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Memorie di una shopaholic

No veramente. Legatemi. Fermatemi. Ho un problema. Esiste la Modaioli Anonimi??

Io DEVO fermarmi. DEVO, capite.

Perché, PERCHE’ compro ancora vestitini quando ne ho già una ventina ??? Eh, EH, perché lo faccio ???

Sigh… non riesco a resistere :( Quando entro in un negozio mi dico “S, lo provi soltanto, capito, provi e basta”, ma poi magari capita che il vestitino in questione mi stia proprio bene… e a quel punto non resisto. Davvero. E’ inutile perder tempo cercando di convincermi a lasciarlo. Se mi sta bene DEVO comprarlo, altrimento sto male, sento un insanabile disagio psicologico finché quel vestito io non lo compro. O me lo regalano, è indifferente, quel che conta è il risultato finale. Poi ultimamente ho il trip per lo chiffon (vero o presunto)…

A mia (piccola) discolpa ci sono tre precisazioni da fare:

1) Non compro mai abitini troppo costosi, il massimo che ho speso finora (e mi sembrava comunque troppo) è stato € 39,90 ;

2) Almeno la metà degli abiti che provo non mi sta bene (non come taglia, ma magari poi vedendomeli indosso non mi convincono, il modello, il colore…) quindi finisco per non comprarli, con un notevole risparmio;

3) Spendo di più in libri. Ok al portafogli non cambia nulla, ma converrete che i libri sono un acquisto nobilitante.

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Potreste chiedervi: perché vestitini?

Giusta osservazione.

Io ho un’ossessione per i vestitini (anche in inverno, sia ben chiaro), come Carrie Bradshow ha quella per le scarpe.

Gli abitini sono adorabili, femminili e comodi. Si, comodi.

Se metti una gonnellina e un top, si, il risultato può essere  bello ma dagli e dagli alla fine i due pezzi tendono ad andarsene ognuno per conto proprio, occorre sempre risistemarsi. Invece il vestitino è tutto d’un pezzo, è tutto più compatto, non c’è la deriva dei continenti. Guardate che è un comfort mica da poco!

In inverno poi, abbini un vestitino agli stivali e non ti bagni continuamente l’orlo se piove o nevica, come succede per i pantaloni.

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I pantaloni. Ne ho un odio quasi viscerale.

Oh per carità, anche io ho dei completi giacca e pantalone, ma li metto molto, molto raramente.

Concepisco di più il jeans. Ho diverse paia di jeans e mi piace il modo in cui modellano il sedere, e la resistenza del tessuto. Se so che devo fare dei movimenti che, portanto un vestitino o una gonna, potrebbero scoprire le mia parti basse, metto il jeans volentieri. Ma la cosa finisce qui.

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E’ che dei pantaloni sento troppo presente il cavallo. Si, insomma, li… nei pressi del perineo, come dice Caparezza.

E ho detto tutto.

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Quindi insomma, per farvela breve, oggi mi sono comprata altri due vestitini… E nel precedente post ho notato adesso che comunque non ho fotografato acquisti fatti allora insieme a tutti gli altri (del resto dubito che ci sarebbero stati nella foto…), provvedo subito a sopperire la mancata foto di allora + le foto delle new (and last, hopefully) entries di oggi:

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OVS Babyangel Dress White+Hearts PatternEra troppo adorabile per lasciarlo li!!!

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Profilo:


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Pattern:


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OVS Blue Flowers Chiffon Dress Di questo so dirvi poco, non c’era manco l’etichetta, la commessa è impazzita perché non trovava nessun riferimento… vabbé. Era l’ultimo pezzo, € 15 ;)

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Mi piace il modello un po’ rinascimentale, con lo scollo quadrato e il taglio che scende dritto, senza pence.

Generalmente questo taglio, e ancor di più la mancata evidenza del punto vita in favore del sottoseno, non mi stanno bene, proprio per niente (sapeste a quanti abitini devo rinunciare…), ma stranamente questo andava abbastanza bene. Comunque ho abiti che mi stanno decisamente meglio… ma per € 15… :D

…non notate prego la censura troppo vistosa al volto della sottoscritta…

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Pattern:


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H&M dress Spring/Summer 2011Era bellissimo!! I colori e il modello un po’ medievaleggianti (passatemi il termine)… e come sempre, chiffon!

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Pattern:


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Pimkie Blue Dress Spring 2011 Carinissimo e solo € 10, era uno degli ultimi rimasti e praticamente lo svendevano! Come mi si poteva chiedere di lasciarlo li??

