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Il fallimento del razionalismo

Ok, una delle domande più drammatiche che uno mi possa fare è: chi preferisci fra Wright e Le Corbusier?

Oddio, se ci penso bene, la scelta non diventa così difficile: Wright.
Un visionario, un artista, un genio.

Si ok si possono (e devono) dire le stesse cose di Le Corbusier, ma… diciamoci la verità: le Unità di Abitazione… funzionano??
A me pare di no!
Chiaramente ho letto un romanzo di troppo di Ballard, però le Unità di Abitazione non possono funzionare bene, anche se concettualmente sono una genialata.
Meglio lo spazio a misura d’uomo di Wright e Aalto – fra l’altro adoro di Wright che lui di un edificio progettava proprio tutto: l’edificio stesso, i giardini, gli interni, i mobili, le lampade, ecc, meraviglioso! (vedete gli uffici della Johnson Wax o la celebre Ennis House)

E non dico questo perché non mi piaccia l’idea e anche l’opera finita delle Unità di Abitazione: anzi, in sé per sé invece trovo questa idea sensazionale e così anche gli edifici.
Spettacolari, immensi, brulicanti di vita, che se solo la gente cooperasse un po’ sarebbero strutture autosufficenti.

Ma non può funzionare perché, e com’è ampiamente dimostrato dall’esperienza di tante realtà, questo tipo di strutture viene destinato all’edilizia popolare. Troppo popolare. E, mi rincresce ammetterlo, le persone di bassa estrazione non hanno molto feeling per l’architettura, tantomeno per l’architettura d’avanguardia.

Infatti il buon Le Corbusier (o Corbu, come amava chiamarlo Tadao Ando – e come ha chiamato il proprio cane…) aveva in mente le unità abitative come strutture che diventassero interi quartieri e città, ovvero non più case nelle città ma città nella casa o casa-città: nuclei abitativi in cui tutto era vicino e portata di mano – case, scuole, negozi, strutture pubbliche, giardini pensili, vaste aree comuni ricreative e tese alla socializzazione degli abitanti.

Da notare che questa idea risale agli anni ’20, col suo progetto Città per Tre Milioni d’Abitanti (strepitoso).
Veramente un sacco in anticipo sui tempi.
Geniale. (vedete qui sotto… che meraviglia!)




La Metropolis di Fritz Lang (1927)



La metropoli di Blade Runner di Ridley Scott (1982)


Geniale MA
– ci scontriamo quasi subito con un MA

Non aveva calcolato che le persone che avrebbero abitato tali unità se ne sarebbero infischiate altamente di abitare degli edifici geniali e futuritici, che erano persone provenienti dalla strada e che invariabilmente sarebbero tornate alla strada, a costo di crearsela ex novo. Altro che elemento abitativo in cui hai già tutto li a portata di mano. Eh, troppo facile!!

Che poi, anche io in effetti… pur piacendomi moltissimo queste soluzioni abitative, comunque preferirei uscire, fare quattro passi in strada, prendere un tram e andarmi a mangiare un panzerotto.
Guardarmi attorno, vedere la facciata di una chiesa, l’arco della pace, un albero maestoso, fiori colorati alle finestre.
Si esce così, per distrarsi.
Se avessi tutto quello di cui ho bisogno a una rampa di scale, mi annoierei tantissimo. E starei sempre al chiuso. E che cavolo!

Diciamo che anche è fondamentale che una persona senta empatia verso il luogo in cui abita. Se ci va a vivere giusto perché l’alternativa sarebbe stare sotto un ponte, beh ecco forse non si sviluppa un grosso legame.

Beh c’è poi da dire che l’Italia ha un gran bel problemone.

Infatti all’estero ci sono numerosi esempi di unità abitative che funzionano molto bene, ad esempio l’Unité d’Habitation di Marsiglia, o l’immenso Rokko Housing a Kobe, e vari altri (direi che in Asia comunque hanno sempre funzionato).
Ma in Italia invece, si tratta sempre di quartieri degradati, periferici, malfamati.


Prendete il Corviale (detto “er serpentone”), a Roma.
Prendete lo ZEN, a Palermo.
Prendete le Vele, a Napoli.
Prendete il Gallaratese, a Milano (NON mi chiedete perché Wikipedia non mette neanche mezzo rigo sulla delinquenza che imperversava li fino alla fine degli anni ’90, roba che se accostavi 5 minuti per andare a farti un caffé ti ciulavano anche la benzina dal motorino – sebbene, per fortuna, il quartiere sia in evidente riqualifica, credo grazie all’avvento del nuovo polo fieristico che è molto vicino e all’ammodernamento dell’ex capolinea della Metro 1 Molino Dorino).

