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Il mondo nuovo

Ho in mente questa canzone di Neffa da mercoledì scorso, prima dell’ “incidente”.

Non riesco neanche a pensare ad un’altra canzone.

Chissà perché. Forse perché penso che sia il modo in cui LUI ha sentito il finire della nostra storia.

 

E’ meglio una delusione vera
Di una gioia finta
Ma quando la delusione cresce
La pressione aumenta
Sarà che la pioggia batte forte
Sulla mia finestra
Sarà che alla fine della notte
Mi chiedo cosa resta

Però poi arrivi tu
Ti siedi dove vuoi e butti giù
La mia malinconia di vivere
E tutto sembra già possibile per me

Preso dentro al buio che avanza
Vieni tu a dare luce al mio giorno
Trascinato sotto dall’onda
Ho rincorso il mondo nuovo
La tua mano tesa mi è apparsa
E adesso sto risalendo
Per favore non fermarti ora


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25 settembre 2015

Credo che mi si sia spappolato il cuore.

 

Ieri dal lavoro mi hanno mandata al pronto soccorso.

 

Ora sto benino, non vi preoccupate.

È stato un malore dovuto a tante cause – lo stato emotivo, psichico e fisico. Svenimento, vomito, tremori e iperventilazione.

Alla fine era solo un malore momentaneo, passata la fase acuta mi sono ristabilita anche se con qualche strascico (sono state le quasi 4 ore di pronto soccorso ferma in attesa a stroncarmi veramente!)

 

Non so bene come sentirmi. Sono agitata.

 

Insonne.

Sono successe delle cose. Devo occuparmi di cose amministrative di cui farei ben volentieri a meno e su cui devo mettere le mani per azioni di LUI.

 

Agitata.

E confusa.

 

Sicuramente è cambiato qualcosa rispetto agli scorsi giorni.

 

Ringrazio tutti quelli che hanno la santa pazienza di leggere questi deliri.

Stay tuned.


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22 settembre 2015

Perché ho la sensazione di aver sbagliato tutto? Di aver sbagliato io?

 

Perché ho la sensazione di essere stata io a rovinare tutto?

 

Ho la sensazione che sia colpa mia.

 

Attenzione, non sto dicendo che sicuramente è colpa mia. E’ solo una sensazione. E’ solo il modo in cui mi sento. Non sto dicendo che sia sensato.

 

Ma soprattutto: SONO COSI’ IMPOTENTE.

 

Non posso fare NIENTE per farlo tornare da me, e non ho potuto fare NIENTE finché eravamo insieme.

 

Non ho potuto fare niente. NIENTE. Niente, per rimediare!! Niente!


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Silenzi

Neffa. Mi piaceva il primo Neffa, quando faceva rap. E subito dopo aver smesso di aver fatto rap e cominciato a fare pop, anche quello mi piaceva ancora.

Dopo non mi ha presa più di tanto.

Ma oggi in radio ho sentito questa canzone…

Ancora non capisco cosa vuoi di più
Dietro i tuoi silenzi cosa c’è
Scegli l’arma e all’alba di un mattino
Con la nebbia
Conta dieci passi via da me
Voltati e poi

Colpisci, colpisci dritto al cuore
Uccidi il nostro grande amore
È meglio se tu
Finisci, il tuo lavoro bene
Fino a che non ci sarà
Più vita dentro le vene

Le stelle sono sogni che svaniscono
Fra un minuto il sole sorgerà
E chissà se in fondo a quella luce
Nel tuo sguardo
L’ombra di un rimpianto passerà
Nell’attimo in cui

Colpisci, colpisci dritto al cuore
Uccidi il nostro grande amore
È meglio se tu
Finisci, il tuo lavoro bene
Fino a che non ci sarà
Più vita dentro le vene

Il primo colpo è ancora un’altro, e cade giù
In fondo è stato un bene che fossi proprio tu
Le foglie secche e il fango
E il freddo che si sente
Continua a dirmi che non potrai perdonarmi mentre

Colpisci, colpisci dritto al cuore
Uccidi il nostro grande amore
È meglio se tu
Finisci, il tuo lavoro bene
Fino a che non ci sarà
Più vita dentro le vene

Allora tu
Colpisci, colpiscimi


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20 settembre 2015

Come mi sento sola. Non mi sono mai sentita così sola come in questi ultimi tre giorni.