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Un po’ anni ’50 … ;)

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Pattern – troppo adorabile! :


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Pull and Bear White Lace DressE’ il must della primavera/estate 2011 (oltre al classico filone “marine”, ma quello lo ripropongono ogni anno…), l’abitino bianco di pizzo o traforato! Ovviamente lo amo da morire, anche se Pull and Bear l’ha fatto più sul color panna… Ho girato ogni santo negozio di moda prêt-à-porter prima di scegliere questo, era il migliore qualità/prezzo :)

E no, non so perché la macchina fotografica mi faccia quella pellaccia scura quando ce l’ho praticamente dello stesso colore del vestito… :(

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Dietro:


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E infine, dato che c’erano dubbi su cosa fosse l’altra volta la giacca blu, ecco delle foto rivelatrici!!

H&M Marine Jacket

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Non so perché comincio dal dietro…

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Mi sta un po’ grande ed in effetti non era neanche la mia taglia, bensì due taglie in più… ma anche questa, ultimi pezzi, € 2o quindi scontata del 50%, ed è ALLA MARINARETTA, voi non potete immaginare che passione insana ho per le cose alla marinaretta…!

Semplicemente dopo tre volte che ho fatto finta di non vederla, non ragionando di lei ma guardando e passando, alla fine sembrava troppo chiamare proprio me… era già parte di me… € 20… tu m’hai provocato… e io mo’ me te magno… MIA!!

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Bene, detto questo… FERMATEMI! Mettetemi in catene, requisitemi i contanti, ma fermatemi! :(


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I perché della primavera

Perché amo il caldo?

Me ne sono resa conto oggi.
Lo amo perché mi permette di non stirare le lenzuola, perché stese per poche ore si asciugano subito e le rimetto nel letto. Facile, comodo, e profumano anche di sole.

 

Perché oggi una guardia giurata sul binario del passante ferroviario di Porta Venezia mi ha detto “signorina… occhio” ?

Ok, sulla panchina ad aspettare il treno s’era seduto in effetti un tizio tutto strano, sporco, probabilmente brillo, vestito con bermuda, maglia del milan e mocassini (io diffido sempre di chi porta i mocassini). Ma non credo fosse pericoloso. Comunque la guardia giurata già mi piace perché mi ha detto “signorina”, ma non ho capito bene a che pericolo si riferisse.

 

Perché tutti camminano così maledettamente lenti?

Questo è un mistero che rimarrà insoluto.
Dei ragazzetti oggi al fuori salone mi hanno fatta impazzire di quanto erano lenti, e purtroppo non potevo superarli. Vabé che sei giovane e hai tempo da buttare, ma tipo… muovere il culo? No??
Gli americani mi dicono che noi italiani camminiamo lenti. Beh direi che la cosa è confermata (tranne nel mio caso, ovviamente).

 

Avevo veramente bisogno di comprare questi libri per la modica somma di € 92.00?

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Purtroppo si! :(

 

Avevo veramente bisogno di comprare questi ADORABILI vestitini?

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Beh, no…
Ma anche SI! Soprattutto la giacca!!!
:(

 

Avevo bisogno di una gitarella fuori porta alla Rocca di Angera in una splendida giornata di sole?

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Giudicate voi! ;)


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Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria

DO

Ieri sera, tram in fermata in Via Vincenzo Monti.

Ragazzino con bici rotta: ascolti, mi può far salire, devo scendere fra pochissimo

Tramviere: no guarda, con la bici non è possibile…

Ragazzino: daaai, devo scendere a Cadorna, lo giuro, solo 4 fermate…

Tramviere: no non posso, mi spiace

Ragazzino: …la prego, giuro che fra 4 fermate scendo

Tramviere: no, senti, e mi vede il capo servizio mi fa un culo così, non posso…

Ragazzino: …grazie… LA PREGO scendo subito!!!!!!!!!!!!!

Tramviere: [già inizia a cedere] no, guarda…

Ragazzino: la supplico, scendo a Cadorna, se qualcuno dice qualcosa gli dico che lei non sapeva niente, che non mi ha visto

Tramviere: …e vabé, ma tassativamente scendi fra 4 fermate, e sali in fondo

Ragazzino: graziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegraziegrazie!!!

Sotto lo sguardo preoccupato del tramviere, sale e sta in fondo al tram, nessun capo servizio o controllare è in circolazione (fortunatamente) ed effettivamente il ragazzo scende 4 fermate dopo come promesso.

