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Dato che tutti i residenti in Giappone postano meravigliose foto dei ciliegi in fiore (*_*), e io rosico!, allora posterò anche io una meraviglia che ho trovato qui, il glicine del giardino dei miei.

Il glicine è il mio albero preferito, preferito anche rispetto ai ciliegi, perché amo il colore azzurro-lilla (ma anche il glicine bianco mi piace un casino).

 

NOTA: la prossima volta che vado in Giappone, è d’uopo che io visiti i Kawachi Fuji Gardens a Kitakyushu, i giardini famosi per i tunnel di glicini, da google digitate semplicemente “japan wisteria tunnel” e vedrete che immagini da urlo.

Però forse non dovrei andarci: potrei non fare mai più ritorno. Dovrei chiedere di essere seppellita in li. Se lo fanno, sono a posto.

 

 

Ecco il modesto, ma a mio avviso ugualmente godurioso, glicine del giardino dei miei:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche il cespuglio di camelie ha il suo perché!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E le margheritine! Le adoro!!

 

 

 

 

 

 

Tutto questo naturalmenteprima che tornasse il freddo invernale che ci tormenta adesso :(


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La (vera) terra dei cachi

 

Come promesso ecco alcune foto delle mie follie giapponesi! ^__^

 

Innanzitutto una delle adorabili viette del quariere Asakusa (Tokyo), che io amo particolarmente perché si respira aria di un Giappone d’altri tempi.

 

 

 

 

Il portale Kaminarimon, ovvero la porta del tuono, che introduce al tempo Senso-ji, ad Asakusa.

 

 

Il tempio Senso-ji, ad Asakusa (Tokyo).

 

 

 

 

La zona di Kichijoji, a nord ovest di Tokyo, nota per il bel parchetto con i pruni in fiore, il laghetto e per la vicinanza a Mitaka, sede del Ghibli Museum, ovvero il quartier generale dello Studio Ghibli.

(Non sono potuta entrare al museo perché bisognava fare i biglietti molti giorni prima. Non lo sapevo! Comunque ho visto un po’ l’esterno…)

Kichijoji è anche una quartierino noto per essere grazioso e bohémien. I negozietti sono adorabili e vendono oggetti di artigianato, i caffé e i bar sono “europeizzanti” e hanno quest’aria bohémien anche loro!

 

 

 

 

 

All’interno del parco di Kichijoji c’è l’immancabile tempietto rosso. Immancabile anche la ragazza con annesso telefonino.

 

 

 

 

 

 

Le tartarughe ninja! Esistono davvero!!

(scherzi a parte, erano solo degli addetti alla potatura, sempre a Kichijoji)

 

 

 

 

 

Shinjuku, veduta da ascensore panoramico. Mi piace proprio questo quartiere, i suoi moderni (anche se un po’ anni ’80) grattacieli e le sue mille luci! E non ultimo, ambientazione di riferimento di City Hunter!!

 

 

 

Shinjuku by night.

 

 

 

 

La esclusiva e vivace zona di Roppongi Hills (Tokyo), di sabato sera.

 

 

 

 

Installazione artistica (una delle tante) sul laghetto di Roppongi Hills (Tokyo).

 

 

 

 

 

La mitica, è lei o non è lei, torre di Tokyo! Si trova ad Azabu Juban, poco più a sud est di Roppongi.

 

 

 

 

 

Splendidi pruni in fiore alle pendici del monte Tsukuba (Ibaraki-ken). Con tutti quei fiori bianchi, sembravano cosparsi di neve!

Menomale che c’erano almeno i pruni in fiore, mi hanno salvata! Perché di ciliegi in fiore manco l’ombra, faceva troppo freddo!

 

 

 

 

 

 

Eccolo, è lui o non è lui, certo che è lui, il mitico Yanello!

 

 

 

 

 

Il futuro: Odaiba! Un quartiere modernissimo e di edifici lussuosi, strappato alle acque limacciose del porto di Tokyo dopo un’imponente opera di bonifica e riqualifica (riuscita, mica come in Italia – tipo la Bovisa, sempre li a gridare che il quartiere è riqualificato: fateci un giro e poi ne riparliamo!), è di fatto un’isola artificiale (non è esattamente così perché la zona risale comunque a secoli prima, ma per fare in fretta…) collegata a Tokyo, sia con i treni meravigliosi e sopraelevati (e panoramici) della linea Yurikamome, sia dal famoso Raimbow Bridge, lungo 798 metri, la cui campata maggiore misura 580 metri; è largo 49 metri e la strada si trova a 52 metri dal livello del mare. Diviso in diversi livelli per il percorrimento delle auto, delal linea Yurikamome e dei pedoni.

