.

Tipo, da Arnold’s. C’è sempre fila, e non sempre perché ci sia tanta gente. C’è chi arriva al bancone e non sa cosa scegliere.
E li, mi monta la carogna.
Zio papero, ma lo saprai bene se vuoi un espresso piuttosto che un cappuccino o un thé al limone! COME FAI a non saperlo? Ma al mattino come hai fatto ad alzarti ed essere venuto qua?? T’ha guidato l’Orsa Maggiore??

No io zero, ‘ste persone mi irritano. Tipo quelli che ci mettono mezz’ora a leggere il menu di un ristorante. Lo leggono e lo rileggono, praticamente lo sanno a memoria. E ANCORA non sanno che cosa scegliere.

Madonna mia incatenata quanto li frusterei a sangue.***
Cazz c’è da capire nel menu di un ristorante?? Sei del genere Sapiens o cosa?

Seleziona i piatti che ti ispirano di più e scegline uno! La vita è breve!!

 

Posso sopportare TUTTO, anche un tradimento (sebbene con pessime conseguenze, come stiamo vedendo…) MA NON l’indecisione.

 

 

 

***P.S. per inciso, LUI è uno di questi.

E si, lo avrei frustato a sangue ogni singola volta che faceva così – soprattutto quelle volte che dopo aver mandato via il cameriere (magari per due volte) perché non ha ancora deciso, dopo aver imparato a memoria il menu, alla fine VOLEVA SCEGLIERE QUELLO CHE AVEVO SCELTO IO. (poi riuscivamo ad evitare questa cosa, di solito io cambiavo al volo le mie scelte, che era la cosa più semplice e veloce).

 

02

 

 

 

P.P.S. questo non significa che non lo amassi. È una cosa che lui non riusciva a capire, ma è così.

E mi fa pensare che forse lui non mi amava davvero.
Perché quando tu ami una persona, ami anche i suoi lati irritanti, deboli o oscuri.

Non è che ne gioissi, non sono mica idiota. Ma io amavo lui. Quindi io lo amavo al completo di tutte queste caratteristiche.

Per cambiare leggermente la nota citazione di Love Story, amare significa (non “non dover mai dire mi dispiace”, bensì) che nonostante i difetti dell’altra persona, tu la vuoi. Tu la ami e sai che alcune cose saranno così. E po tutti abbiamo dei difetti no? A volte, quando ami, quei difetti iniziano persino a piacerti.

Per citare (ancora una citazione dalla tv) il grande Turk in Scrubs: “quando ti guardo negli occhi vedo il futuro, vedo dei figli, vedo una station wagon. Di’ una cosa qualunque, io la vedo. La cosa strana però è che quando vedo il tuo sorriso queste cose non mi spaventano!”

 

Perché ho il dubbio che non mi amasse veramente: intanto devo precisare che è più una sensazione degli ultimi anni. Per i primi (diciamo 3) anni potevo fare qualsiasi cosa, anche scorreggiare a testa in giù, ed ero sempre una dea.
Poi basta. Pian piano è diventato il contrario. Qualsiasi cosa io facessi e dicessi e lui era dell’umore sbagliato, diventava un gran casino.

Comunque, mi sono interrogata sul fatto che negli ultimi anni mi amasse veramente perché lui mal sopportava i miei difetti.
Dopo 3 anni, basta, fine dell’idillio, fine delle fette di prosciutto sugli occhi.
Cosa rimaneva?
Una semplice donna, né più e né meno.
Con pregi e difetti.
Non una dea.

Beh, mal sopportava ME, figuriamoci i miei difetti!

In pratica devi essere perfetta – e anche così, non è affatto detto che ti amerà per sempre, mettiamolo in chiaro:

– non devi arrabbiarti mai (con lui)
– devi calibrare bene le parole (anche una fuori posto e sei fregato)
– non devi essere mai silenziosa (questo lo manda a male perché non capisce a cosa stai pensando – e lui odia non saperlo)
– non devi lasciare mai un fazzoletto di carta in giro
– non devi mai avere disturbi intestinali
– non devi neanche pensare di non voler più consumare latte e prodotti caseari
– non devi avere mai il pallino di fare le pulizie (soprattutto pulire i vetri)
– non devi avere mai voglia di stare solo a casa a leggere il buon libro (non sia mai: devi solo muoverti, muoverti, muoverti, preferibilmente correre o andare in bici)
– devi avere il 100% di cose e interessi in comune (possibilmente includendo lavoro e hobby)
– sarebbe meglio che tu non abbia genitori né famiglia (che rompe solo le palle)
– devi essere sempre felice e disponibile di uscire con i suoi amici
– non devi essere mai triste (senò gli rovini la giornata/serata)
– non devi essere mai annoiata
– devi appoggiare ogni sua decisione, che tu la trovi buona o cattiva è irrilevante
– compromessi zero: si deve essere in accordo al 100% su tutto. Se non è così, tutto in malora, fine dei giochi