Passando davanti alla porta aperta a fianco al conducente quasi si inchina per ringraziarlo ancora. Il tramviere gli sorride e lo saluta.

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DON’T

In metropolitana 3 giorni fa.

Il treno sosta (stranamente) in San Babila per un bel po’ di minuti senza un motivo noto agli utenti.

Man mano che arriva gente sulla banchina, letteralmente si fionda sul treno, che comunque sta li, immutabile, senza ripartire (nota per i non milanesi: San Babila non è un capolinea, è inusuale che il convoglio vi si fermi per più del tempo necessario per la salita e la discesa dei passeggeri).

Ad un certo punto vedo avvicinarsi un signore in carrozzella (spinta da un altro signore), ovviamente non di corsa ma a passo sostenuto, per prendere la metro al pelo come fino a quel momento avevano fatto tutti gli altri.

Ma proprio quando sono arrivati davanti alle porte scorrevoli, bum, il conducente chiude tutto e riparte.

Esterrefatta, guardo i due che sono rimasti esclusi dal loro diritto, come tutti gli altri, di salire in tempo sul convoglio. Hanno una faccia sconsolata, ma anche rassegnata. Chissà quante volte gli sarà capitato.

Se avessi potuto raggiungere il conducente (nelle metropolitane milanesi non è possibile, a meno che non si viaggi nella vettura di testa e anche in quel caso bisogna comunque picchiare alla porta perché il conducente è ermeticamente chiuso dentro alla sua cabina), di sicuro gli avrei detto qualcosa.

E non mi dite che non poteva accorgersene perché i conducenti della metro vedono con dei monitor tutta la banchina.

Gli ha proprio chiuso le porte in faccia ed è ripartito.

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Per ogni azione buona, ne segue una spregevole. Che tristezza.

Anche a me, quando sono di corsa per prendere il tram che sta arrivando a ripartendo dalla fermata, ogni tanto capita di trovare il tramviere gentile che aspetta quei 10 secondi e mi fa salire, e ogni tanto trovo quello che fa finta di niente e riparte lo stesso.

Non so cosa pensarne, voi che ne dite, finisce in parità?


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Incontri ravvicinati del terzo tipo

Oggi mentre stavo andando al parchetto in pausa pranzo, mi si accosta un tizio che veniva dalla direzione opposta.

Mi porge un foglio, sapete come quando uno vi si avvicina con una cartina in mano per farvi vedere dove deve andare e chiedere informazioni? Ecco, tipo così.

Solo che il foglio in questione non era una cartina ma una busta di carta sul cui retro c’era scritta grosso modo una richiesta di aiuto per mettere qualcosa sotto i denti perché il tizio in questione era appena arrivato dall’Africa senza niente e non sapeva neanche l’italiano.

Ora, quando io incontro queste persone e mi chiedono soldi, gliene do sempre. Anche quando cercano di vendermi qualcosa. Non compro niente ma do sempre un’offerta. Questa gente viene qui alla disperata e mi sento male all’idea di non dargli una mano, seppur minima.

Con un po’ di cinismo direi che mi spiace che siano spariti i lavavetro perché mi erano veramente utili, dato lo stato di costante sporco in cui versa il mio. Almeno pagavo per un servizio utile.

Vabé, tornando a noi ‘sto ragazzo mi chiedeva semplicemente soldi, gliene ho dati e ho fatto per andarmene.

Ragazzo: Merci beaucoup! Comment vous appelez-vous ?

S: ?? [il mio francese ahimé si limita a “je suis Catherine Deneuve” e “je ne t’aime plus mon amour” – lo so, LO SO che dovrei seriamente impararlo, magari l’anno prossimo mi faccio un corsicino anche di francese…]

Ragazzo: bla bla bla [varie parole in francese]

S fa un sorrisetto tipo “ehi bello, non ti capisco, ciao ciao e buona fortuna”, quando lui alla fine chiede se parlo inglese.

S: certo. Dimmi? [traduco in italiano ma parlavamo in inglese]

Ragazzo: grazie grazie mille, che dio ti benedica!

S: [uff, un altro religioso…] Aha, non c’è di che, figurati, buona fort-

Ragazzo: come ti chiami da dove vieni sei bella sei sposata??

S: [O__O] si, sono sposata [vaglielo a spiegare che è più o meno così…]

Ragazzo: oooh… e quanti anni hai?