Del resto, non devo dimenticare che è così anche per una mia scelta.

 

ANGELO:
Condividerò con te parte del mio animo. Questo sentimento lo condividerò con te. Provi dolore, vero? Allora, lo senti questo dolore dell’animo?

REI:
Dolore? No, è diverso. È solitudine. Sì, è solitudine questa.

ANGELO:
Solitudine? Non capisco

REI:
Il dispiacere dell’essere soli. Noi siamo in molti. In questo possiamo detestare l’essere soli. Ciò è quel che si chiama solitudine.

ANGELO:
Tale è dunque il tuo animo, ed è colmo di tristezza. Il tuo stesso animo.

 

 

Che cosa sta facendo LUI? Cosa sta facendo LUI, in questa giornata di sole? Dov’è LUI?

Pensa a me, a noi, ogni tanto? Si sente mai solo, LUI?

Mentre io sto soffrendo, LUI dov’è? C’è già qualcun altro al suo fianco? Qualcuno per cui il pensiero di noi non lo sfiora neanche più?

Cosa sta facendo, dove si trova? Si sta divertendo? Che cosa fa in tutto questo tempo?

C’è così tanto tempo da dover occupare con qualcosa…

 

 

Ogni tanto, come oggi, mi viene l’ansia di dove fare qualcosa. Di dover andare in giro. Per forza. nella speranza, forse, di incontrare LUI da qualche parte.

Ma poi  mi forzo a non farlo. A che servirebbe? Quante possibilità esistono che io incontri LUI a caso a Milano?

Potrebbe essere da qualunque altra parte, poi. Mica sta fisso a Milano ad andare in giro a caso.

Non ha senso.

Come tutto, del resto.

 

 

Anche ieri, come tanti altri giorni, ho dovuto costringere i miei passi lontani dalla sua sede di lavoro.

È l’unico posto in cui so dove LUI sia. Sicuramente, LUI è li, dal lunedì al venerdì, forse qualche sabato. È l’unica cosa che ancora so di LUI.

Non so più niente, solo questo. Chissà, forse non ci lavora più. Allora non so più neanche questo.

 

In questa giornata così bella e splendente, il mio animo è spento.

Avevo avuto una qualche idea di andare in un parco, un parco a caso.

Ma, in qualche modo, pensarmi in un parco, da sola, in una giornata splendente, mi faceva provare la sensazione che fosse sbagliato. Che quello non fosse il mio posto. Come se lo splendore di questa giornata non mi appartenesse, come se io fossi un’estranea.

Mi sono rifugiata dal solito Arnold’s, con la sensazione di star semplicemente facendo passare il tempo che mi rimane, che mi rimane fino a lunedì, o che mi rimane da qui alla fine.

Sto solo facendo passare il tempo senza fare niente.

Sto buttando via il tempo, senza fare nulla di utile per me.

Perché sono ancora ferma al 6 luglio. Forse. Non so bene. So che non riesco a fare niente.

 

 

Dal lunedì al venerdì, mi alzo e vado in ufficio. Il mercoledì faccio lezione di giapponese. Il lunedì ho la terapia, che non so se voglio continuare. Il sabato vado a trovare i miei.

Per il resto, avanza così tanto tempo. Mi vengono in mente tante cose da fare, di continuo. Eppure non riesco ad affrontare l’idea di farle.

 

 

Non so perché, mi sono ritrovata a rileggere dei miei vecchi post, del  2008 e 2009.

Com’era tutto diverso.

