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10 ottobre 2015

Milano è insopportabile in questi giorni. Troppa gente, tutti all’ultimo rush per vedere l’Expo prima della chiusura. Già la detesto, ‘sta Expo. Mi sta sulle palle. Comunque le darò una possibilità martedì 20, sperando che di martedì non ci sia molta gente – perlomeno non troppa.

Io – sono sempre io. Un essere stupido che ancora si strugge per un uomo che l’ha trattata come manco un estraneo. Sul serio. Io a un estraneo non farei quello che lui mi ha fatto.

Penso sempre se fossi più bella, se potessi prendermi qualche rivincita…ma no, ovviamente niente di questo è possibile.

Se il tempo fosse meno implacabile, se io non rimanessi sempre più impigliata in questa cosa stagnante…

Come fa una persona a sbattere la porta in faccia ad un’altra persona che la ama immensamente, che non gli ha fatto niente?

E io che penso ancora a lui. E lui che probabilmente sta già con un’altra, lui che non so dove sia (no, non lo so dove abita), cosa faccia, cosa pensi, LUI.

Io vorrei essere semplicemente niente. Niente di niente.

C’è una ragione per cui non la faccio finita, ma non voglio dirla. C’è solo da sapere che io non posso sparire, anche se vorrei. Lo vorrei in ogni secondo. Perché questo orrore è irreversibile.

Voi tutti che pensate di essere a posto col vostro uomo. State sbagliando. Tutti sembrano tanto dei bravi ragazzi.

Lo sembrano tutti.

Persino la Puglia, una delle mie regioni di origine, ormai è tabù per me. Mi accorgo di quanti servizi in tv sulla Puglia. Quanti discorsi di mia madre e mia nonna, riferimenti a persone e luoghi reali, cose che conosco e vedo nella mia mente come se le stessi vedendo in quel momento. Ecco tutto questo è tabù. Del tutto. Perché l’ultima, bellissima, vacanza insieme è stata in Puglia, da nord a sud e poi di nuovo verso nord. Persino la casa della nonna, così cara, è tabù. LUI è stato li. Per giorni. Ha visto la soffitta, ha guardato ogni dettaglio della casa con meraviglia e divertimento. È venuto a comprare i taralli. Insieme abbiamo cercato per quasi due ore il castello di Dragonara. Abbiamo passeggiato a Fiorentino e toccato il luogo dove Federico II ha trascorso gli ultimi istanti. Alla villa gli ho fatto vedere il leone di pietra, dove da bambina correvo per mettermi a cavalcioni, facendo a gara con mio fratello. LUI ha visto, toccato, annusato, impresso tutto questo, tutto questo che è parte del mio essere, LUI l’ha impresso con la sua presenza. E ormai è incancellabile.

Anche i luoghi a me cari sono tabù, persino i ricordi di quei luoghi lo sono. Io non posso neanche immaginare di tornarci.

La casa, come faccio a vivere in quella casa?

Come faccio a vivere ogni giorno?

Più passa il tempo, meno ragioni trovo.

Perché nessuno capisce?

Forse sono tutti felici.

È tutto così facile quando si è felici.


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Anestesia

Passo i giorni in uno strano stato catatonico. Deconcentrato da tutto. La mente persa in fantasticherie ad occhi aperti, sogni irrealizzati, irrealizzabili.

Il più delle volte non sento niente, alcune volte emerge il dolore forte come un punteruolo ficcato in una mano.

Dov’è LUI? Cosa sta facendo? Dov’è?


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Ricordi e fitte al cuore

Oggi a casa dei miei, con cugini miei coetanei. Guardavamo foto di viaggio. Viaggi che hanno fatto in tutta Europa e tutto il mondo. Foto del loro matrimonio. Dove c’è LUI.

Ecco cosa hanno loro e cosa ho io.

Loro hanno felicità, un compagno che sta con loro. E viaggiano ovunque.

Ecco che cosa ho io. Niente.

Ho avuto delle fitte al cuore e ho dovuto andarmene.

 

Mi sento una merda. Io non ho niente. Io non ho avuto un compagno che mi amava talmente tanto da stare sempre con me. Io non ho nessuno con cui senta di andare a fare un viaggio oltre a me stessa.


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