 

Ah, quanti difetti che ho. Non mi ero ancora resa conto di avere, oltre a quelli standard che già ho (rigidità morale, impulsività, aggressività, introversione quasi patologica), anche tutti questi altri difetti.

La vita è dura eh.


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Rivelazioni

Dunque, per cominciare devo fare un ringraziamento e una domanda.

Ringraziamento: GRAZIE tutti per le parole di conforto e incoraggiamento.
Anche se “tutto passa” e ” nella vita capitano momenti di tristezza” non hanno nessun senso. Sappiatelo.
Ma comunque, grazie!

Domanda: ma voi come visualizzate il nuovo layout del blog? Non vi sembra che sia ENORME? No?
(prima che me lo diciate: no, non è possibile modificare la grandezza del carattere)

 

 

Poi, per continuare: fra ieri sera e oggi ho avuto due rivelazioni.

 

PRIMA RIVELAZIONE
Avuta oggi, grazie al commento di Donatella al mio precedente post.

In effetti, non avevo guardato la questione del furto del mio portafogli-portadocumenti-kindle-pochette in un’ottica più “globale”.

In pratica, se non fossi intervenuta io, è assai probabile che il vecchietto in questione sarebbe stato derubato lui stesso, il che sarebbe stato veramente molto molto brutto dato che si era già fatto parecchio male.

Effettivamente, è meglio che sia successo a me. Io non ho problemi di salute né di mobilità. Ci ho messo un giorno e mezzo e tanti tanti giri in macchina, ma ho tutti i documenti nuovi (beh a parte quelli che devono arrivare a casa: bancomat, patente, tessera sanitaria. Di quest’ultima però ho un documento sostitutivo equiparato all’originale che mi ha permesso di chiedere il duplicato del bancomat e della carta di credito. E quindi è già qualcosa).

Insomma, nella ruota karmica cosmica spaziale (se esiste), in realtà è meglio che il fattaccio sia successo a me piuttosto che a un povero anziano che si era anche già fatto male. Magari col suo passo malfermo, avrebbe dovuto fare tutti i giri che ho fatto io, e ci avrebbe messo un mese e si sarebbe stressato tantissimo – vai dai carabinieri, in posta, torna dai carabinieri, vai all’agenzia delle entrate, torna alle poste, vai alla asl… povero.

No, è vero, è più giusto che la cosa sia successa a me. È stato uno shock – guardi la borsa ed è semi-vuota, vi assicuro che il cuore salta un battito, però beh, alla fine gestibile. Ce l’ho fatta a fare tutto. Da sola.

Stressante ma gestibile. Per un anziano senza molti mezzi, sarebbe stato stressante e difficilissimo.

Vabé… Destino, mi devi un favore!

E comunque, ripeto, chiunque abbia commesso il furto: VI VENISSE IL CAGOTTO FULMINANTE PER GIORNI E GIORNI.

E COMUNQUE AVETE IN MANO UNA MANCIATA DI SPICCIOLI E UN MUCCHIO DI DOCUMENTI INVALIDI. SIETE DEI CRETINI!!

 

 

SECONDA RIVELAZIONE (più importante)
Avuta ieri sera, scrivendomi su Whatsapp con una amica.

Questa amica è una delle amicizie acquisite tramite LUI.
È una cara ragazza, solare, tenera, generosa. Ma ha dei difetti, come tutti.
In queste settimane mi è stata piuttosto vicina e mi ha offerto molto supporto e molto affetto.

MA
Ecco la nostra chat di ieri sera:

S:
LUI scrive “vorrei che stessi bene”
quanto è incongrua questa cosa??
facile poi
se io stessi bene
LUI avrebbe la bella coscienza a posto
sarebbe bello eh?