S: troppi ciccio!! ‘-.-

Ragazzo: no no dai, davvero, quanti anni hai? Io 33

S: 30 [abbondiamo va’, anche se mi pregio di dire che sono BEN due in meno di 30]

Ragazzo: oooh, e sei già sposata!? Che peccato, non sono arrivato in tempo! Sei davvero bella [mah!! Diffido sempre di chiunque me lo dica. Razza di ruffiano.] Mi dai il tuo numero eh, solo per essere amici eh, ci sentiamo ogni tanto e-

S: no, non penso che sia una buona idea, mi spiace

Ragazzo: no, ma davvero non voglio niente di male, solo ci sentiamo ogni tanto, diventiamo amici

S: no, mi spiace, non è possibile. Volevo solo aiutarti ma rimaniamo così e basta.

Ragazzo: ma no, non ho niente in mente davvero, io sono cristiano, tu sei sposata, davvero ogni tanto una telefonata

S: no. Mi spiace.

Ragazzo: ma solo per essere amici, non hai amici neri?

S: si si, Americani… [non è vero, in effetti non ho amici afro-americani, ma era per fargli capire che non c’entrava niente il colore della pelle!]

Ragazzo: no ma solo per essere amici, ci sentiamo ogni tanto…

S: no, mi spiace, non è possibile. Volevo aiutarti e basta. Ciao, buona fortuna!

E me ne sono andata.

Poi ci ho pensato bene, e ho capito comunque che nelle mie buone intenzioni, ho sbagliato. Nel tentativo di andarmene il prima possibile, non sono stata in grado di spiegare sufficientemente bene al ragazzo le mie intenzioni.

Avrei dovuto dirgli:

Non è che non voglio fare amicizia con te per il colore della pelle, questa è una cosa che non mi interessa assolutamente!
È che vedi, al 99% in Italia non si fa amicizia a caso, in strada, con perfetti estranei.
E soprattutto una donna, non lo fa.
Non lo si fa perché non ci si fida di nessuno. E si fa bene, a non fidarsi di nessuno. Mai. Specialmente qui.
Io non do confidenza al primo sconosciuto per strada, mi spiace che oggi sia tu, io ti aguro il meglio ma vedi, non è possibile per me fare amicizia così.
Tu sei venuto qui sperando di trovare qualcosa di meglio, ma qui non funziona così, l’Italia non è un paese sicuro.
Buona fortuna!

Ora, è possibile che il tipo volesse fare semplicemente il piacione.

Ma non è questo il punto.

Piacione o no, mi dispiace non avergli fatto capire che il colore della pelle non c’entrava niente con la mia decisione. Cioè, a me già da estremo fastidio se qualcuno tenta di far conversazione in treno o in attesa in fila o in abulatorio, figurarsi così. Forse non ho fatto altro che farlo sentire ancora più solo in un paese dove già non ha appigli.

Mi dispiace…


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Ode al caldo

Caldo! Caldo! CALDO!!
Quanto amo il caldo!
Bentornato!!!!!!!!!!!!!!!!

Finalmente le giornate sono lunghe e c’è luce anche di sera;
Finalmente esco al mattino senza congelarmi le terminazioni nervose;
Finalmente l’aria profuma di piante e anche un po’ d’umido;
Finalmente è tutto più easy!!!

Oggi a Milano il caldo e il bel tempo sono esplosi con una tale intensità da mozzare il fiato.
Il cielo è talmente azzurro che non smetterei mai di guardarlo (peccato che proprio oggi non ho con me la fotocamera, sigh :( )

♬ Na na na na na, na na na na… ma il cielo è seeeeeeeeeeeempre più blu ♬ ♪

Domani posterò sicuramente delle foto, è così bello che nonostante stia passando il solito brutto periodo a lavoro e praticamente non dormo maib (sindrome The Ring :( ), mi sento di ottimo umore e piena di energie!

Ovviamente sto già pensando al mare.
*MARE*
Mareeeeeehhhh…

A proposito di mare, mi ha sempre incuriosito questa: Colonia Fara, di cui trovate bellissime foto e un po’ di storia e opinioni qui e qui.
Vai di Razionalismo!

Cosa c’è di meglio di unire l’utile al dilettevole, andando al mare e al contempo in esplorazione di questo interessantissimo edificio?
(lo sapete che ho un vero interesse morboso per gli edifici dismessi, in particolare quelli del Razionalismo).

DEVO andare al mare!! *__* Caldo, mare, a me!!!!!!

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Edit del 08/04/2011:

Non ho avuto un secondo per fare delle foto. Lo so già che lo rimpiangerò per le prossime settimane, quando il tempo tornerà uno schifo. Ma purtroppo proprio non ce l’ho fatta :( Tempo tiranno.