No dico.
Un abisso.
Sono dei ghetti.

(Precisiamo: naturalmente queste ultime tre non sono opera di Le Corbusier, ma di chiarissima ispirazione da parte dei rispettivi architetti Mario Fiorentino, Vittorio Gregotti, Franz Di Salvo, Carlo Aymonino).

Eppure sono opere architettoniche di spessore.

Non so, forse cemento armato e calcestruzzo armata non ispirano i più nobili sentimenti delle persone.

In effetti posso anche capirlo, tutto quel grigio… Ma mica si può usare il legno (figurati in Italia, il giorno dopo qualcuno avrebbe incendiato tutto)… il Lego forse!!

Ma a questo si mescolano tanta ignoranza, malcostume, Stato assente, enti incaricati che non terminano i lavori (guardacaso sempre delle aree interne comuni, ricreative, commerciali ecc), calamità naturali, abusivismo, criminalità e ancora ignoranza.

Per esempio, il Corviale, un immenso edificio lungo 1 Km (con in parallelo un altro edificio della stessa lunghezza ma più basso) e alto 9 piani.
Io lo trovo sensazionale.

A guardarlo sembra che non finisca mai.
Ecco, nel Corviale tutto il vastissimo 4° piano doveva essere adibito alle aree comune e ai servizi della comunità ivi residente (enti, negozi, ecc)
Invece intanto già er serpentone stesso non è terminato del tutto (anche se non sembra), e in più NATURALMENTE il 4° piano è stato lasciato vuoto, con conseguente insediamento di migliaia di abusivi che vivono in condizioni di precarietà che manco in Ruanda… e che creano disagi ai regolari. Per dirla tutta.
Ci si è semplicemente fregati della sorte delle gente che avrebbe abitato ner serpentone.

L’idea di base era bella, ma nella materialità spicciola tutti se ne sono fregati.

Il punto è che che questi edifici non vengono considerati secondo la vera idea che stava alla base, ma per essere dei ghetti.
Ed è un vero peccato.

Comunque secondo me in Italia il problema si fa sentire più che altrove.
Lasciamo perdere l’Asia.
A parte che storicamente gli asiatici sono sempre stati più “ammassati” (per lo meno secondo i canoni occidentali), ma giusto per farvi vedere che meraviglia ha progettato (e costruito) Tadao Ando a Kobe, per la ricostruzione dopo il terremoto:




Che meraviglia.

E poi che dire, ecco la differenza fra l’attuazione dei principi di Le Corbusier in Francia (prima foto) e in Italia (seconda foto):

le Vele francesi a Villeneuve Loubet, Nizza

e le Vele italiane a Scampia, Napoli


Eh.
EH.
Che dire.
Che siamo sempre italiani!

Che poi per carità, ci sono casi ben documentati di unità abitative che non hanno assolutamente funzionato anche all’estero.

St. Louis (Missouri): abitanti e proprietari richiesero e ottennero la demolizione nel 1972 dei 33 enormi edifici del progetto Pruitt-Igoe Housing(lo stesso architetto delle Torri Gemelle, poveraccio non gli lasciano mai in piedi niente!!).
La metà erano praticamente già vuoti, la gente non ci viveva più.
E’ da allora che quell’area non è mai stata più toccata, sembra che vi si sia formato un boschetto.
realizzati vent’anni prima da Minoru Yamasaki

Briey-en Foret (Francia): la cittadinanza giunse a chiedere l’abbattimento della Unitè realizzata postuma dallo stesso Le Corbusier (cosa che grazie a dio non è avvenuta. Questa Unità Abitativa è stata semplicemente abbandonata dagli abitanti che la giudicavano poco vivibile ed è ora gestita da un’associazione che la preserva in quanto monumento architettonico).

Cabrini-Green a Chicago (Illinois), invivibile, buttato giù quasi tutto e ora in corso di riqualifica (non oso pensare ai costi).

Robert Taylor Homes housing project, sempre a Chicago e sempre demolito.

Ballymun Flats a Dublino (Irlanda), 7 enormi torri demolite tutte tranne una, dal 2005 al 2007.

Red Road flats a Glasgow, 8 torri, una già demolita e per le altre demolizione programmata (ma ci vivono ancora migliaia di persone!).