Lei:
Esatto
Per lui sì

S:
sai io non capisco la fine di un amore
infatti io sono sempre stata lasciata
io non avevo mai smesso di amare i miei partner
parlo di storie importanti

Lei:
Io ci pensavo quando lasciai il mio ex…
mi dicevo “ma come posso provare per lui il nulla se prima sentivo tutto?”

S:
e qual’è la risposta?

Lei:
Forse ho pensato che con lui tutta la vita non sarei stata felice, perché eravamo entrambi molto cambiati
Il modo in cui ero cambiata non funzionava col modo in cui era cambiato lui

S:
io credo che per LUI sia stato così
il fatto che tu lo hai vissuto nello stesso modo
il fatto che tutti riusciate a farlo
mi tortura
mi spiazza
non riconosco più niente

Lei:
Mi spiace, ma è qualcosa di ingovernabile….
io ero arrivata a non sopportare più il suo odore, mi nauseava l’odore della sua pelle…so che è bruttissimo…ma purtroppo è stato così…
Avresti voglia questa sera di vederci? Chiacchieriamo un po’. Possiamo passare dalle tue parti, o se vuoi passare da qui, o anche domani sera se ti va

S:
no.
il pensiero
che io
sono questo per lui
mi sta dilaniando
non posso farcela

Lei:
Non so se per lui è così…lo è stato per me… Io non lo odiavo, non avevo nulla contro di lui, so anche che era innamoratissimo…ma non riuscivo più a vedere un noi.

S:
allora è lo stesso

Lei:
In questo somigli a mio marito, mi sa che lui riesce a capirti di più…
Che ne pensi di vederci stasera o domani sera?

S:
non posso farcela

 

 

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come posso provare per lui il nulla se prima sentivo tutto?
ho pensato che con lui tutta la vita non sarei stata felice, perché eravamo entrambi molto cambiati
Il modo in cui ero cambiata non funzionava col modo in cui era cambiato lui
è qualcosa di ingovernabile
ero arrivata a non sopportare più il suo odore, mi nauseava l’odore della sua pelle
Io non lo odiavo, non avevo nulla contro di lui, so anche che era innamoratissimo
ma non riuscivo più a vedere un noi
********************************************************************************************************

 

Queste parole

QUESTE PAROLE

Queste parole sono LA FORMA SCRITTA DEL SUO ATTEGGIAMENTO VERSO DI ME.

Pari pari.

 

È proprio come lui si poneva con me.

Non riuscivo a tradurlo in parole.

 

Adesso eccole. Le parole sono queste qui.

 

Quindi adesso SO. So che cosa percepisce lui di me.

So che gli sono venuta a nausea.
So che non sopporta più di starmi vicino.
So che ha maturato un sentimento di repulsione verso di me.

LO SO. E non tentate di dirmi qualcosa. È così.

 

Ovviamente, capire questa cosa mi ha ferita moltissimo, ho iniziato a piangere mentre ero in ufficio, ho sentito che i frantumi del mio essere venivano frantumati in pezzi ancora più piccoli.

Queste continue cose, informazioni, avvenimenti, situazioni che sopraggiungono un po’ alla volta, sono come un continuare a tagliarsi e tagliarsi e tagliarsi sempre nello stesso identico punto.
Qundo stai faticosamente e lentamene cercando di rimarginare, capita sempre qualcos’altro che taglia proprio dove c’era già il taglio, che è ancora più doloroso del taglio iniziale.

Mi sono sentita ancora meno di niente. Un NIENTE di merda.

Poi, con il passare delle ore, si è come sbloccato qualcosa. Non so cos’è, non so come mai. Boh.
Mi sono accorta che la mia mente – come se ci fosse proprio un’altra persona dentro di me che stava pensando – stava mandando in circolo nel cervello questa sequela di pensieri: “ah è così? ah quindi è così? quindi io per lui sono questo? sono una cosa repellente? sono una cosa sgradevole? sono una cosa da schifare? ah è così? quindi è così, eh?

E niente. Non è che ci sia veramente una conclusione. Non è che mi chiedessi “ah è così, quindi adesso farò cosà“. No. È stata solo un prendere atto di una cosa.

Anche se inconcludente, questo pensiero, ha fatto qualcosa. Qualcosa che ha attutito il pungiglione di quel dolore. Non so perché. Non ha nessun senso. Ma è così.