A Odaiba trovate, fra le altre cose, l’edificio della Fuji TV (foto qui sotto) progettato dal grande Kenzo Tange, nonché il parco di divertimenti con ruota panoramica illuminata che spesso s’è vista in tanti cartoni animati. E mille altre cose.

 

 

 

 

 

 

Veduta spettacolare da Odaiba, anche se faceva un freddo che neanche ve l’immaginate: il Rainbow Bridge e la torre di Tokyo.

 

 

 

 

 

L’ingresso del parco di Yoyogi, vasto, bellissimo e verdissimo, che ha al suo interno il sacrario Meiji. Imponente il torii d’entrata del sacrario, alto 11 metri e costruito in legno di alberi secolari (del 1600, pare). Sembra che questo torii sia il più grande del Giappone… ma solo fra i torii costruti secondo lo stile nagare-zukuri!

 

 

 

 

 

 

La splendida città di Kamakura, a sud ovest di Tokyo, capitale in passato per circa 200 anni, sede di decine e decine di templi antichi, ivi compreso il Kotoku-in che ospita il Daibutsu, ovvero il grande Budda di bronzo fabbricato nel 1252.

Nella foto qui sotto, il tempo Hasedera.

 

 

 

 

 

 

Ed ecco il Daibutsu, come dicevo fuso in bronzo nel 1252, alto più di 13 metri. Originariamente era all’Interno del tempio Kotoku-in, il quale però venne successivamente distrutto diverse volte da vari tifoni e perciò dal 1495 è rimasto scoperto e tuttora rimane all’aperto.

 

 

 

 

 

 

Uno scorcio del parco del Palazzo Imperiale, la zona accessibile al pubblico naturalmente. Questa è la famosa Bairin-zaka, ovvero il pendio dei pruni (infatti la foto non è storta, è che il terreno era veramente in pendenza).

Menomale che c’erano i pruni in fiore! Benedetti pruni!!

 

 

 

 

 

 

Il famoso quartiere di Shibuya con il suo incrocio pedonale, immortalato (da mille e più film, compreso) Lost in Translation. Da notare le “poche” persone in attesa di attraversare. È la norma a Shibuya. Di notte è affollata quanto Piazza Duomo a Milano (di giorno).

 

 

 

 

 

Uno dei posti che amo di più al mondo: il parco di Ueno.

Ueno è un quartiere a nord di Tokyo, famoso è appunto il parco con lago, che in estate è completamente ricoperto di fuori di loto (tant’è che non si direbbe mai che sotto c’è acqua, l’ho visto con questi occhi quando andai nell’estate 2008) e per lo zoo (che è sempre dentro il parco) che ospita, fra gli altri animali, anche dei panda, considerati la mascotte del quartiere – quest’anno poi pushati all’inverosimile per i festeggiamenti per l’anniversario del 130° anno della fondazione dello zoo.

(No allo zoo non sono entrata per tre motivi: 1) ci stavano entrando circa 10.000 famiglie al quadrato con annessi bambini urlanti, 2) era decisamente sovraffollato, 3) non mi piacciono gli zoo, mi fanno tristezza)

 

Questa nella foto qui sotto è una strada alberata che attraversa il parco, piantata, ahimé, a ciliegi.

Dico “ahimé” perché di ciliegi in fiore ce n’era poco e niente, faceva ancora troppo freddo, tant’è che più che altro spiccano i festoni, ma potete immaginare che luogo di delizia sia quando tutti i ciliegi sono in massima fioritura.

 

 

 

 

 

 

Dei piccoli torii all’interno del parco di Ueno.

 

 

 

 

 

 

Una delle vedute che amo di più: il laghetto del parco cosparso di loti (anche se in questa foto sembrano erba secca, del resto era ancora un clima un po’ invernale…) sullo sfondo della città.

