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Urusei yatsura

Sono ancora da Arnold’s oggi. C’è un susseguirsi di gente chiassosa. Soprattutto ragazzine.

Che gente stupida. Che gente rumorosa.

Urusei yatsura!

001
Ero anche io così, da ragazzina?
Secondo me no.
Ma chissà come venivo percepita dall’esterno.
Comunque ho parlato con varie persone.
Del fatto che mi infastidiva che questa ragazza avesse fatto quella cosa a qualcuno.
Ha cambiato del tutto il modo in cui ero abituata a vederla.
Lo ha stravolto.
Adesso la conosco per una persona che è capace di fare quella cosa. E lo ha fatto.

E io non riesco proprio a farmelo piacere, questo fatto.

Ho anche mandato al diavolo la mia migliore amica che mi ha detto “ma si, ma tutti possiamo farlo!“.

 

Cosa? Che cosa?? Tutti possiamo farlo? Tutti possiamo far sentire un’altra persona una merda?

No. NO! Non è vero! Io non lo farò mai! Io non farò mai questa cosa! No! Non è vero che siamo tutti uguali! Non è vero che possiamo tutti fare del male! Io mi rifiuto di accettare questa cosa! NO!!

Tutti siamo capaci di fare cose cattive? Tutti possiamo essere malvagi? Io MI RIFIUTO di cedere a questa affermazione! Mi rifiuto, capito?? Io NO!! Io non ne sarò capace! Chiaro??

 

Neanche lei mi capisce. Quindi ho mandato tutti al diavolo fino a data da destinarsi – lei, l’altra amica, tutti. Poiché ne ho parlato con tutti e nessuno è d’accordo con me.

 

Io non riesco ad accettare questa realtà in cui tutti accettate la cattiveria, la scorrettezza e gli atti infami come se fossero “normali”.

 

“Ma si, possiamo farlo tutti”.

 

Così, con leggerezza. Come se fosse una cosa da niente.

Questa cosa mi ammazza.

 

Come si può essere così superficiali?

 

Io non ho mai trattato un’altra persona come se fosse una cosa repellente, un’appendice da amputare. Né mai lo farò. Perché NESSUNO merita di essere trattato così, e NESSUNO dovrebbe soffrire per lo stupido egoismo di qualcuno.

E se sono diversa da chiunque, vuol dire che sarà così, ma non posso violentare la mia natura, il mio Sé, per accogliere un’idea tanto orripilante come la “normalità” di questa sofferenza.

Sono intransigente e inflessibile, perché sono nata con questa natura?

Non lo so, e non posso farci niente. Questo è il mio Io, e me lo tengo.

Se significa stare da sola, starò da sola.

Oh, tanto, non è che ci volesse molto. Ho amici che si contano in meno dita di una mano. Da li a zero il passo è breve. Oltretutto se devo sentirmi ferita in continuazione, tantovale stare da sola.

Sarò morta solo se smetterò di indignarmi.
Solo allora, Io non ci sarò più e neanche questa visione del mondo.


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Rivelazioni

Dunque, per cominciare devo fare un ringraziamento e una domanda.

Ringraziamento: GRAZIE tutti per le parole di conforto e incoraggiamento.
Anche se “tutto passa” e ” nella vita capitano momenti di tristezza” non hanno nessun senso. Sappiatelo.
Ma comunque, grazie!

Domanda: ma voi come visualizzate il nuovo layout del blog? Non vi sembra che sia ENORME? No?
(prima che me lo diciate: no, non è possibile modificare la grandezza del carattere)

 

 

Poi, per continuare: fra ieri sera e oggi ho avuto due rivelazioni.

 

PRIMA RIVELAZIONE
Avuta oggi, grazie al commento di Donatella al mio precedente post.

In effetti, non avevo guardato la questione del furto del mio portafogli-portadocumenti-kindle-pochette in un’ottica più “globale”.

In pratica, se non fossi intervenuta io, è assai probabile che il vecchietto in questione sarebbe stato derubato lui stesso, il che sarebbe stato veramente molto molto brutto dato che si era già fatto parecchio male.

Effettivamente, è meglio che sia successo a me. Io non ho problemi di salute né di mobilità. Ci ho messo un giorno e mezzo e tanti tanti giri in macchina, ma ho tutti i documenti nuovi (beh a parte quelli che devono arrivare a casa: bancomat, patente, tessera sanitaria. Di quest’ultima però ho un documento sostitutivo equiparato all’originale che mi ha permesso di chiedere il duplicato del bancomat e della carta di credito. E quindi è già qualcosa).