E sicuramente ci saranno altri esempi.
Però grosso modo all’estero le unità abitative funzionano, e non sono sempre dei ghetti come in Italia, basti vedere il Bijlmermeer ad Amsterdam (lo adoro!!), oltre alle altre già citate sopra.

Quindi… il razionalismo in Italia è un fallimento? Direi purtroppo di si! Nonostante a me i “palazzoni” piacciano tantissimo, mi sembra assodato che più che ghetti non diventano.

Come possiamo dirlo più poeticamente: è il naufragio di un’utopia.

Una teoria che cercava la città futuritica e ideale, in cui tutti erano insieme e tutto era a portata di mano e comodo. Si davvero un’utopia.

Un vero peccato.

Comunque idealmente e non vivendoci, anche le Unità Abitative italiane, con tutto il loro degrado, mi piacciono davvero moltissimo. Sembrano costruzioni post apocalittiche alla Ken Il Guerriero.
Appunto, non ci vivo.

Pertanto, come potrei non preferire Wright e le sue sublimi creazioni? Opere senza tempo, visionarie, insieme notalgiche e moderne.
Se non altro non hanno fondato delle amare utopie!

(e per concludere poi uno dei 5 punti di Le Corbusier – le finestre a nastro – non mi fa impazzire, mentre non c’è niente di Wright che non mi piaccia).


DISCLAIMER:
Tutto questo è semplicemente e puramente una mia opinione personale espressa dopo la consultazione di numerose fonti (libri, foto, articoli, internet) e dopo una banale elucubrazione personale.
Pertanto se siete architetti o ingegneri ecc e vi sembro una dilettante, beh sappiate che lo sono. Sono soltanto un’amante del bello e dell’interessante, e questa e solo la mia opinione e basta, quello che penso, quello che amo, quello che preferisco.


P.S. Si vede che quasi non lavoro eh?? XD


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Parco delle Cave

Cliccate per ingrandire le foto.

Ed ecco il Parco delle Cave, nel quartiere di Baggio, a Milano.

Adesso è un parco, prima degli anni ‘60 erano delle cave di pietrisco vario.

Negli anni ‘70 si raggiunge il massimo degrado (tuttora Baggio non è uno dei quartieri più belli… ma si sta pian piano riqualificando), le cave erano diventate una discarica abusiva e grande luogo di spaccio.

Negli anni ‘80 si tenta di recuperare la zona ma materialmente non succede niente (chissà chi si è imboscato i soldi…), è solo alla fine degli anni ‘90 e dopo il 2000 che il tutto viene effettivamente bonificato e riqualificato come parco e sinceramente devo dire che è immenso e molto bello, completamente verdeggiante.

Le cave (4) sono diventati dei laghetti, tutti accessibili tranne uno, la Cava Ongari (è una specie di posto di pesca… anche da bambina, guardavo Sampei e mi chiedevo che cavolo ci trovasse nella pesca)

Il parco è davvero grande.

La cava Cabassi è anche balneabile.

Qui sotto trovarete la cartina (l’abbiamo fotografata dal cartellone).















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Ricredimenti

Amico di Consorte (un ragazzo gay veramente simpatico): sai da bambino e adolescente ho sempre frequentato l’oratorio, i preti, queste cose qua
Consorte: ah, sarà stato difficile…
Amico: oh no, anzi [sguardo ammiccante] Tutti pensano che l’ambiente di chiesa sia… invece erano tutti… molto ben disposti… per quello… era molto bello! [ri-sgurardo ammiccante]
Consorte: [!!!!!!!] Aehm…
Amico: [sospirando] Eh… mentre i preti… quelli…
Consorte: oddio, erano dei pedofili, dei molestatori, dei maniaci?!
Amico: [sempre sospirando] Eh no, purtroppo no, erano normali!!

Ma
MA
MA
!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Allora?!?!
Devono o non devono essere maniaci ‘sti preti???


