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Chicche autunnali

Non so come mai. Dev’essere l’autunno che stimola la gente a sparar cagate. Chissà.

 

 

Suocero e governo Monti
[questo dialogo risale a dieci giorni fa]

Suocero: comunque Monti farà un disastro. Vedrai.
S: ?
Suocero: eh, uno che non sa niente di politica, lo mettono li in carica, cosa ti pare che sappia fare?
S: l’avranno pur scelto con un criterio, del resto non possiamo far altro che vedere come se la caverà, non è detto che si dimostri peggio dei nostri soliti politici (voglio dire: tanto peggio dei soliti nostri non potrà mica fare)
Suocero: no ma cosa c’entra?? Uno deve mettere li un politico, uno che ne sa di politica, un Gasbarri (?? GasParri forse? E perché proprio lui???), un Fini, un Rutelli… no uno preso così…
S: ma lei pensa davvero che nessuno potrebbe fare meglio di Fini o Gasparri?
Suocero: no! Perché sono politici! Ecco! I politici sanno fare la politica, uno che viene da fuori no! Quel Monti li è abiatuato a far soldi…
S: perché Berlusconi, non era occupato a farsi gli interessi suoi? E le sembra che l’Italia stesse andando bene perché c’era un “politico”? Che poi, noi ‘sto Monti lo conosciamo? Io no veramente. Perciò non posso figurarmi come potrà essere in politica. Perché scagliarsi contro di lui a priori? Magari sarà capace di fare quello che deve fare. Io non lo conosco. E lei, lo conosceva?
Suocero: no, da quel che si sente in TV l’ho sentito! E comunque non va bene, ci vuole un politico! vedrai che disastro farà!

A me pare solo che, in barba a tutti gli elogi di Benigni, come al solito gli italiani si stiano già cimentando in quello che sanno fare meglio: LAMENTARSI.

 

 

 

Athens calling

Conversazione sentita mio malgrado in ufficio, voci che arrivano dalla stanza accanto.

Collega: no eh, perché io ci sono andato in Grecia eh, a Rodi anche
Fumagalli [responsabile nonché primo superiore di S]: eh si in Grecia ci sono tante cose
Collega: che li noi italiani nel Ventennio gli abbiamo costruito un sacco di cose: dighe, strade, acquedotti…
Fumagalli: eh si eh! Le cose gliele abbiamo fatte noi! Le scuole, anche! Ancora le usano!
Collega: si si, le usano! Infatti i greci hanno una grande opionione di noi italiani
Fumagalli: eh si, ci ringraziano ancora, anche
Collega: si si, io ci ho parlato e riconoscono proprio che gli abiamo fatto del bene!
Fumagalli: si si, hanno una grande opinione di noi!

ORA
Io non sono intervenuta perché era meglio e non volevo incasinarmi la pausa pranzo

ma avete presente I GRECI?? Cioè, proprio i greci?? Quelli de Il mio grosso grasso matrimonio greco??

Che io sappia, veramente, i greci ci detestano.
E non lesinano commenti in questo senso.
Già hanno sempre avuto, un po’ alla francese maniera, la strana idea di saper tutto loro e aver inventato tutto loro… SECONDO TE, che stima possono avere di noi, che oltretutto all’epoca del fascismo siamo andati a romperegli le palle?

Oh beh provate a chiederglielo.

 

 

 

…calling

Fumagalli: eh si, anche li in SOMALIA ED ERITREA ancora usano le robe che gli abbiamo costruito noi!
Collega: certo, infatti anche loro hanno una grande opinione di noi!

… certo, chiediamoglielo un po’ e vediamo!!

 

 

 

Exigua his tribuenda fides, qui multa loquuntur

Tizio n° 1 sul tram: …no perché cazzo, questi ci hanno rotto le palle
Tizio n°2: [mugugna qualcosa]
Tizio n°1: no, hai capito ‘sti tram qui? No, a me fanno schifo o!