Una modernità anche un po’ vecchiotta se vogliamo, ma almeno per me, invitantissima.

 

 

 

 

 

 

 

Il mio cibo preferito nonché abituale, i vege-ramen! Già solo al pensiero mi viene l’acquolina… erano deliziosi… sigh sob… Ho trovato questo locale ad Asakusa dove facevano, oltre alla cucina con carne e pesce, anche un sacco di alternative vegetariane, i vege-ramen erano i miei preferiti! Così saporiti, così succulenti… Quanto mi mancano!!

 

 

 

 

 

 

Ed in ultimo: LA CONQUISTA. Finalmente mio!!!!!!!!! Maison Ikkoku in giapponese, fra l’altro edizione originale del 1982! Che figata! W il Mandarake!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 


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Tra il dire e il fare… c’è di mezzo il Giappone

DirettoreAmministrativo: S! Venga subito qua!!

S: [oh madonnuzza… cos’avrò fatto stavolta] ehm… mi dica…

DirettoreAmministrativo: lei deve consumare assolutamente 104 ore di permessi non goduti ENTRO GIUGNO

S: @__@ ah…

DirettoreAmministrativo: trovi il tempo e si tolga dalle scatole per qualche giorno!

 

 

Ed è così che nacque il mio secondo viaggio in Giappone.

Certo non è stato un parto facile. Quattro lunghi anni mi ci son voluti per tornare nell’amata terra del Sole Levante. Trovare giorni in cui non ci siano scadenze troppo rilevanti è stato molto molto difficile. Alla fine sono riuscita a strappare un 23 – 31 marzo, io ci sarei nandata anche più tardi ma m’hanno posto il veto.

E così circa due settimane prima di partire, ho dovuto decidere destinazione, prenotare a destra e manca ma alla fine è andato tutto bene. Peccato, se avessi potuto prenotare prima pagavo di meno.

Vabé, amen, ormai sono andata e tornata e naturalmente, non delusa.

 

Certo, poteva fare UN PO’ MENO FREDDO, eh, decisamente. La media sui 12° non è stata piacevolissima, e che vento.

Ma sono stata premiata con belle giornate di sole e uno splendido paese.

 

Si sono andata da sola, Consorte poverino non poteva prendersi dei giorni, e la sua è un’azienda che non si fa troppi problemi a liquidare le ferie non godute.

Io comunque, preferisco farmele.

 

Amo il Giappone.

Sono stata divinamente, e sono tornata rinfrancata.

 

Ma passiamo all’elenco di cose che ho capito adesso del Giappone e che non avevo notato nel mio primo viaggio:

– qualsiasi cosa tu faccia, dal comprare un laccio per le scarpe a porgere una tazza, sarai sommerso di sumimasen, sumimasen, sumimasen, ovvero mi dispiace.

Ma… ti dispiace DE CHE, precisamente? Ho finito il cappuccino, ti do la tazza e mi dici mi dispiace? Ma… perché mai??

 

– le case e le camere sono tanto puliti all’interno quanto possibilmente sporchi esternamente, sulla strada

 

– il freddo? Non esiste!

Non capisco questa straordinaria negligenza da parte dei giapponesi. Il freddo tempra. Il freddo va sentito. Riscaldamento? Pfui! Coprirsi bene? Bis-pfui! Soffiarsi il naso ogni tanto? Giammai! OOOhhh?? Ma scherziamo?? :D Vero è che il caldo estivo è senz’altro un problema maggiore del freddo invernale, che a Tokyo difficilmente va sotto zero, ma… beh a 10° ce ne vogliamo fregare? Ma anche no! Mettetelo quel cavolo di riscaldamento!! (la mia stanza era gelida, grazie a dio stavo sempre fuori e di notte nel futon si stava molto bene)

 

– il cambio dei soldi. Da ora in poi ho imparato: cambiarli sempre e solo in Giappone. Volete sapere quanto mi è costato di commissione cambiare 150 miserrimi euro in yen? ZERO! Zero commissione! Che delizia! D’ora in poi sempre e comunque cambio in Giappone!

 

– la lingua. Tu gli parli in giapponese e loro ti rispondono in inglese. Magari sanno tre parole eh, ma te le devono dire. Per forza. Gaijin-san.