È come se la consapevolezza di SAPERE mi stia facendo da base per andare avanti.
Chissà se è veramente così o se è solo una sensazione illusoria.
Comunque. Il giorno che ho scritto a LUI per la storia delle bollette rubate con i suoi dati, LUI aveva reagito in quel modo gelido come faceva e fa ultimamente e io ero stata malissimo e mi ero sentita niente e orribile.
Ecco, quel giorno non sono riuscita a scrivergli subito, anzi, pensavo di replicare la stessa indifferenza non scrivendogli più nulla.
Invece, qualche ora dopo non ce l’ho più fatta e gli ho scritto: “Potevi almeno chiedermi come stavo. Non era una domanda che implicasse vicinanza sentimentale o altro. Sarebbe stato NORMALE farlo“.
Lui ha risposto il giorno dopo, facendomi questo bel regalo di compleanno: (riassumo il messaggio) “Mi pareva che stessi bene, non ho pensato che potesse esserti successo qualcosa. Mi sto allontanando. Comunque vorrei che tu stessi bene“.
Ho risposto: “Come faccio a stare bene quando tu non sei più con me, e io ti vorrei? Come faccio a stare bene quando tu hai smesso di amarmi? Io non ho mai smesso di amarti. Comunque, dobbiamo vederci. Queste cose, tu devi dirmele di persona, guardandomi“.

Vi pare che LUI abbia risposto?
No, chiaramente.

Perché io sono ripugnante, e non merito una risposta. Vedersi poi, figuriamoci – chi vorrebbe vedere una cosa repellente come me.

Non lo so. Ora che ho finalmente capito come mi vede lui, capisco anche che è meglio non parlarsi. Non vedersi. NON – e basta.

Paradossalmente, sapere che per lui sono una cosa repellente, mi sta aiutando.

Non credevo di poterlo dire.

 

Certo, i frantumi del mio animo sono diventati piccoli e fini quasi come sabbia, per quanto sono stati triturati da questi dolori.
Però.
Vediamo dove mi porta questa cosa che sto sperimentando adesso.

 
P.S.
Adesso questa amica e suo marito vogliono che io esca a bere qualcosa con loro, presumibilmente vogliono darmi un regalino di compleanno (che poi è anche molto vicino al compleanno del marito – se dovessi uscirci, dovrei procurarmi un regalo anche io).
Ma io non so se ci voglio andare.
Non so se voglio ancora uscirci, con loro e in particolare lei: di persone che hanno maturato un disgusto verso di me, me n’è bastata una sola. Non ho bisogno che ce ne sia anche un’altra. E siccome lei è capace di questo, io non so se voglio averci ancora a che fare.

Voi cosa ne pensate? Faccio male?


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Riflessioni e dolori

Io ci provo. Ci provo, ad andare avanti. Ma la verità è che lui mi manca. Mi manca ferocemente.

Mi sveglio nel cuore della notte tormentata da sogni in cui lui sorride, mi stringe e dice che starà con me.

Svegliarsi è qualcosa di orribile, disumano.

Quando ti rendi conto che non è un incubo.

Che lo hai perso davvero.

Che LUI NON C’È.

.

Da mercoledì sono a casa, stroncata da una influenza orrenda che bizzarramente ho preso in agosto.

Sorvolando su quanto sia stato difficile farmi dare la malattia dal sostituto del mio medico (ho dovuto andare io da lui con una febbre da cavallo), sono tre giorni e mezzo che non faccio altro che dormire e trascinarmi dal divano al bagno e in generale rivoltarmi sul divano in un bozzolo di coperte, lenzuola, cuscini e dolori sedati con medicinali.

.

In questi riposi diurni e notturni, non c’è una volta che non mi risvegli di soprassalto, con quella sensazione acre, pungente, che sia tutto sbagliato.

.

La sensazione che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato.

Addirittura che IO stia sbagliando.

Che io stia sbagliando tutto.

Ma che cos’è che sto sbagliando, io?

Che cosa c’è che devo capire?

.

LUI mi manca. Mi manca sempre. Atrocemente.

Io amavo condividere qualsiasi cosa con lui. Qualsiasi.

Sempre.

Qualsiasi cavolata mi venisse in mente. Gli scrivevo, gli mandavo foto, gliene parlavo. Per me quello che mi succedeva era quello che ci succedeva, quello che vedevo io, lo facevo vedere anche a lui per condividerlo, subito.