NOTA: eravamo su uno storico tram a carrelli 1928

Tizio n°2: [mugugna qualcosa]
Tizio n°1: no cazzo dai, a me fanno schifo ‘sti tram. Ooo, cioè, è troppo vecchio!
Tizio n°2: [mugugna qualcosa, inizia a capirsi che non è molto d’accordo]
Tizio n°1: no cioè tipo, anche ad Amesterdam, CHE È PIÙ ANTICA DI MILANO, ormai hanno cambiato tutti i tram, non ci sono più ‘sti cosi
Tizio n°2: [mugugna qualcosa]
Tizio n°1: noooo, cioè, oh, una volta che ne tieni uno in un museo, cazzo fai, basta, ritirali dalla strada e metti quelli nuovi… cioè ad Amsterdam, che è più vecchia di Milano…
Tizio n°2: [mugugna qualcosa]
Tizio n°1: no cioè, oh, secondo me fanno schifo, devono toglierli, non vanno più bene cazzo
Tizio n°2: [mugugna qualcosa e scende alla fermata, ponendo fine all’incresciosa “conversazione”]

ORA

Passi che non ti piace la storica vettura del 1928 – e fa niente che risalga appunto al 1928, avendo anche resistito alla guerra e ai bombardamenti
(e comunque sei solo uno stolto perché è un mezzo bellissimo, già solo per tutti gli interni in legno e per la storia che porta in giro ogni giorno, oltre al fatto di essere rappresentativo di Milano)

Ma che Amesterdam sia PIÙ ANTICA DI MILANO è una delle più grandi
fenomenali
madornali
mozzafiato

CAZZATE

che io abbia mai sentito.

Leggasi:
di Milano
“Milano fu fondata dalla popolazione celtica degli Insubri attorno al VI secolo a.c. Come dimostrano prove archeologiche del XIX secolo probabilmente nacque come un piccolo villaggio, che un po’ alla volta andò ingrandendosi. Secondo la tradizione riportata da Tito Livio la fondazione avvenne attorno al 600 a.C. ad opera del gallo Belloveso, nipote del sovrano dei Galli Biturgi che si insediò nel mezzo della pianura, sconfiggendo le precedenti popolazioni etrusche.”

di Amsterdam:
“Amsterdam nacque nel XIII secolo da un villaggio di pescatori situato vicino ad una diga (dam) sul fiume Amstel (da cui il nome originario Amstelredam). Gli abitanti iniziarono molto presto a dedicarsi al commercio, e nel XIV secolo il commercio con le città tedesche della Lega Anseatica divenne fiorente. Amsterdam ottenne ufficialmente il titolo di città nel 1300 o 1301 dal vescovo di Utrecht Guy van Henegouwen, ma già nel 1275 Amestelledamme aveva ricevuto delle esenzioni da parte di uno dei Signori dell’Aemstel.”

 

A Milano nel 1300 si iniziava a costruire il Duomo, altro che ottenere la dicitura di città. Dico.

Cafone e ignorante__ù_ù

 

Psicologia

Amico di S: ma… che cosa ti dice la psicologa quando vai li?
S: [che non vuole dire esattamente cosa ci si dice durante una seduta – mi sembra ovvio no?] Beh mi fa un bel po’ di domande…
Amico: [in tono piccato] e tu non rispondere!!

Ma se non volevo rispondere, secondo te, cosa spendo 60 euro all’ora per che cosa???
Ma… accendere il cervello??

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Che poi…

Che poi tutta questa storia dei miei disturbi ansiosi mi ha fatto scordare che avevo anche due cose da scrivere in più. Le quali cose si aggiungono al mio scazzo generalizzato.

 

La prima sono i prezzi delle case a Milano.

Allora, gente di Milano che vende la propria casa/appartamento. Sappiate una cosa, una volta per tutte: SIETE DEI LADRI.

E mi limito a “ladri” per non dire “ladri di m…”. Siete già stati fortunati.