Insomma, nella ruota karmica cosmica spaziale (se esiste), in realtà è meglio che il fattaccio sia successo a me piuttosto che a un povero anziano che si era anche già fatto male. Magari col suo passo malfermo, avrebbe dovuto fare tutti i giri che ho fatto io, e ci avrebbe messo un mese e si sarebbe stressato tantissimo – vai dai carabinieri, in posta, torna dai carabinieri, vai all’agenzia delle entrate, torna alle poste, vai alla asl… povero.

No, è vero, è più giusto che la cosa sia successa a me. È stato uno shock – guardi la borsa ed è semi-vuota, vi assicuro che il cuore salta un battito, però beh, alla fine gestibile. Ce l’ho fatta a fare tutto. Da sola.

Stressante ma gestibile. Per un anziano senza molti mezzi, sarebbe stato stressante e difficilissimo.

Vabé… Destino, mi devi un favore!

E comunque, ripeto, chiunque abbia commesso il furto: VI VENISSE IL CAGOTTO FULMINANTE PER GIORNI E GIORNI.

E COMUNQUE AVETE IN MANO UNA MANCIATA DI SPICCIOLI E UN MUCCHIO DI DOCUMENTI INVALIDI. SIETE DEI CRETINI!!

 

 

SECONDA RIVELAZIONE (più importante)
Avuta ieri sera, scrivendomi su Whatsapp con una amica.

Questa amica è una delle amicizie acquisite tramite LUI.
È una cara ragazza, solare, tenera, generosa. Ma ha dei difetti, come tutti.
In queste settimane mi è stata piuttosto vicina e mi ha offerto molto supporto e molto affetto.

MA
Ecco la nostra chat di ieri sera:

S:
LUI scrive “vorrei che stessi bene”
quanto è incongrua questa cosa??
facile poi
se io stessi bene
LUI avrebbe la bella coscienza a posto
sarebbe bello eh?

Lei:
Esatto
Per lui sì

S:
sai io non capisco la fine di un amore
infatti io sono sempre stata lasciata
io non avevo mai smesso di amare i miei partner
parlo di storie importanti

Lei:
Io ci pensavo quando lasciai il mio ex…
mi dicevo “ma come posso provare per lui il nulla se prima sentivo tutto?”

S:
e qual’è la risposta?

Lei:
Forse ho pensato che con lui tutta la vita non sarei stata felice, perché eravamo entrambi molto cambiati
Il modo in cui ero cambiata non funzionava col modo in cui era cambiato lui

S:
io credo che per LUI sia stato così
il fatto che tu lo hai vissuto nello stesso modo
il fatto che tutti riusciate a farlo
mi tortura
mi spiazza
non riconosco più niente

Lei:
Mi spiace, ma è qualcosa di ingovernabile….
io ero arrivata a non sopportare più il suo odore, mi nauseava l’odore della sua pelle…so che è bruttissimo…ma purtroppo è stato così…
Avresti voglia questa sera di vederci? Chiacchieriamo un po’. Possiamo passare dalle tue parti, o se vuoi passare da qui, o anche domani sera se ti va

S:
no.
il pensiero
che io
sono questo per lui
mi sta dilaniando
non posso farcela

Lei:
Non so se per lui è così…lo è stato per me… Io non lo odiavo, non avevo nulla contro di lui, so anche che era innamoratissimo…ma non riuscivo più a vedere un noi.

S:
allora è lo stesso

Lei:
In questo somigli a mio marito, mi sa che lui riesce a capirti di più…
Che ne pensi di vederci stasera o domani sera?

S:
non posso farcela

 

 

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come posso provare per lui il nulla se prima sentivo tutto?
ho pensato che con lui tutta la vita non sarei stata felice, perché eravamo entrambi molto cambiati
Il modo in cui ero cambiata non funzionava col modo in cui era cambiato lui
è qualcosa di ingovernabile
ero arrivata a non sopportare più il suo odore, mi nauseava l’odore della sua pelle
Io non lo odiavo, non avevo nulla contro di lui, so anche che era innamoratissimo
ma non riuscivo più a vedere un noi
********************************************************************************************************

 

Queste parole

QUESTE PAROLE

Queste parole sono LA FORMA SCRITTA DEL SUO ATTEGGIAMENTO VERSO DI ME.

Pari pari.

 

È proprio come lui si poneva con me.

Non riuscivo a tradurlo in parole.

 

Adesso eccole. Le parole sono queste qui.

 

Quindi adesso SO. So che cosa percepisce lui di me.

So che gli sono venuta a nausea.
So che non sopporta più di starmi vicino.
So che ha maturato un sentimento di repulsione verso di me.

LO SO. E non tentate di dirmi qualcosa. È così.

 

Ovviamente, capire questa cosa mi ha ferita moltissimo, ho iniziato a piangere mentre ero in ufficio, ho sentito che i frantumi del mio essere venivano frantumati in pezzi ancora più piccoli.