Era tutto così luminoso, fresco. Il futuro era un pensiero dolce, con LUI al mio fianco, la nostra storia appena cominciata, i viaggi insieme. Le foto della Grecia. I post dei suoi disastri, i post dei miei disastri (molti di più).

 

Come abbiamo fatto a rovinare tutto?

 

Non riesco a uscire, parlare con gli altri, fare. Tutti giù a dire “vai, esci, svagati, divertiti!”.

Mi mancano le forze. Mi manca la motivazione. Mi manca qualcosa.

E’ un ciclo che si auto-alimenta. Sentirmi dire “esci e distraiti” mi fa sentire non capita. E non voglio stare con persone che non mi capiscono. E mi sento sola. E così via, in un loop infinito, autoconclusivo.

 

La verità è che non so assolutamente che farmene, di questo tempo. Che passa e basta. In solitudine.

La vita è solo tempo da far passare.

 

Scrivo qui, ogni tanto. Credo che non legga mai nessuno queste farneticazioni, ma la realtà è che lo faccio perché voglio scrivere i miei pensieri. Ho la sensazione che sia meglio farlo. Non so bene perché. Devo prenderne nota.


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17 settembre 2015

A casa. Da sola.

Stasera avrei dovuto uscire, ma ho tirato un mega-pacco. Già l’idea non mi entusiasmava, ma quando ho saputo che era da farsi sui navigli e dopo cena, ho detto definitivamente no.

Quando sono di umore normale, i navigli sovraffollati del venerdì e del sabato sera li malsopporto. Con la testa in semi-tilt che ho adesso, non era neanche il caso di parlarne.

Ho delle enormi difficoltà a relazionarmi con chiunque. Non riesco a fidarmi di nessuno. Temo che chiunque mi ferisca.

Sono troppo fragile.

Devo stare da sola.

 

Nel cercare una cosa nell’armadietto del bagno, ho trovato… uno spazzolino.

L’ho conservato per 7 anni.

Continuerò a conservarlo per sempre.

 

E’ lo spazzolino di un motel.

Il motel dove io e LUI ci siamo rifugiati per la prima (e unica) volta, solo per stare insieme in un posto un po’ comodo, non sempre in giro. Abitavamo abbastanza lontani.

 

Ma mai lontani quanto adesso.

 

Quanto ho amato quel momento. Quanto amavo LUI.

Era un periodo stupendo. Era un momento in cui avremmo voluto passare ogni secondo insieme. In cui dovevamo stare attaccati, il più possibile. Era un momento in cui ci cercavamo affannosamente. Continuamente.

Era un momento in cui io ero la cosa più importante.

LUI era la cosa più importante. E non ha mai smesso di esserlo. Anzi, negli anni, l’ho amato sempre di più. Sempre di più.

 

Ma soprattutto: per me non era solo un momento.

 

Per me è ancora così.

 

Il mio essere cerca sempre LUI.

Il mio cuore ha un buco a forma di LUI, in cui tutte le cose sprofondano e perdono di significato.

 

Io non ho mai smesso di amarlo. Per quanto io abbia sofferto, per quanto io abbia sbagliato, per quanto io possa anche provare rabbia e frustrazione, eppure, io amo sempre LUI.

 

LUI che mi amava. LUI che aveva dato inizio a tutto. LUI.

 

Io lo ricerco continuamente.

 

Di notte, quando non dormo.

Di notte, quando dormo. E sogno.

Al mattino, appena sveglia.

 

E sempre, durante il giorno. Il lavoro spesso riesce a distrarmi. Appena finisco un incarico, la concentrazione torna su di LUI. Che non mi vuole più. Per cui io non sono più niente.

 

Mi manca in modo inconcepibile.

 

Un pezzo del mio essere è sparito. La mia mente è un vetro crepato, a un passo dal disfacimento in tante minuscole schegge, inutili, inerti.

 

E io non sono niente per LUI.