.

Per il lavoro il discorso era più complicato. Lavorando in ambiti così totalmente diversi, era difficile far capire che cosa facevo, quali erano i problemi. La stessa cosa per lui.

Oh, ci abbiamo provato per anni, a parlarci dei nostri lavori, sempre senza risultati apprezzabili.

Però per me non è mai stato molto pesante non parlargli del lavoro in dettaglio. Anche solo dire che è molto pesante e che ho tantissima pressione, rimanendo sul vago, andava bene. Quello che cercavo non era una comprensione delle dinamiche di ufficio, quello che cercavo era: amore. Coccole. Conforto.

Nessuno può capire al 100% i tuoi problemi di lavoro. Anzi magari i tuoi problemi di lavoro non riesce neanche bene a figurarseli, magari gli sembra tutto facile e pensa “vabé, perché non fa così o cosà?“, ma non significa che non possa confortarti. Può aiutarti anche senza sapere esattamente cosa succede.

.

Forse LUI trovava stupido tutto questo.

Forse LUI detestava questa quotidianità di cose da condividere.

Forse non gliene fregava niente, né di quello che gli dicevo, né di condividere le cose con me.

Forse si aspettava altro da me.

Forse io non ho mai capito LUI da sempre, e ho sbagliato tutto fin dall’inizio.

Forse, tutto.

Forse può essere successo tutto.

Ammetto di non avere capito tante, tante cose.

Se scusarmi potesse far tornare indietro il tempo, se potessi fare tutto giusto… 

.

Ecco, magari è questo che l’inconscio sta cercando di dirmi.

Anche se non capisco: a che pro? Cosa posso fare ormai, anche avendo capito tutto questo?

.

Lui è per me come l’emisfero sinistro del cervello.

Perderlo mi ha compromessa.

Chiunque mi dice “come, compromessa?”

Che c’è da capire, compromessa!

Se voi perdeste l’uso delle gambe, i polmoni, un pezzo del vostro cuore, sareste o no compromessi?

E quindi cosa c’è da capire??

.

Perché non sono morta?

.

Non dormo bene. Prendendo sonno, mi sveglio di scatto diverse volte. Una volta preso sonno, non dormo mai per più di un’ora e mezza di fila.

.

Non bevo più un goccio, se è questo che state pensando. Stranamente, ho smesso del tutto. Mi faceva stare peggio, se è possibile.

Quindi sto così da sobria.

.

Che altro.

Dato che le cose non arrivano mai una alla volta, mi è anche venuto il ciclo. Non è mai stato indolore, ma a volte gli piglia proprio la carogna – tipo questa volta.

Mentre sto scrivendo non avete idea di che mal di pancia ho. Vedo le stelle.

Le ho provate tutte. Borsa di acqua calda, massaggio, bevanda calda. Ho preso già un antinfiammatorio per il mal di gola, dovrà fare qualcosa anche per la pancia. Forse.

Fra poco faccio 33 anni tondi tondi. E ho ancora i dolori mestruali.

E sono sola.

.

Sono a pezzi fisicamente ed emotivamente.

.

Piegata.


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Ferragosto 2015

So che è difficile capirmi, ma…questo posto mi rilassa. Mi ci sento come a casa.
Si, è uguale a Starbucks.
E già quindi capirete che in Italia è una rarità. Tante bevande, molto posto, raramente gente che parla a voce troppo alta (tranne in questo momento, in cui è entrata una famiglia con bambini oltremdo rumorosi), divani e poltrone oltre alle sedie, wifi gratis.

01

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Per fare un salto di qualità bisognerebbe vietare l’accesso anche ad animali (possono entrare cani di piccola taglia) e bambini sotto i 15 anni, ma spero che in giorno ci arriveremo.

Comunque, in questa settimana di ferragosto, in cui ero a casa dal lavoro, è stato il mio rifugio. Sarei morta se non ci fosse stato questo posto. Ne ho bisogno (e c’è l’aria condizionata, che a casa non ho). Mi sento bene. Qui dentro.

C’è anche chi si sente un po’ troppo a casa sua:

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02

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M’è venuta un po’ mossa, ma non potevo farmi vedere mentre la facevo… In compenso mi risparmia la fatica di blurrarla.

03

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Una ragazza dello staff voleva farla sollevare, poi chissà, avrà avuto pietà… non le ha più detto niente.