Ché non potete vendere delle topaie in zona Lancetti, dico LANCETTI, per 300erottimilaeuro. OOOhhh?? Ma state male?? Ma chi azz ve la compra????????????? Mo’, aspetta che mi faccio un mutuo cinquantennale per andare a vivere in mezzo al nulla a un passo dai brutti ceffi di Viale Jenner! Proprio!!

E se ladrano a Lancetti, immaginate quantio ladrano al centro! No ma qui la gente è pazza, pazza da legare.

Io sono “fortunata”, perché nella zona che vorrei (o meglio, NELLE DUE VIE in cui sarebbe carino trovare una casa decente – Via Monte Generoso e Via Brighenti, senza affatto disdegnare però le viette Locarno, Bellinzona e  Chiasso), comunque, parliamo di zona, nella zona che vorrei i prezzi delle case non sono così orribili MA vacca miseria non vendono le casettine che vorrei io e/o vendono solo orrende topaie da rimettere a posto.

NO GRAZIE.

Quindi in realtà sono sfortunata perché anche se le premesse sono promettenti, per ora non trovo niente.

Comunque o, a Milano, venditori e “affittatori”, siete dei ladracci e basta. Sappiatelo. Rendetevene conto.

Quando questo concetto sarà ben presente in voi, beh spero che riusciate a venire a patti con la vostra coscienza per il resto della vostra vita.

(Stronzi)

 

 

La seconda cosa sono gli uomini.

Si, gli uomini intesti come maschi.

Non ne abbiano a male i lettori di questo blog, Beer, Yanello, Marco e AutistaPerCaso. Vi esonero dal computo che sto per fare tosto.

Ora.

Non pensavo che essere bionda fosse una cosa di cui potessi stancarmi un giorno, nella vita.

Sarà che il capello chiaro in Italia, e sopratutto in certe zone dove la componente straniera è in maggioranza rispetto agli autoctoni (si insomma: magrebini, sudamericani e calabresi. Non conto filippini e cinesi perché quelli se ne stanno sempre nel loro brodo, cosa che apprezzo assai) è forse troppo vistoso, ma io non riesco ad andare in giro senza che gente burina e triviale faccia i suoi apprezzamenti.

Uomini naturalmente.

Muratori, operai, pony express, pizzaioli, e sempre più spesso gente visibilmente senza arte né parte (cosa emigri qui per non fare un cazzo, non facevi prima a startene a casa tua?? Cialtrone!!! Trovati un’occupazione invece di molestare ragazze svaccato fuori da un centro scommesse!), nessuno si esime dal fare i suoi indecenti commenti al passaggio di una ragazza non accompagnata da un uomo – perchè se è accompagnata da un’altra donna, l’effetto è solo il raddoppio, se invece la ragazza è accompagnata da un uomo, fosse anche il fratello, stranamente non si sente fiatare.

È forse S una ragazza particolarmente bella?

No. Veramente molto nella norma. Carina magari, ma bella penso sia un azzardo.

Forse che S va in giro con abiti succinti e provocanti?

Come no, chi non amerebbe andare in ufficio (che odia) vestita come una pin up. Aspetta anzi che mo’ esco a rifornirmi di minigonne inguinali, che le mie precedenti, fatte da metà di una cravatta, si sono consumate, del resto bastava così poco.

Magari S ha uno sguardo ammiccante?

Se “truce”ha lo stesso significato di “ammiccante”, allora si, mea culpa.

Forse che S ancheggia nel suo incedere?

No, anche perché generalmente ho un carico di borse e sacchetti vari e non ho proprio tempo da perdere a fare moine.

 

Che poi per chi? Per ‘sti pezzentucoli??

Ma dico, commentando in tal guisa (commenti che vanno dal semicasto al semireato, dal “bella bella bella” al fischio con annesso “mmm flaca pero el culo es muy bonito“, per poi passare a chi salta la fase verbale a pié pari per passare all’auto erotismo in diretta – due volte a parti scoperte, in treno), io mi chiedo: veramente pensano di poter un giorno far breccia su una donna?? No ma sul serio? Ma che davero davero?????