 

– corollario all’uso della lingua: circa 23049873 persone hanno attaccato bottone per strada chiedendomi se mi andava di fare un po’ di conversazione in inglese. Al primo si, ho capito a mie spese che mai, MAI, bisogna dire si: tutto un panegirico di hau aa iù, waaa aaa iù furomu, gu iù raiku japaneze huuuudd, e ok, no grazie, ho imparato che era bene rispondere in russo – so giusto quattro frasi fra cui salve, come va, molto bene, molto male, questa è la stanza, questo è il libro, questa è mia madre, è venerdì, io parlo russo e tu? e Delitto e Castigo è un romanzo di Dostoevskij – il che sembra banale ma se lo senti e non sai il russo ti mette paura. E quindi funzionava e se ne andavano.

Poi dicono che i giapponesi non sono gente socievole.

 

– corollario all’uso della lingua n° 2: parlano in giapponese pensando che tu non li capisca, basandosi su quanto riesci a parlarlo. Capire è una cosa, e riuscire a mettere insieme una frase è tutt’altra cosa. E così mi son sentita dire (e giustamente):  “non è brava in giapponese”.

Che è in effetti vero, ma comunque il prossimo che mi dice che i giapponesi non si esprimono direttamente, lo trucido.

 

– corollario all’uso della lingua n° 3: ce la volevo vedere, quella persona, a parlare italiano o anche solo inglese. Ci rivedremo a Filippi, ammesso che Filippi si trovi nel purgatorio delle anime condannate a imparare altre lingue.

 

– non cercate di salire sul monte Tsukuba se non siete quasi alpini. Fidatevi.

Io non ci sono assolutamente riuscita, e non sono il tipo che lesina passeggiate montane. Ma quella era proprio una pendenza per montanari astuti come faine.

 

– questo lo avevo notato anche prima, ma lo voglio dire lo stesso: amo il cibo giapponese. E soprattutto il suo costo. Con una media di 300 yen se magna. Ah se se magna. Io, affamata non mi sono mai alzata da tavola giapponese che si rispetti.

 

– se cerchi vita serale, NON andare ad Akihabara o ad Asakusa. Di giorno sono zone interessanti e affollate, di sera un mezzo mortorio. Andate a Shibuya o a Shinjuku.

 

– viva il Mandarake di Nakano, dove ho trovato Maison Ikkoku serie completa edizione del 1982 all’irrisorio prezzo di yen 300 a volumetto, e abbasso Tsutaya di Shibuya dove sarà si tutto nuovo e in una bella location, ma ogni volumetto 525 yen e non c’erano 5 volumetti su 15, oh, scherziamo, un terzo??. True story.

 

– quando ordini qualcosa, ogni commesso di tutto Starbucks ripeterà la vostra ordinazione per varie volte e con cadenza lagnosa.

Son queste cose che mandano in pappa il cervello, sono convinta.

 

– corollario dei commessi: quando gli dai i soldi devono farti tutta una tiritera “le mi sta dando onerevolmente mille yen, grazie infinite per questi mille yen, ecco di resto 649 yen, grazie grazie grazie e sumimasen al cubo”

Immaginate di farlo PER OGNI CLIENTE.

Poi dicono, che strano che ci sia il più alto tasso di suicidi (o era la Svezia?)

 

– le AKB48 o come cavolo si vogliono chiamare. CHE PALLE di ragazzine lagnose e sempre in posa. False da lontano un miglio. Tutto quello che fanno è studiato in ogni dettaglio.

Ma sempre meglio dei nostri burinacci del Grande Fratello o di qualche “tronista”.

 

– odio gli stranieri che fanno domande stupide come “hey you, tu sei straniera a te lo posso chiedere, a cosa serve questo tempio?” (mega FACEPALM) o anche, in un negozio di carta artigianale di ogni foggia e per ogni uso (dai biglietti ai quaderni alla carta da origami ai giocattoli, ho visto anche degli scrigni >.< di carta!! stupendi!!) “hey you, a che cosa serve tutta questa carta??”, e soprattutto “hey you, do you like Japanese food? Why no bread, what the hell??”

Stattene a casa tua che fai prima.

 

 

Chissà, mi verrà in mente qualcos’altro, intanto sistemo alcune foto da postare in questi giorni :).

 

See you, space cowboy.


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