Qui dentro è pieno di stranieri (soprattutto asiatici) e molti sono stanchi dopo un lungo viaggio per essere arrivati a Milano.

comunque, questo posto ha una piccola pecca: generalmente è un po’ più caro di un qualsiasi bar. Ma niente di trascendentale.
E poi ha una grossa pecca: chiude alle 20:00.

Spero che un giorno capiranno che è decisamente troppo presto. D’estate poi, è praticamente ancora giorno.


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Irritazione e trasporti a Milano

Stamattina in treno per Milano. Una ragazza chiede ad un’altra, nel posto a fianco al mio: “Scusami… se scendo a Garibaldi poi non ho problemi a uscire? No sai non ho fatto il biglietto… Cioè io devo andare in Stazione Centrale… se scendo a Garibaldi poi come devo fare?  Non posso entrare direttamente in metropolitana? No poi quindi devo fare il biglietto? Cioè no perché cioè adesso scendo qui ma poi come faccio…

Già qui ho smesso di ascoltare.

ALLORA

Punto 1 –

Magari, quando prendi il treno, il biglietto è meglio che te lo compri. Non che poi ammorbi la gente attorno a te perché sei preoccupata che all’uscita in stazione ti controllano il biglietto. Io quando non l’ho fatto a Camogli, mica ho rotto le balle a qualcuno. Se un controllore mi avesse detto qualcosa, ero pronta a rispondere come si deve perché c’erano ragioni precise per cui non avevo potuto farlo. Quindi lei il biglietto non l’ha fatto perché non potesse materialmente, ma perché non l’aveva fatto e basta. E poi faceva anche difficoltà per comprare il biglietto della metropolitana. Tanto che la ragazza a cui si stava rivolgendo ad un certo punto è sbottata e le ha detto “E scusa, fattelo il biglietto, no??

E cazzo, fattelo il biglietto, no? Costa ben € 1,50! Un capitale!!

Hai un iPhone di ultima generazione e fai storie per € 1,50?? Ma che schifo è??

 

Punto 2 –

Se alla tua età (circa 30, così pareva) non sai ancora orientarti in una stazione, è meglio che te ne stai a casa, vai a piedi o in bici. Lascia perdere i treni, tanto meno i treni che vanno in stazioni di interscambio con la metropolitana. E’ troppo complicato per te. Lascia perdere.

Comunque, indicazioni generali per chi prende i treni Trenord a Milano e hinterland e la metro ATM e non ha sufficienti abilità per cercare informazioni in internet su come muoversi:

Per i treni non ci sono tornelli chiusi all’uscita della stazione, potete uscire liberamente. Nella maggior parte delle stazioni, potete anche entrare liberamente. I controllori al 90% sono sui treni stessi, e se non avete il biglietto, semmai vi sgamano sul treno. Non all’uscita. Prima.

La metropolitana invece ha tornelli chiusi sia in entrata sia in uscita, quindi dovete inserire il biglietto (quindi dovete avere il biglietto) sia all’ingresso sia in uscita, come si fa in tutti i paesi dotati di metropolitana. Chi ha la tessera elettronica, la passa sia in entrata sia in uscita. E’ così che si fa. Punto. Il biglietto te lo devi fare e basta.

(Lasciando perdere i furbi, che ci sono ancora, che accedono accodandosi a uno che entra, passando dal tornello attaccati alla persona col biglietto. Sarei curiosa di vedere come escono. Ma dico, non li beccano mai? Un po’ di giustizia??)

Poi, Milano non è Camogli, anche se a volte non c’è il personale fisicamente (in stazioni “minori” capita, che so, Villapizzone – ma non di certo a Garibaldi), è pieno zeppo di macchinette automatiche CHE FUNZIONANO, e sono presenti prima e dopo i tornelli – macchinette tramite le quali per acquistare un biglietto ci vuole circa mezzo minuto. Hanno l’opzione di tipo 6 lingue, giusto così, per favorire.

Anche li, tu mi dirai “ma io non sono mai stato in Stazione Garibaldi a Milano“. E capirai. E’ solo una stazione. Una cavolo di stazione. Treni che vengono e treni che vanno. Negozi. Farmacia aperta 24/24. Mai vista una stazione?? Macchinette automatiche ovunque. Se proprio proprio vuoi un contatto umano, durante il giorno numerose edicole e chioschi vendono più o meno gli stessi biglietti delle macchinette (le macchinette hanno più scelta di abbonamenti). Non sei mai stato in Porta Garibaldi, e allora? Scendi dal treno e ti guardi attorno. Lo vedi direttamente davanti agli occhi cosa fare e dove andare.