 

Allora, molestatori di donne vicini e lontani, ve lo dico qui una volta e per tutte: NON VE LA DIAMO. Basta. È inutile che ci provate. Non molestateci. NO. Fate solo brutta figura. Non vi sentite più frustrati dopo? Dai, accontentatevi del fai da te, o che ne so, trovatevi una ragazza in modo normale, come la gente normale, che dire. O andate anche voi in terapia, se ci vado io potete farlo anche voi. O insomma, basta che non rompiate le palle, a me va bene tutto.

 

Ho visto gente di questa risma fare commenti anche a donne che  in Giappone direbbero portare sfortuna a se stessa e agli altri intorno (in Giappone si diceva, in tempi antichi – ora non so – che una bella donna portasse sfortuna a se stessa, una brutta donna portava sfortuna a se stessa e agli altri). Insomma donne inguardabili. Donne con un culo che fa provincia, con rispetto parlando. Quindi figuratevi che succede a una carina.

Le belle donne hanno fortuna alterna perché spesso intimoriscono questi sfigati da quattro soldi, nel senso, i suddetti evidentemente capiscono di non poter ami arrivare ai livelli di poter avere una bella donna. Ma con una semplicemente carina, ci provano.

 

Io disprezzo gli uomini.

Correggiamo il tiro: disprezzo gli uomini dal punto di vista sentimentale e sessuale.

Per i restanti campi, possono andar bene.

Posto che far andare una lavatrice rimane ancora un mistero per la maggior parte di loro, e/o che mentre io torno a casa mentre piove avendo al braccio sinistro la mia borsa e due sacchetti pesanti della spesa e al braccio destro la sacca del nuoto e l’ombrello – e riesco anche a ritirare la posta e aprirmi il cancello con la chiave – un uomo medio non riesce neanche a raccogliere i suoi stessi calzini che butta per terra (questa mania di buttare i panni sporchi in terra non la capirò mai), ecco, diciamo che generalmente negli altri campi posso apprezzare gli uomini, che so, professionalmente o in ambito tecnico, o nelle amicizie disinteressate.

 

Ma più passano gli anni e più riguardo alla sfera sentimentale/sessuale pongo le mie riserve, e siamo ai limiti della frigidità. Del resto se gli esempi sono questi, che dire. Gli uomini normali ci arrivano in modo senz’altro più elegante, ma il concetto è quello. E la donna si chiede: è davvero tutto qui?

Forse per questo le donne si complicano dannatamente la vita.

Avrei dovuto nascere gatto, mannaggia la miseria.

 

Comunque, mi esimo dal dire una frase che sarebbe facile dire di quelli che commentano, ovvero “forse al loro paese si usa così”. Ok. È una possibilità, ma non posso saperlo per certo.

Non mi piace dire questa frase per una cosa che è recentemente capitata alla mia vicina di casa che viene dall’Ecuador.

È vero che è una casinista orrenda ed è secondo me completamente pazza, però le è successa una cosa molto spiacevole e nonostante la mia scarsa inclinazione alla simpatia verso i sudamericani, questa cosa che le è successa mi è dispiaciuta.

Allora, finalmente dopo decenni nella corte dove abito, che non è un condominio, ci si è messi tutti d’accordo per mettere molto banalmente una catena con lucchetto al cancellone d’entrata (che non si può chiudere a chiave, è troppo vecchio).

Sorvoliamo sulle difficoltà che questi braccini corti hanno avuto nel tirare fuori 2 euro a testa, il fatto è che per alcuni di loro chiudere il cancello per la nostra sicurezza (ci entra gente che non potrebbe parcheggiare da noi, persone equivoche e ladri di ogni risma) era un sopruso inenarrabile.