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Invadenze

Sul treno da Milano Centrale a Camogli.
S sta leggendo il solito Don Camillo del Guareschi seduta al suo posto tranquillamente.
Quando all’improvviso sale lui.
Si, LUI.
L’alternativo.
Quello che non ha potuto fare il ’68 perché è nato dopo.
Quello che non ha potuto fare il vero punk perché non sono più gli anni ’70 e non è a Londra.
Quello che a Milano viene chiamato “robboso”: pantaloni colorati giamaicani, rasta rigorosamente unti, puzza di fumo e …fumo, sempre elemosinante sigarette e con la classica frase sempre pronunciata e sempre nel momento e alla persona meno opportuna: “o bello/a… c’haaaai mica…un po’ di robba?”.
Dio che mancanza di stile!
Naturalmente dove poteva sedersi costui?
Ma di fronte a S! Che viene inopinatamente attorniata dai suoi sporchi bagagli: zaino lercio e sforacchiato, tenda ripiegata e sacco a pelo.
Robboso: eh, che schifo sono diventati ‘sti treni, eh?
S: [gli lancia un’occhiata che significa indefessamente questo: “già mi stai disturbando mentre leggo alle 7.30 del mattino, che per venire qui mi sono dovuta alzare alle 5.30, non ti conosco neanche e mi disturbi per dirmi poi che i treni fanno schifo… ma guardati te! E LAVATI OGNI TANTO!”]
Robboso: …no?
S: mah, non saprei! [era un banalissimo interregionale, e neanche uno dei più sporchi]
Robboso: no dico, ‘sti treni…!
S: veramente io li ho sempre conosciuti così. Sono solo treni. Tende e sedili blu. Tutto il resto beigeolino. Fine.
Robboso: ah…
S:
Robboso: no perché cioè, lo stato, bla bla bla, le tasse bla bla bla, e quindi non si spiega il degrado, bla bla bla
S: aha, certo [dai vabé, ho capito, sei un vero alternativo – ma comunque lavati magari]
Robboso:
Finalmente ha taciuto ma da Milano a Camogli, per quasi 3 ore, non ha fatto altro che continuare a muoversi e cercare di captare la mia o l’altrui attenzione per iniziare uno dei soliti sermoni sull’anarchia e su questo stato di merda.
MIO DIO.
Ma fatte ‘na dormita!

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In un negozio di abbigliamento.
Commessa: SERVE UNA MANO??
S:
[urca che incipit, ero tanto tranquilla a guardare una pila di pantaloni…] Buongiorno… Beh sto cercando dei jeans-
Commessa: si, he tipo di jeans?
S: [se eviti di interrompermi – e se magari mi saluti] …blu scuro, a zampa d’elefante
Commessa: ah si vieni con me! [uff, perché siamo passate al tu?]
S: …questi sono a sigaretta
Commessa: ah… e questi?
S: sono a coulisse… e non sono jeans :-)
Commessa: e questi?
S: questi sono chiari… mi servono scuri e a zampa
Commessa: ah, ma dai a sigaretta non vanno bene??
S: [se t’ho detto a zampa…] No, e comunque mi stanno male. Sono fermamente convinta che i pantaloni a sigaretta e gli skinny debbano essere portati solo da donne filiformi, altrimenti succede quello che già vedi in giro: damigiane ambulanti.
Commessa: eh si, te hai un sacco di forme!
S: OK ARRIVEDERCI E GRAZIE!!!!!!!

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S in un altro negozio di abbigliamento.
Questo è solo una sample di quello che succede quasi regolarmente e che (fortuna o sfortuna) mi trattiene molte volte dall’entrare nei negozi.
Commessa: SERVE UNA MANO??
S: !!! no grazie, stavo giusto dando un’occhiata
Commessa: ah… [vedendo che guardavo una fila de vestitini] ah si, di quelli c’è anche bianco, nero, verdone bla bla bla bla
S: si si ok [li vedo anche io] ma stavo solo guardando un attimo… non ho idee precise
Commessa: ah… quei pantaloni invece bla bla bla bla
S: [o mio dio…uffa] guardi, grazie, se mi serve una mano la chiamo!
Commessa: ah ok come vuoi [‘sto vizio di dare del tu quando io do del lei…]
S: [seleziono qualche capo e mi dirigo verso il camerino]
Commessa: serve una mano? Posso vedere? [mettendo una mano sulla tenda del camerino]
S: [dio mio che invadenza, e se stessi malissimo? Dovrei volermi far vedere??] Grazie, non c’è bisogno, se serve una mano la chiamo
Commessa: ah ok
[conta fino a 4 e ritorna]
Commessa: serve una mano? Posso vedere?
S: [!!!!!!!!!!!!! sono in mutande, vade retro, sciò!] NO GRAZIE, faccio da me
Commessa: ah ok
[stavolta conta fino a 20 e ritorna]
Commessa: serve una mano? Posso vedere?
S: [ma che è un nastro registrato? ma non puoi dedicarti ad altri clienti? ma non puoi piegare le magliette? EH??] Si guardi [esasperata] Mi porta per cortesia una taglia 40 di questo? [mi stava comunque male ma almeno le davo qualcosa da fare e soprattutto un motivo per allontanarsi!]
Commessa: [torna quasi immediatamente mannaggia a lei] Ecco! E poi guarda, ti ho preso anche questo, questo e questo, provateli!
S: [questa poi!] Ascolti [uscendo dal camerino] Apprezzo, ma se non li ho presi è perché qualcosa non mi piaceva no?
Commessa: ma secondo me ti stanno bene!
S: ma secondo me no!
Commessa: [faccia incredula]
S: e poi l’arancione proprio NO [diamine]. Ringrazio dell’aiuto, nel caso torno. Arrivederci!