Queste continue cose, informazioni, avvenimenti, situazioni che sopraggiungono un po’ alla volta, sono come un continuare a tagliarsi e tagliarsi e tagliarsi sempre nello stesso identico punto.
Qundo stai faticosamente e lentamene cercando di rimarginare, capita sempre qualcos’altro che taglia proprio dove c’era già il taglio, che è ancora più doloroso del taglio iniziale.

Mi sono sentita ancora meno di niente. Un NIENTE di merda.

Poi, con il passare delle ore, si è come sbloccato qualcosa. Non so cos’è, non so come mai. Boh.
Mi sono accorta che la mia mente – come se ci fosse proprio un’altra persona dentro di me che stava pensando – stava mandando in circolo nel cervello questa sequela di pensieri: “ah è così? ah quindi è così? quindi io per lui sono questo? sono una cosa repellente? sono una cosa sgradevole? sono una cosa da schifare? ah è così? quindi è così, eh?

E niente. Non è che ci sia veramente una conclusione. Non è che mi chiedessi “ah è così, quindi adesso farò cosà“. No. È stata solo un prendere atto di una cosa.

Anche se inconcludente, questo pensiero, ha fatto qualcosa. Qualcosa che ha attutito il pungiglione di quel dolore. Non so perché. Non ha nessun senso. Ma è così.

È come se la consapevolezza di SAPERE mi stia facendo da base per andare avanti.
Chissà se è veramente così o se è solo una sensazione illusoria.
Comunque. Il giorno che ho scritto a LUI per la storia delle bollette rubate con i suoi dati, LUI aveva reagito in quel modo gelido come faceva e fa ultimamente e io ero stata malissimo e mi ero sentita niente e orribile.
Ecco, quel giorno non sono riuscita a scrivergli subito, anzi, pensavo di replicare la stessa indifferenza non scrivendogli più nulla.
Invece, qualche ora dopo non ce l’ho più fatta e gli ho scritto: “Potevi almeno chiedermi come stavo. Non era una domanda che implicasse vicinanza sentimentale o altro. Sarebbe stato NORMALE farlo“.
Lui ha risposto il giorno dopo, facendomi questo bel regalo di compleanno: (riassumo il messaggio) “Mi pareva che stessi bene, non ho pensato che potesse esserti successo qualcosa. Mi sto allontanando. Comunque vorrei che tu stessi bene“.
Ho risposto: “Come faccio a stare bene quando tu non sei più con me, e io ti vorrei? Come faccio a stare bene quando tu hai smesso di amarmi? Io non ho mai smesso di amarti. Comunque, dobbiamo vederci. Queste cose, tu devi dirmele di persona, guardandomi“.

Vi pare che LUI abbia risposto?
No, chiaramente.

Perché io sono ripugnante, e non merito una risposta. Vedersi poi, figuriamoci – chi vorrebbe vedere una cosa repellente come me.

Non lo so. Ora che ho finalmente capito come mi vede lui, capisco anche che è meglio non parlarsi. Non vedersi. NON – e basta.

Paradossalmente, sapere che per lui sono una cosa repellente, mi sta aiutando.

Non credevo di poterlo dire.

 

Certo, i frantumi del mio animo sono diventati piccoli e fini quasi come sabbia, per quanto sono stati triturati da questi dolori.
Però.
Vediamo dove mi porta questa cosa che sto sperimentando adesso.

 
P.S.
Adesso questa amica e suo marito vogliono che io esca a bere qualcosa con loro, presumibilmente vogliono darmi un regalino di compleanno (che poi è anche molto vicino al compleanno del marito – se dovessi uscirci, dovrei procurarmi un regalo anche io).
Ma io non so se ci voglio andare.
Non so se voglio ancora uscirci, con loro e in particolare lei: di persone che hanno maturato un disgusto verso di me, me n’è bastata una sola. Non ho bisogno che ce ne sia anche un’altra. E siccome lei è capace di questo, io non so se voglio averci ancora a che fare.

Voi cosa ne pensate? Faccio male?


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Tanti auguri – agosto 2015

Sei in macchina, fermo allo stop, a 100 metri da casa tua.

Dall’altra parte dell’incrocio, vedi un anziano che piglia male il marciapiede e cade rovinosamente in avanti.

Ha fatto un rumore proprio tipo *spiaccic!*

Vai subito li, accosti, e con l’aiuto di un altro tizio lo risollevi.

Siccome ha lasciato metà faccia sul marciapiede, con delle salviettine cerchi di tamponargli un po’ il sangue.

Comunque, tempo 2 minuti, sembra più o meno reggersi da solo e camminare lentamente, quindi andrà a casa.

Bon, fine di tutto.

Tu risali sulla tua macchina, vai a casa, scarichi la spesa, sali nell’appartamento, fai un paio di lavatrici mentre mangiucchi due cose, fai la doccia, metti un po’ a posto.