La signora sudamericana di cui sopra, bontà, sua si è incaricata di fare il giro di ogni appartamento, spiegare la cosa e riscuotere l’annosa cifra in denaro, cosa che alla fine le è anche riuscita ma al prezzo dio grandi difficoltà e insulti.

Insulti fra i quali c’è stato anche un “non so com’è al tuo paese, ma qui le cose noi le facciamo meglio”.

Ecco, questa cosa proprio se la potevano bellamente risparmiare. ‘Sti cretini. se c’era un contesto in cui non utilizzare questa frase, era proprio questo. Gentaglia. Brutti ceffi. Incivili.

E sono i miei vicini.

 

 

E forse con questo è meglio concludere qui anche perché dopo 3 birre sto avvertendo un certo bisogno… ma anche sotto l’effetto dell’alcol, alle cose ci penso seriamente, io. Eh.

Oh.


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Confessioni di una… GAD (o anche DAG)

Non avrei voluto scriverlo perché così sembra che io mi debba discolpare da qualcosa, ma a questo punto ho sentore che la situazione richieda una mia puntualizzazione.

Beh innanzitutto non pensavo che alcune persone si sarebbero infastidite tanto per un mio sfogo.

Si, in questo periodo non sto bene interiormente e ogni tanto, per cercare di mettere ordine alla confusione che ho in testa, mi sfogo scrivendo; come ho detto in un commento, scrivendo riesco a fare un po’ più di ordine perché quando sto così vado in tilt con i pensieri e non riesco a risolvere tutto “a mente”.

Oltre a questo, penso che sia anche normale che ogni tanto nella vita si entri in momenti di impasse.

Oltre oltre a questo, ed ecco che arriva la confessione, ho una sorta di disturbo ansioso/depressivo per cui sono già in cura da uno specialista.
Perciò che ci siano periodi in cui vedo tutto nero non dico che sia normale, ma quasi.

Purtroppo gli ultimi mesi sono stati stimolo per me di ulteriore stress, il che ha acuito il mio stato ansiogeno (con tutte le conseguenze relative)

Per cui c’è da puntualizzare che non è la mia situazione attuale ad essere un disastro, e anzi riconosco che dovrebbe essere una buona condizione (amore-lavoro-salute-svaghi), è il mio percepirla che è totalmente distorto.

Il lavoro è stressante, ma io lo percepisco come disumano. Mi terrorizza l’idea di fare qualsiasi cosa perché ho paura di sbagliare avendo delle grosse responsabilità (anzi: sono io che le percepisco così), e sbagliando, che qualcuno mi attribuisca la colpa.

[L’attribuzione della colpa sembra essere la chiave di tutto. Questo di preciso non lo so ma voglio dire, cosa a pago a fare uno specialista mica per niente? Ci penserà lui, tanto mi tempesta di domande che ancora non sto capendo bene come funzioni la terapia. Comunque, voglio dire, saprà il fatto suo. Quando esco dalla seduta generalmente mi sento un po’ meglio.]

Cambiare lavoro mi terrorizza che più che tenermelo.

Per la mia ansia, per il fatto che non ne troverò uno equivalente – e credetemi: non è possibile trovarne uno equivalente a meno di non avere una botta di culo apocalittica. Guadagno tantissimo ed è anche a tempo indeterminato e ho una serie di benefits (non ho un solo amico della mia generazione che abbia un lavoro così, pirolano tutti da un interinale all’altro, esperienza che ho fatto anche io per tre anni), per il fatto che per com’è questo lavoro mi da stabilità oltre che garanzie varie, come ad esempio possibilità di accendere mutui o altro.

Su questo punto, non capisco proprio come fate a vedere la situazione rosea, dopo 3 anni di precariato è stato proprio un miracolo trovare un vero lavoro, e notare che io sono un’eccezione, non c’è altro che uno stuolo di laureati pieni di talento e intelligenza inoccupati e precari in Italia che non aspetta altri che me per arricchirsi in numero.