No io giuro ‘sta gente non la capisco. Fossi da solo in Nepal, senza sapere la lingua. Capirei. Ma in Italia. A Milano. Che ci vuole? CHE – CI – VUOLE??

 

Punto 3 – 

Devi andare in Stazione Centrale e scendi a Garibaldi?? Ma sei scema o cosa? A che cosa ti serve quell’iPhone?? Avvia la più stupida delle mappe di Google e vedrai che se scendi a Repubblica (la fermata del treno appena dopo Garibaldi) la stazione Centrale è li a 600 metri, 5 minuti a piedi e sei in Centrale! Cioè, quando esci in Piazza Repubblica, la Stazione Centrale è visibile ad occhi nudo, non puoi sbagliarti! Altro che tornelli, altro che biglietti e metropolitane! Scendi e vai a piedi! Via Vittor Pisani, sempre dritto!!

Ora, io davvero non capisco: è vero che chi non è di Milano non sa bene tutto. Ok. Ovvio. Ma, zio papero, internet che esiste a fare? Lo smartphone a che cosa ti serve?? Per telefonate e messaggi bastava il 3210 della Nokia no? Va da sé che lo smartphone serve per la connessione internet! Avvia un browser a caso e  vedi immediatamente qualsiasi cosa fare!!!!!

Qui scatta quello che ho sempre sostenuto da quando esistono gli smartphone: chiunque dovrebbe sostenere un esame di valutazione per vedere se è abbastanza “smart” per avere diritto allo smartphone. Se non lo passi, non ne hai diritto. E basta. Niente smartphone per i deficienti. Tanto si vede, a cosa gli serve lo smartphone a ‘sta gente qui: a una beneamata fava. Ce l’hanno per decorazione. E’ bello far vedere in giro che si ha l’iPhone o un orrendo pezzo di plastica quale’è un Samsung qualsiasi. A cosa serva è un altro par di maniche. Ma è molto, molto decorativo.

 

In effetti ho un paio di amici teste di fava che hanno gli smartphone ma non l’abbonamento per i dati internet.

Quindi hanno un semplicissimo telefono con un gran bello schermo.

Mi dici che minchia di senso ha??

 

Io non so quante volte la rete internet wifi dello smartphone mi ha salvata in Giappone, dove purtroppo molti indirizzi non sono bene identificabili (per noi povere teste occidentali). Certo il nolo di uno scatolotto di rete wifi costa anche 50 euro (per 2 settimane) – senò ci sono varie zone wifi a Tokyo (già a Kyoto molte di meno) – ma non potete immaginare che immenso risparmio di tempo sia avere la strada già giusta che ti fa andare dritta al punto dove devi arrivare quando sei in un posto assolutamente sconosciuto. Quando non lo avevo, ci sono state delle volte che ho perso tantissimo tempo per andare da qualche parte che non conoscevo. Lo smartphone come navigatore è la cosa  più intelligente (dopo l’aria condizionata) che l’uomo potesse mai creare.

Niente più sbarellamenti in strada, anche in macchina. Avvii il navigatore e vai. Punto. (a parte le volte che si impalla – a volte succede. A me personalmente solo un paio di volte)

 

Non hai una app di navigazione (per quanto stupido sia)? C’è sempre internet. Mappe. Forum dove gente dice dove arrivare nei posti e come.

Non avere internet nello smartphone è come una scatola cranica senza cervello.

Non serve a un cazzo.


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Champagne Supernova

Non so perché. Davvero non lo so. Ma la colonna sonora di questo periodo è Champagne Supernova.

Forse per il primo verso, o per la melodia, che parte un po’ malinconica.

Ascoltatela, ne vale la pena.

 

How many special people change
How many lives are living strange
Where were you while we were getting high?

Slowly walking down the hall
Faster than a cannon ball
Where were you while we were getting high?

 
Some day you will find me
Caught beneath the landslide
In a champagne supernova in the sky

Some day you will find me
Caught beneath the landslide
In a champagne supernova
A champagne supernova in the sky

 

 


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