Vai a dormire.

Fine.

.

Il mattino dopo, prendi la borsa, il pranzo, e vai in ufficio.

Arrivi fino in ufficio, poi, nel mettere la borsa nell’armadio, ti accorgi di una cosa.

Una cosa inequivocabile.

Orribile.

IL TUO PORTAFOGLI, IL PORTA-DOCUMENTI E PERSINO IL KINDLE SONO SPARITI.

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Del tutto.

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Freneticamente, corri alla macchina, controlli mille volte, prendi la giornata di ferie dal lavoro, guidi come Schumacher fino al supermercato dove avevi fatto la spesa, non c’è niente, vai a casa, controlli il garage, controlli l’appartamento.

Niente.

(e del resto era impossibile che ci fossero, casa e garage sono talmente ordinati che vedresti uno spillo)

E li, realizzi.

La cazzata cosmica che hai fatto.

Mentre raddrizzi un vecchio e cerchi di raccogliergli i denti da terra, qualcuno si è graziosamente servito dalla tua borsa.

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E’ veramente bello fare buone azioni. Stupendo. Per ogni buona azione che fai tu, un altro te ne lo mette in quel posto.

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La fortuna nella sfortuna è che: avevo pochi contanti (50 euro), non mi hanno rubato il cellulare e le chiavi di casa (ed è per questo che non mi sono accorta subito del furto), non hanno rubato la fotocamera di 270 euro.

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Il pensiero va a un gruppo di ragazzini sudamericani che come al solito non faceva niente nel parchetto li immediatamente a fianco del luogo dello spiaccicamento & furto – i sudamericani sono sempre li a non far niente. Sembra che abbiano risorse infinite di tempo.

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Spero che i 50 euro che c’erano nel portafogli gli abbiano fatto sparare la dose letale.

E non scherzo.

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Ho passato 10 ore fra andare da carabinieri a ufficio postale (chiuso) a casa genitori (a elemosinare un po’ di contante) a macchinetta foto a ufficio postale (aperto ma non mandano avanti la riemissione di bancomat e carta finché non gli do l’originale del codice fiscale – che mi hanno rubato) a carabinieri di nuovo (avevano sbagliato una cosa sulla denuncia!!).

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Non ho mangiato niente oggi. NIENTE. solo bevuto acqua. Ma vi assicuro che non me ne sto accorgendo, tanto è lo sconforto.

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Anche dai carabinieri poi, un servizio pessimo. Non gli interessava niente di niente. Né chi, né come, né dove. Mi hanno testualmente detto che a loro interessa solo la denuncia dei documenti, così poi posso farmeli rifare. Basta. Non gli interessava affatto la descrizione di tutta la refurtiva, né della dinamica del furto. L’idea che io ti dica che il mio portafogli è fucsia, in modo che, che so, se qualcuno ha la bizzarra idea di riportarglielo, o il kindle… almeno sai che sono i miei, mi chiami e me li vengo a prendere.

Macché. Non gli interessa. “Questi sono effetti personali”, dice storcendo la bocca. Come se dicesse merda.

PESSIMO. Neanche l’esortazione a fare un giro da quelle parti di sera per vedere che bella gente bazzica il luogo – niente.

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Ma si, lasciamo la città in mano a scippatori e spacciatori.

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Nel portafogli, oltre a pochi contanti e alle carte, c’erano le varie carte dei supermercati, alcuni biglietti da visita aziendali, la tessera dell’ANED e anche il fazzoletto a righe, a cui tenevo immensamente.

E c’era una foto di LUI, del tempo in cui mi amava.

Non riuscivo a staccarmene.

Il portafogli stesso, me l’aveva regalato LUI.

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Nel borsello documenti, c’erano: patente, codice fiscale, tessera sanitaria, e già questa è una perdita immane. Uno strike.

Poi mille milioni di carte di negozi (farmacia, sephora, OVS ecc) oltre alla prescrizione dell’oculista.

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Il kindle. Con dentro 2304982049 libri. In una custodia di Peko-chan della Glico che avevo comprato a Osaka.

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La pochette del Tarepanda. Anche questo era un regalo di LUI. Del nostro primo viaggio insieme.

Era una pochette che conteneva cose di poco valore – pinzette, cerotti, un pettinino, un mini set per lenti a contatto, uno spray al peperoncino che mi aveva regalato mio fratello – ma per me erano cose importanti. Utili.

La pochette da sola aveva un valore incalcolabile. Era un ricordo immane.

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Hanno rubato anche 3 bollette: luce, gas e spazzatura. Mi servivano per fare le volture delle utenze.

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Morti di fame.

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TANTA CACCA AL CULO, VI VENISSE.

Dovete morire.