Non so se è la differenza di età a far percepire diversamente il mercato del lavoro o il fatto che io non mi lascio per niente vivere alla giornata (per cui non mi accontenterei di un lavoro così per così, se fosse questo il caso non mi importerebbe se fossi precaria), ma davvero non non funziona assolutamente che a uno non piace il suo lavoro, lo molla e ne trova un altro che gli piace a bella posta. Guardate che il mercato del lavoro è un vero disastro per i giovani. Per citare il titolo di un libro che adoro (distorcendolo un po’), non è un paese per giovani (lavoratori).

E ora dico una cosa che forse vi farà incavolare ancora di più: il talento in Italia conta quasi quanto i fiori di zucchero su una torta. Certo che mi reputo intelligente e con buone capacità, e allora? (sono anche pazza se è per quello) Serve ben altro per avere qualcosa di decente in questo paese, primo fra tutti, il culo. Sia fisicamente che metaforicamente. E io il culo ce l’ho avuto, ah se ce l’ho avuto. Solo che non riesco a viverlo bene.

Che poi, ‘sto cavolo di meraviglioso lavoro che ho, sono io a percepirlo così male. Cose su cui io non dormo la notte, fanno letteralmente un baffo alle mie colleghe. Se tengo duro e imparo a prenderlo nella maniera giusta e quindi a starci, sarebbe stupido che io lo lasciassi adesso.

Quello che mi dico sempre è: dato che ormai la mia situazione ansiogena è arrivata a un punto patologico, se anche io cambiassi, ovunque troverei cause scatenanti di ansia.

Non dormo la notte per due parole in più su un documento accompagnato da un altro documento che quelle parole non le ha. Secondo la mia mente, i documenti dovevano riportare esattamente le stesse parole. Il fatto che io non abbia aggiunto le due parole sul documento, io lo percepisco come un’orribile dimenticanza e dimostrazione di inettitudine nonché un venir meno alla mia “responsabilità” di fare bene il lavoro con conseguente attribuzione della colpa (da parte di me stessa e altri) e mortificazione.

Si, sto impazzendo. Razionalmente so che ingigantisco e catastrofizzo ogni cosa, ma emotivamente non riesco a controllare l’ansia.

È un processo molto lungo che si acutizza. Sono sempre stata ansiosa ma riuscivo a controllarmi, adesso non riesco più.

 

Se la mancanza di due parole su un documento mi manda in paranoia, potrete facilmente immaginare cosa potrebbe implicare la gestione di questioni più importanti, come la ricerca della casa.

Questa cosa della casa poi, si che mi paralizza. Vuoi perché mia madre rompe le palle da morire su questo punto, facendomi molte pressioni. Vuoi perché io sono già pazza di mio, come vi ho ampiamente dimostrato. Vuoi perché al di la della mia ansia ho la netta sensazione di fare il passo più lungo della gamba, però mi da fastidio pagare l’affitto. Tutta una serie di variabili che mi manda semplicemente in tilt.

 

Io non sono una persona che fa le cose a cuor leggero. Mai.

Io mi (pre)occupo di qualsiasi cosa. Qualsiasi. I care.

Io non ragiono senza sfumature, o bianco o nero. Non mi piace così, faccio cosà. No, mai. La mia mente è schiava del “si ma…”.

Lo vedo come una dimostrazione che io non sono superficiale.

La superficialità, il fare le cose tanto per farle, assecondando se stessi, rende felici. Credo. Ma io non posso ragionare così. Anzi, io odio l’indulgenza, soprattutto verso me stessa. Quindi figuriamoci.

 

Non andiamo a scavare i perché nei meandri della mia infanzia orrenda, del mio subconscio che senò non ce la caviamo più. Sta di fatto che io ormai, sono così. Posso solo cercare di migliorare e di guarire dall’ansia, ma il mio carattere rimane sempre quello di una persona che non farà mai la cosa che le piace, ma la cosa che deve.