 

Il mio dolore è come era il 4 e il 5 luglio, i due giorni prima del suo ritorno dalla Corea. Giorni in cui avevo avuto un orribile presentimento che qualcosa fosse irreparabilmente rovinato.

 

E poi, il 6 luglio.

 

La mia mente è ferma esattamente a quei giorni. Non è andata avanti di un millimetro.

 

Ho la sensazione che non andrò più avanti.

 

Solo il tempo, va avanti.

Me ne rendo conto quasi come se sentissi scorrermi addosso la corrente di un fiume.

Lo percepisco chiaramente.

Va avanti e sempre avanti.

Insensibile a tutto.

Lasciando indietro i miei giorni migliori, scomparsi inghiottiti dalla corrette, persi per sempre.

 

Persi come la mia ragione.

 


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13 settembre 2015

Oggi non mi riesce di svegliarmi.

Ho addosso un senso di letargo denso come glassa.

Non c’è nessuna ragione. Non ho fatto tardi, non mi sono stancata particolarmente.

 

Forse perché l’autunno è arrivato prima quest’anno.

 

Infatti oggi piove, sembra una giornata di novembre. Fa anche uno strano freddino umido, non eccessivo. Ma è la tipica atmosfera novembrina a Milano.

 

Naturalmente molto è dovuto a LUI.

 

Perché non c’è un momento che io non pensi a LUI?

 

Il risveglio al mattino, è sempre così doloroso. Dopo aver sognato LUI, poi.

 

Non riesco ad andare avanti. Non c’è alcuna ragione per cui io dovrei essere così fissata con LUI, ma è così. Eppure me ne ha fatte tante. Mi ha fatta soffrire spesso. Mi ha tradita. Mi ha lasciata.

 

Forse perché io mi ero innamorata di una persona diversa da come si è dimostrata dopo. Quella persona mi adorava. Era disposta a macinare chilometri solo per vedermi due ore. Potevo chiedere qualsiasi cosa, lui me l’avrebbe data. Potevo trattarlo male, lui voleva comunque me.

 

Ma poi siamo andati a convivere. E li è iniziato il declino. Nonostante quello che dice lui, è iniziato subito. Si è anche offeso quando gliel’ho detto.

Si infatti stava così bene che dopo 2 anni di convivenza si è preso una cotta per una tipa coreana e parlava già a tutti che lei era la sua prossima ragazza.

 

Vivevamo insieme ma i momenti di intimità si erano ridotti. Paradossale no? Io l’ho sempre trovato paradossale!

Il tutto ha coinciso con un mio momento nero, in cui il lavoro che stavo facendo era così orribile da far venire fuori le mie peggiori ansie e traumi.

 

E’ andata sempre peggio.

Ma, gradualmente, la psicoterapia e soprattutto la voglia di migliorare le cose, francamente credo che mi abbiano resa una persona migliore di quella che ero 7 anni fa.

 

Ma per lui ormai non aveva più nessuna importanza.

 

Rapidamente come gli è venuto interesse per me, altrettanto gli è passato tutto l’interesse.

 

Io. Non riesco ad andare avanti.

Negli ultimi mesi, quando lui diceva “non sta andando bene, io non sento più, non lo so…”, io gli chiedevo “e non puoi tornare come prima?”.

Oppure diceva “non va bene che vada così…” e io “e non puoi migliorare??”.

Sarà stato ingiusto, ma io credo che TUTTI possiamo migliorare.

Se ci accorgiamo di sbagliare, facciamo ammenda, e poi cerchiamo di diventare persone migliori.

Io la penso così.

Quante volte ho chiesto scusa nella vita? Innumerevoli. Ho perso il conto. Ma dovevo farlo, e poi correggere quel mio atteggiamento.

Se l’uomo non è su questo mondo per perfezionarsi, per che cosa, allora?

 

Perché siamo qui?

 

Ogni mattina il mio primo pensiero è: Sono ancora qui. Perché non sono svanita nel nulla?