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Comunque, ecco cosa mi ha dato il colpo di grazia: ho mandato un messaggio con whatsapp a LUI, perché nella mia ingenuità (ma chiamiamola anche stupidità) volevo avvisarlo che qualcuno di losco aveva in mano i suoi dati personali (non molti, ma già il codice fiscale è qualcosa), prima che un giorno si ritrovasse intestatario di un bordello ecuadoriano.

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Gli ho anche scritto “mi dispiace tanto”.

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Risposta:

“Ah mi dispiace! Non fa niente, grazie di avermi avvisato. Novità dalla cooperativa?” (qui è una lunga storia, comunque una cosa amministrativa che è in sospeso fa me e LUI).

Ora

Chiamatemi pazza

Chiamatemi idiota

Chiamatemi deficiente

Avete pienamente ragione

Ma

Un “o cavolo, ma tu stai bene?” non sarebbe stata una domanda legittima, normale??

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No.

.

NO.

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Non in questo mondo. Non in questo mondo in cui tutti vivete così bene, riuscendo ad accettare una realtà orribile. In questo mondo osceno, non c’è nemmeno questo. Empatia. Una vaga preoccupazione. Abbiamo solo vissuto insieme per 6 anni.

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Questo mi ha fatto stramazzare. Ho proprio sentito un click nel cervello.

E’ dalle 14:00 che non riesco a tenere a freno le lacrime.

Sto diventando sempre più stupida.

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Valgo talmente NIENTE, che non vale la pena di chiedermi se sto bene (fisicamente).

Non sono NIENTE, capite, niente.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Non mi sono mai sentita più una merda di questo momento. Lo stesso identico valore di una cacca di piccione.

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Io NON ce la faccio.

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Domani è il mio compleanno.

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TANTI AUGURI.


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Riflessioni e dolori

Io ci provo. Ci provo, ad andare avanti. Ma la verità è che lui mi manca. Mi manca ferocemente.

Mi sveglio nel cuore della notte tormentata da sogni in cui lui sorride, mi stringe e dice che starà con me.

Svegliarsi è qualcosa di orribile, disumano.

Quando ti rendi conto che non è un incubo.

Che lo hai perso davvero.

Che LUI NON C’È.

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Da mercoledì sono a casa, stroncata da una influenza orrenda che bizzarramente ho preso in agosto.

Sorvolando su quanto sia stato difficile farmi dare la malattia dal sostituto del mio medico (ho dovuto andare io da lui con una febbre da cavallo), sono tre giorni e mezzo che non faccio altro che dormire e trascinarmi dal divano al bagno e in generale rivoltarmi sul divano in un bozzolo di coperte, lenzuola, cuscini e dolori sedati con medicinali.

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In questi riposi diurni e notturni, non c’è una volta che non mi risvegli di soprassalto, con quella sensazione acre, pungente, che sia tutto sbagliato.

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La sensazione che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato.

Addirittura che IO stia sbagliando.

Che io stia sbagliando tutto.

Ma che cos’è che sto sbagliando, io?

Che cosa c’è che devo capire?

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LUI mi manca. Mi manca sempre. Atrocemente.

Io amavo condividere qualsiasi cosa con lui. Qualsiasi.

Sempre.

Qualsiasi cavolata mi venisse in mente. Gli scrivevo, gli mandavo foto, gliene parlavo. Per me quello che mi succedeva era quello che ci succedeva, quello che vedevo io, lo facevo vedere anche a lui per condividerlo, subito.

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Per il lavoro il discorso era più complicato. Lavorando in ambiti così totalmente diversi, era difficile far capire che cosa facevo, quali erano i problemi. La stessa cosa per lui.

Oh, ci abbiamo provato per anni, a parlarci dei nostri lavori, sempre senza risultati apprezzabili.

Però per me non è mai stato molto pesante non parlargli del lavoro in dettaglio. Anche solo dire che è molto pesante e che ho tantissima pressione, rimanendo sul vago, andava bene. Quello che cercavo non era una comprensione delle dinamiche di ufficio, quello che cercavo era: amore. Coccole. Conforto.

Nessuno può capire al 100% i tuoi problemi di lavoro. Anzi magari i tuoi problemi di lavoro non riesce neanche bene a figurarseli, magari gli sembra tutto facile e pensa “vabé, perché non fa così o cosà?“, ma non significa che non possa confortarti. Può aiutarti anche senza sapere esattamente cosa succede.

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Forse LUI trovava stupido tutto questo.

Forse LUI detestava questa quotidianità di cose da condividere.

Forse non gliene fregava niente, né di quello che gli dicevo, né di condividere le cose con me.

Forse si aspettava altro da me.

Forse io non ho mai capito LUI da sempre, e ho sbagliato tutto fin dall’inizio.