[anche perché se faccio la cosa che mi piace a scapito di quella che devo, va a finire che  mi sento in colpa, e mi rovino quella cosa che mi piace, col risultato che alla fine non mi piace più.Vi ripeto, sto cercando di curare la mia pazzia. Non è un bel vivere così.]

 

E con quest’altro post spero di non aver disturbato ancora qualcuno. Ho solo tentanto di spiegare perché, di spiegarmi.


                
                
                    
                    
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Autunno

Si insomma, fa meno freddo degli altri anni, ma comunque direi che è cominciato.

Generalmente è una stagione che mi piace anche, tranne quando piove – quando piove è un disastro, odio la pioggia in generale comunque.

Questo clima così freddo e instabile – con sprazzi di sole e colori accesi alternati a momenti cupissimi a cui non si trova scampo – ecco, così sono io ultimamente.

Ormai l’inquietudine è parte di me tanto quanto la mia pelle.

Non trovo una sola cosa che mi renda veramente veramente felice.

Avere vicino Consorte è la cosa che mi rende più contenta ma c’è dell’inquietudine anche fra di noi, e ci impedisce di essere entrambi al 100%.

Il lavoro non mi piace e mi stressa oltremodo, il corso di giapponese non mi soddisfa (non mi pare di imparare), il nuoto momentaneamente mi calma ma vedo che non dimagrisco, non ho un buon rapporto con i miei genitori, non ho molti amici (ci stanno tutti sulle dita di una mano), Consorte è anche lui inquieto per cavoli suoi perciò non riusciamo, fra la sua e la mia inquietudine, ad essere pienamente felici insieme, il solo pensiero di comprare una casa mi angoscia tantissimo e NESSUNO mi capisce in questa cosa, soprattutto mia madre che mi rompe i coglioni ad ogni pié sospinto e Consorte che sistematicamente cerca case altrove rispetto a dove vorrei io.

E io che mi sento paralizzata. Io non ci sto più. Perché non ce la faccio più. Perché niente mi rende felice e vedo la mia vita in un tunnel buio. Nulla mi da soddisfazione.

E non mi dite “allora cambia tutto”. No. Non ce la faccio. Non ho le forze. Davvero, non ce la faccio. A questo punto mi accontenterei che almeno quello che ho inizi a funzionare in modo da darmi qualche piacere.

 

Accontentarsi.

Questo mi pare che sia stata la continua richiesta nella mia vita. Non riesco ad ottenere questo? Beh accontentati di questo.

Non sei abbastanza intelligente da fare una facoltà scientifica? Accontentati di fare lingue. Non hai abbastanza soldi per andare in Giappone per alcuni anni a studiare come i tuoi compagni di corso brianzoli? Accontentati di quello che trovi in Italia, e poche palle inizia a lavorare. Non riesci a trovare un altro lavoro migliore di quello che ti sta uccidendo? Silenzio e tienitelo stretto ché al giorno d’oggi in Italia non si trova lavoro neanche a pagarlo. Non riesci a trovare una casa decente nella zona che vorresti? Sei solo pazza a cercare a Milano, accontentati di questa cazzo di città di provincia e non rompere, che c’hai anche i genitori vicini che in caso di pargolo possono aiutarti (che culo eh. Li detesto io, i miei). E se speravi che potevi mandare tuo figlio a quella scuola che volevi tanto… beh, meglio che ci metti una pietra sopra e lo mandi in una cazzutissima scuola a casa in cemento armato come tutti gli altri bambini, a vedersela con i bulli di periferia.

 

Dio mio, io non ce la faccio, con tutto questo io non ce la faccio, io stacco.

Da adesso in poi non faccio più un cazzo, a tempo indeterminato.

In ufficio ci vado per obbligo ma farò il minimo, il nuoto al mattino mi da qualche sollievo, su tutto il resto mi astengo.

Il mio cervello si rifiuta di andare avanti, ho davanti a me solo una nebbia bianca e non ho idea di come e dove muovermi, tantovale stare ferma perché anzi il muovermi mi procura dispiacere e stress.

Io lascio.


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