 

Odio l’idea di vedere chiunque. Mi sento vulnerabile.

E tutti vogliono sapere, sapere, sapere. Tutti si aspettano che io mi confidi e racconti tutto.

Mi sento violata da questa curiosità.

 

Tutti sono così felici. Tutti in coppia. Vedo in continuazione attorno a me partner che si prendono cura l’uno dell’altro. Anche coppie in cui uno pensa “mamma mia quanto è racchia lei…” c’è un lui premuroso, che le cinge le spalle. Che fa qualcosa per lei.

Se vedo coppie felici con bambini, piango. E’ più forte di me. Piango persino quando li vedo in tv. Dal vivo non posso neanche stare in loro presenza.

Perché loro si amano. Loro non hanno smesso di amarsi. Mai. Avranno avuto dei problemi, ma non hanno minato l’affetto che sentivano reciprocamente. Quelle persone si sono scelte fino alla fine.

Sono sicura che non sentono l’uno per l’altra la stessa attrazione dell’innamoramento dei primi tempi. Ne sono certa. Eppure hanno deciso di stare insieme. E di creare un’altra persona, e costruire una famiglia.

 

Io non ho più ricevuto particolari attenzioni dal 2010 circa. LUI non avrebbe mai fatto qualcosa di serio per me – oh si una volta mi ha curato un taglio sull’alluce.

Ma io parlo di premure quotidiane. Il pensiero che qualcosa potesse farmi piacere. Questa eventualità non gli passava neanche per il cervello.

Io avevo sempre in mente qualcosa che poteva piacergli, oltre alle cose che dovevo fare. Beh, LUI non la vedeva affatto così. Non dovevo dedicarmi alle pulizie prima che dare attenzioni a LUI, per esempio. O la spesa. Nonostante pensassi sempre a LUIe innanzitutto a quello che poteva piacergli, non era contento. Diceva che sbagliavo e che LUI poi doveva rimpinguare con altre piccole spesine.

 

LUI si rifiutava persino di andare a Como alle 16:00 di domenica pomeriggio “perché ci vuole troppo tempo”.

Nota, bene, ci vogliono 45 minuti da dove siamo. Ad andar male, un’ora. NON E’ PER NIENTE TROPPO TEMPO. Ci mettevo tranquillamente il doppio ad andare in università ogni giorno (e altrettanto a tornare).

LUI, che i primi tempi faceva Rho-Desio andata e ritorno quasi ogni giorno solo per vedermi due ore, quando andava bene.

Improvvisamente 45 minuti per andare a Como era “troppo”. Gli avevo detto dai, andiamoci, non puoi farlo perché te lo chiedo io?

No.

Poi si è offeso perché mi sono arrabbiata (nel mio modo naturalmente, ovvero diventando gelida. E non riusciva a capire il perché! Ma vi rendete conto?? Qualcuno mi risponda qui! A voi non sembra ovvio che dovesse capirlo? Sono pazza io??)

 

LUI per me non avrebbe fatto neanche un tragitto di 45 minuti. LUI per me non avrebbe fatto più NIENTE.

 

Se stessi zitta e sparissi in punta di piedi da questo mondo, sarebbe la fine di una gran seccatura.

 

E su questo, sono d’accordo anche io.

 


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Il regno delle cimici verdi

cimici_verdi

 

AVETE ROTTO LE PALLE.

SAPPIATELO.


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Sorpresa all’Ikea

Dunque.

Sono stata all’Ikea martedì sera.

Secondo me dovrebbero creare delle Ikee child-free. Sarebbe un successo strepitoso. Ne sono convinta.

 

Ma soprattutto: il cappuccino decaffeinato.

E’ buonissimo! Non me l’aspettavo PER NIENTE!!!

 

Amo questi piccoli piaceri quotidiani.


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7 settembre 2015

Non so come uscirne, da questa disperazione. Non  voglio esistere.


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