Forse, tutto.

Forse può essere successo tutto.

Ammetto di non avere capito tante, tante cose.

Se scusarmi potesse far tornare indietro il tempo, se potessi fare tutto giusto… 

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Ecco, magari è questo che l’inconscio sta cercando di dirmi.

Anche se non capisco: a che pro? Cosa posso fare ormai, anche avendo capito tutto questo?

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Lui è per me come l’emisfero sinistro del cervello.

Perderlo mi ha compromessa.

Chiunque mi dice “come, compromessa?”

Che c’è da capire, compromessa!

Se voi perdeste l’uso delle gambe, i polmoni, un pezzo del vostro cuore, sareste o no compromessi?

E quindi cosa c’è da capire??

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Perché non sono morta?

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Non dormo bene. Prendendo sonno, mi sveglio di scatto diverse volte. Una volta preso sonno, non dormo mai per più di un’ora e mezza di fila.

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Non bevo più un goccio, se è questo che state pensando. Stranamente, ho smesso del tutto. Mi faceva stare peggio, se è possibile.

Quindi sto così da sobria.

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Che altro.

Dato che le cose non arrivano mai una alla volta, mi è anche venuto il ciclo. Non è mai stato indolore, ma a volte gli piglia proprio la carogna – tipo questa volta.

Mentre sto scrivendo non avete idea di che mal di pancia ho. Vedo le stelle.

Le ho provate tutte. Borsa di acqua calda, massaggio, bevanda calda. Ho preso già un antinfiammatorio per il mal di gola, dovrà fare qualcosa anche per la pancia. Forse.

Fra poco faccio 33 anni tondi tondi. E ho ancora i dolori mestruali.

E sono sola.

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Sono a pezzi fisicamente ed emotivamente.

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Piegata.


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Ultimo giorno di vacanze estive 2015

Domenica. Domenica 17 agosto 2015.*SIGH*

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00.

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Durante questi giorni ho fatto di tutto e di più per sforzarmi di essere in vacanza.

Mi sono rifiutata di occuparmi delle volture di luce, gas, spazzatura.

Ho ignorato i lavori da fare in casa (rimozione tasselli, stuccatura, imbiancatura, cambio radicale tendaggi).

Ho cercato di rimanere a casa il meno possibile.

Non vi dico quanto sia stato difficile fare tutto questo, soprattutto se si ha una mente ossessivizzata per i doveri, la precisione, l’ordine, il principio di “prima il dovere e poi il piacere”.

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Ma dovevo per forza costringermi in una condizione di relax.

Primo, per cercare di trovare un po’ di sollievo. Poiché non sono morta, ho dovuto cercare di fare qualcosa. Qualcosa che piacesse solo a me. Se c’è una e una sola cosa positiva di essere da sola, è che non devo più fare compromessi.

Ci sono stati giorni in cui non sono riuscita ad alzarmi e sono rimasta inchiodata al divano per 20 ore, ho dovuto chiamare a lavoro per dire che non andavo, ho dovuto annullare uscite con amici.

Ma non volevo che andasse così durante questi pochi giorni di libertà.

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Secondo: per una questione di principio.

LUI è sparito per 3 settimane, credo sia in Cina o uno di ‘sti paesi dove non ti piglia il cellulare, in ogni caso, se LUI va in vacanza, io no??

Ho solo una settimana, e mi sono riposata. Dovevo riposarmi. Devo riposarmi.

Certo un paio di giorni li ho dedicati a grandi pulizie – martedì 11 agosto sono rimasta in casa a fare pulizie totali, soprattutto lavaggio vetri (che sono TANTISSIMI), ma anche pulizia balcone, bagno, pavimenti, ri-organizzazione cantina (quando sparirà un enorme ET a grandezza naturale non di mia proprietà andrà molto meglio).

Una serata ho passato il tempo a smontare un mobiletto ikea, imballarlo per benino e portarlo in cantina (con ulteriore ri-organizzazione della stessa e buttaggio di robe che dovevano essere buttate). Ho guardato 2 tavoli e 6 sedie EMU in solido metallo, indistruttibili (di non vi dico che costo e non vi dico di chi fosse l’idea che assolutamente dovevamo comprare quelli e non altri – non sia mai che prendessimo cose che realisticamente potevamo tenere buttate all’esterno per un pugno di euro. Risultato di cotanto dispendio di euri ed energie: usati 1 volta, forse 2). Comunque, ho guardato ‘sta costosissima roba di EMU, e ho ricoperto tutto di teli di plastica (fortuna che li avevo tenuti dall’imballo originale). Che non si sa mai. Un giorno potrei anche decidere di metterli in bella mostra, fare delle foto e vendere tutto. Tanto occupano spazio e basta.