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Si dice…

Ohibò, mi si da della bacchettona puntigliosa e pignola, soprattutto in casa.

Ed è la sacrosanta verità.

Ho scoperto recentemente di rientrare in un determinato tipo di persone, i Control Freak.

Fico.

Finora appartenevo solo a due grandi gruppi: donne e vegetariani.

Adesso anche Control Freak. Che mi pare un po’ meno scontato, non so. In realtà sembra una cosa terribile, però, vi dirò, a me piace. Ha un certo non so che.

Quindi dato che sono una rompipalle precisina che fa un sacco di liste (questo è ironico: non è che io faccia molte liste, a parte quella della spesa e prima di paritre per viaggi molto lunghi), ecco un elenco di “simpatici” strafalcioni che non mancano mai di colpirmi ogni volta che mi capita di leggerli o sentirli:

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palquet – palquettista – palché – palchettista

Questo è un obbrobrio. Ok, lo so che usciamo subito dall’ambito della lingua italiana, ma comunque questo è uno degli errori che mi sconvolgono di più, per non parlare dello sconvolgimento che mi coglie quando lo vedo scritto, almeno nel parlato non posso accorgermi dello spelling… Non ho MAI capito perché molti mettano la L al posto della R. Siamo forse cinesi? Diamine. Non è difficile. Si dice parquet.

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caterba – caterna

Anche qui. Passi la V con la B, anche se mi verrebbe da dire “siamo forse sudamericani?”, ma la N…
Si dice caterva.

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qui la posta arriva a cambiali

Il ritorno del mitico Peppo. Siccome un giorno il postino evidentemente ha deciso che amava passare a consegnare la posta in ufficio circa 3 – 4 volte, ogni volta il buon Peppo entrava qui e ce la consegnava. Ed è così che nacque questa meravigliosa perla. Immagino volesse dire “a rate“.

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dove rimane?

Appunto, dove rimane l’uso del verbo essere?
Sembra che in Brianza si sia smarrito. In quelle lande hanno la bizzarra abitudine di usare il verbo rimanere per indicare dove si trova qualsiasi posto – “dove rimane quel ristorante?”, “dove rimaneva Binzago?”, non so più quante volte l’ho sentito.
Si dice è. Cari miei.

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paura a

C’è davvero da aver paura. Porca miseria, si dice paura di qualcosa / fare qualcosa, più banale di così! E invece no. Troppo facile. Ci sono alcuni che per movimentare un po’ la frase ci sparano un “a”, così.
Arrrrghhh!!

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semafero

Questa mi fa stare proprio male. Ma male male.
Si dice semaforo !!!!!!!!!!!!

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osseoporosi

Si dice osteoporosi!

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pobbléma

Questo è un mispronunciation tipico delle mie parti (Catania e dintorni, e penso altre città siciliane). Ci sono centiaia, per non dire migliaia di persone che nella vita vanno avanti a dire pobbléma. Immagino ci sia una componente dialettale, ma se parli in italiano, PARLI IN ITALIANO.
Si dice problema!

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brioscia

Altro strafalcione delle mie parti… Vuole essere un “brioche”.

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gonfetto

…alla prossima mi viene un embolo, lo giuro.
Si dice confetto!!

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engiàin

RABBRIVIDIAMO.
Ora, lo so che l’inglese con la pronuncia è infido assai. Ma da che mondo è mondo, una delle prime cose che insegnano è che engine si pronuncia ˈendʒɪn (leggi: “engìn”).

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premàises

Vedi sopra.
Dai. Solo Ciairo parlava così. Si dice
ˈpremɪses .

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stand bike

Questa perla di saggezza è di mia madre. Ha sempre avuto un grosso problema con l’inglese, povera donna. Voleva dire stand by.

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fujiyama

Ogni volta che qualcuno dice fujiyama, c’è un giapponese che crea una setta religiosa e promuove il suicidio in massa.
No, seriamente, ma dico, secoli di apertura al mondo occidentale e mai che questa cosa entri nella zucca dei barbari gaijin: si dice Fujisan! SAN, non yama, maledizione!!

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Stay tuned. Sicuramente me ne verranno in mente altre.

 

 

EDIT del 27/06/2011:

tennico

Tennico?? teNNico????? AHOOOOOOO’??? DOV’È il problema a dire “teCnico”, con la C?!?!?!?!?


Posted in abububaba - racconti incomprensibili del secondo tipo by with 9 comments.