Comunque.  parte fare queste cose, sono uscita di casa, ho fatto solo cose rilassanti e che mi piacevano (con qualche limite, ma niente di che – ne parlerò in un post separato).

Avrei bisogno di ancora un po’ di vacanze… : (

Domani è lunedì e io odio il mio lavoro.

: (


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Ferragosto 2015

So che è difficile capirmi, ma…questo posto mi rilassa. Mi ci sento come a casa.
Si, è uguale a Starbucks.
E già quindi capirete che in Italia è una rarità. Tante bevande, molto posto, raramente gente che parla a voce troppo alta (tranne in questo momento, in cui è entrata una famiglia con bambini oltremdo rumorosi), divani e poltrone oltre alle sedie, wifi gratis.

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Per fare un salto di qualità bisognerebbe vietare l’accesso anche ad animali (possono entrare cani di piccola taglia) e bambini sotto i 15 anni, ma spero che in giorno ci arriveremo.

Comunque, in questa settimana di ferragosto, in cui ero a casa dal lavoro, è stato il mio rifugio. Sarei morta se non ci fosse stato questo posto. Ne ho bisogno (e c’è l’aria condizionata, che a casa non ho). Mi sento bene. Qui dentro.

C’è anche chi si sente un po’ troppo a casa sua:

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M’è venuta un po’ mossa, ma non potevo farmi vedere mentre la facevo… In compenso mi risparmia la fatica di blurrarla.

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Una ragazza dello staff voleva farla sollevare, poi chissà, avrà avuto pietà… non le ha più detto niente.

Qui dentro è pieno di stranieri (soprattutto asiatici) e molti sono stanchi dopo un lungo viaggio per essere arrivati a Milano.

comunque, questo posto ha una piccola pecca: generalmente è un po’ più caro di un qualsiasi bar. Ma niente di trascendentale.
E poi ha una grossa pecca: chiude alle 20:00.

Spero che un giorno capiranno che è decisamente troppo presto. D’estate poi, è praticamente ancora giorno.


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Irritazione e trasporti a Milano

Stamattina in treno per Milano. Una ragazza chiede ad un’altra, nel posto a fianco al mio: “Scusami… se scendo a Garibaldi poi non ho problemi a uscire? No sai non ho fatto il biglietto… Cioè io devo andare in Stazione Centrale… se scendo a Garibaldi poi come devo fare?  Non posso entrare direttamente in metropolitana? No poi quindi devo fare il biglietto? Cioè no perché cioè adesso scendo qui ma poi come faccio…

Già qui ho smesso di ascoltare.

ALLORA

Punto 1 –

Magari, quando prendi il treno, il biglietto è meglio che te lo compri. Non che poi ammorbi la gente attorno a te perché sei preoccupata che all’uscita in stazione ti controllano il biglietto. Io quando non l’ho fatto a Camogli, mica ho rotto le balle a qualcuno. Se un controllore mi avesse detto qualcosa, ero pronta a rispondere come si deve perché c’erano ragioni precise per cui non avevo potuto farlo. Quindi lei il biglietto non l’ha fatto perché non potesse materialmente, ma perché non l’aveva fatto e basta. E poi faceva anche difficoltà per comprare il biglietto della metropolitana. Tanto che la ragazza a cui si stava rivolgendo ad un certo punto è sbottata e le ha detto “E scusa, fattelo il biglietto, no??

E cazzo, fattelo il biglietto, no? Costa ben € 1,50! Un capitale!!

Hai un iPhone di ultima generazione e fai storie per € 1,50?? Ma che schifo è??

 

Punto 2 –

Se alla tua età (circa 30, così pareva) non sai ancora orientarti in una stazione, è meglio che te ne stai a casa, vai a piedi o in bici. Lascia perdere i treni, tanto meno i treni che vanno in stazioni di interscambio con la metropolitana. E’ troppo complicato per te. Lascia perdere.

Comunque, indicazioni generali per chi prende i treni Trenord a Milano e hinterland e la metro ATM e non ha sufficienti abilità per cercare informazioni in internet su come muoversi:

Per i treni non ci sono tornelli chiusi all’uscita della stazione, potete uscire liberamente. Nella maggior parte delle stazioni, potete anche entrare liberamente. I controllori al 90% sono sui treni stessi, e se non avete il biglietto, semmai vi sgamano sul treno. Non all’uscita. Prima.

La metropolitana invece ha tornelli chiusi sia in entrata sia in uscita, quindi dovete inserire il biglietto (quindi dovete avere il biglietto) sia all’ingresso sia in uscita, come si fa in tutti i paesi dotati di metropolitana. Chi ha la tessera elettronica, la passa sia in entrata sia in uscita. E’ così che si fa. Punto. Il biglietto te lo devi fare e basta.

(Lasciando perdere i furbi, che ci sono ancora, che accedono accodandosi a uno che entra, passando dal tornello attaccati alla persona col biglietto. Sarei curiosa di vedere come escono. Ma dico, non li beccano mai? Un po’ di giustizia??)

Poi, Milano non è Camogli, anche se a volte non c’è il personale fisicamente (in stazioni “minori” capita, che so, Villapizzone – ma non di certo a Garibaldi), è pieno zeppo di macchinette automatiche CHE FUNZIONANO, e sono presenti prima e dopo i tornelli – macchinette tramite le quali per acquistare un biglietto ci vuole circa mezzo minuto. Hanno l’opzione di tipo 6 lingue, giusto così, per favorire.

Anche li, tu mi dirai “ma io non sono mai stato in Stazione Garibaldi a Milano“. E capirai. E’ solo una stazione. Una cavolo di stazione. Treni che vengono e treni che vanno. Negozi. Farmacia aperta 24/24. Mai vista una stazione?? Macchinette automatiche ovunque. Se proprio proprio vuoi un contatto umano, durante il giorno numerose edicole e chioschi vendono più o meno gli stessi biglietti delle macchinette (le macchinette hanno più scelta di abbonamenti). Non sei mai stato in Porta Garibaldi, e allora? Scendi dal treno e ti guardi attorno. Lo vedi direttamente davanti agli occhi cosa fare e dove andare.

No io giuro ‘sta gente non la capisco. Fossi da solo in Nepal, senza sapere la lingua. Capirei. Ma in Italia. A Milano. Che ci vuole? CHE – CI – VUOLE??

 

Punto 3 – 

Devi andare in Stazione Centrale e scendi a Garibaldi?? Ma sei scema o cosa? A che cosa ti serve quell’iPhone?? Avvia la più stupida delle mappe di Google e vedrai che se scendi a Repubblica (la fermata del treno appena dopo Garibaldi) la stazione Centrale è li a 600 metri, 5 minuti a piedi e sei in Centrale! Cioè, quando esci in Piazza Repubblica, la Stazione Centrale è visibile ad occhi nudo, non puoi sbagliarti! Altro che tornelli, altro che biglietti e metropolitane! Scendi e vai a piedi! Via Vittor Pisani, sempre dritto!!

Ora, io davvero non capisco: è vero che chi non è di Milano non sa bene tutto. Ok. Ovvio. Ma, zio papero, internet che esiste a fare? Lo smartphone a che cosa ti serve?? Per telefonate e messaggi bastava il 3210 della Nokia no? Va da sé che lo smartphone serve per la connessione internet! Avvia un browser a caso e  vedi immediatamente qualsiasi cosa fare!!!!!

Qui scatta quello che ho sempre sostenuto da quando esistono gli smartphone: chiunque dovrebbe sostenere un esame di valutazione per vedere se è abbastanza “smart” per avere diritto allo smartphone. Se non lo passi, non ne hai diritto. E basta. Niente smartphone per i deficienti. Tanto si vede, a cosa gli serve lo smartphone a ‘sta gente qui: a una beneamata fava. Ce l’hanno per decorazione. E’ bello far vedere in giro che si ha l’iPhone o un orrendo pezzo di plastica quale’è un Samsung qualsiasi. A cosa serva è un altro par di maniche. Ma è molto, molto decorativo.

 

In effetti ho un paio di amici teste di fava che hanno gli smartphone ma non l’abbonamento per i dati internet.

Quindi hanno un semplicissimo telefono con un gran bello schermo.

Mi dici che minchia di senso ha??

 

Io non so quante volte la rete internet wifi dello smartphone mi ha salvata in Giappone, dove purtroppo molti indirizzi non sono bene identificabili (per noi povere teste occidentali). Certo il nolo di uno scatolotto di rete wifi costa anche 50 euro (per 2 settimane) – senò ci sono varie zone wifi a Tokyo (già a Kyoto molte di meno) – ma non potete immaginare che immenso risparmio di tempo sia avere la strada già giusta che ti fa andare dritta al punto dove devi arrivare quando sei in un posto assolutamente sconosciuto. Quando non lo avevo, ci sono state delle volte che ho perso tantissimo tempo per andare da qualche parte che non conoscevo. Lo smartphone come navigatore è la cosa  più intelligente (dopo l’aria condizionata) che l’uomo potesse mai creare.

Niente più sbarellamenti in strada, anche in macchina. Avvii il navigatore e vai. Punto. (a parte le volte che si impalla – a volte succede. A me personalmente solo un paio di volte)

 

Non hai una app di navigazione (per quanto stupido sia)? C’è sempre internet. Mappe. Forum dove gente dice dove arrivare nei posti e come.

Non avere internet nello smartphone è come una scatola cranica senza cervello.

Non serve a un cazzo.


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