Sono uscita senza comprare niente e da quella volta prima di entrare guardo sempre se ci sono altri clienti tartassati, così ho via libera per un po’. Senò non ci vado!!

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Al mare a Varazze.
Vicino di asciugamano di S & Consorte: fa caldo oggi eh
S & Co.: già [pensano all’unisono: oh no che palle un altro estraneo che vuole fare conversazione da ascensore – che gusto ci troveranno dei perfetti estranei ad attaccare bottone con gente a caso…?]
Vicino: c’è il sole eh
S & Co.: già già
Vicino: c’è gente eh
S & Co.:
Vicino: il sole poi gira da la a la
S & Co.: [e chi se ne frega] può essere
Vicino: si sta bene al amre eh
S & Co.: già già già
Vicino: quello cos’è, olio?
S: no, è crema solare
Vicino: eh meglio che te ne metti tu eh!
S: infatti se l’hai vista è proprio perché me la sto mettendo!
Vicino: andate a farvi il bagno?
S & Co.: SI!
Si va in acqua, con la speranza di non trovarlo al ritorno.
E invece…
Vicino: bello eh?
S & Co.: essì
Vicino: ‘sti vucumprà sono sempre i soliti, volevano vendermi un cappello a 15 euro! 5 gliene ho dati!
S & Co.:
[ma dico… vedi che non ce ne frega niente? Ma la pianti?? Ma vai a parlare con altri che abbiano voglia di fare discorsi dementi???]
Vicino: andate a mangiare?
S & Co.: boh, dopo
Vicino: ah io vado, ma l’asciugamano lo lascio qui
S & Co.:
Vicino: senò non si trova più posto poi
S & Co.: [ma non dovevi andare?]
Vicino: che caldo eh!
S & Co.:[ma non dovevi andare?]
Vicino: vi fermate fino a stasera?
S & Co.: boh [fatti un po’ gli affari tuoi!]
Vicino: eh io rimango tutto il giorno
S & Co.: aha ok, ciao
Pranzo e ritorno a casa anticipati!
ECHEPPALLE!

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Sempre in treno.
S si alza per far passare una ragazza dal posto finestrino al corridoio per scendere.
Vecchio: scusi è occupato??
S: non direi, la ragazza se n’è appena andata
Vecchio: posso sedermi??
S: credo di si, no?
Vecchio: mi fa sedere??
S: se ha un attimo di pazienza che il corridoio si svuoti e la ragazza si sposti, la faccio passare…
Vecchio: mi posso sedere??
S: un attimo!! [cavoli!]
Vecchio: anche questo posto è libero?? [indicando il sedile di fronte]
S: come vede si
Vecchio: me lo tenga occupato, non ci può mettere qualcosa??
S: no! E non ho un bel niente da metterci! [e poi arrangiati, ma guarda un po’! Neanche hai usato un minimo di educazione]
Poco dopo arrivano e si siedono il Vecchio e sua moglie.
La moglie non ha fatto altro che rimbrottare il marito in dialetto ennese stretto, a voce altissima e in modo estremamente cafone. Fra l’altro era capace di dire in modo maleducato cose banalissime tipo:
Vecchia: ah Voghera, te l’ho detto che si fermava a Voghera, sei proprio scemo tu, te l’avevo detto che fermava a Voghera!
Vecchio: ma si, ma chi se ne frega, non sono stato li a dirti tutte le fermate…
Vecchia: no tu sei un vecchio scemo, te l’avevo detto io che fermava a Voghera!!
E di questo andazzo da Tortona a Milano Centrale.

CHE SQUALLORE.
ANDATE A SQUALLORARE IN UN ALTRO COMPARTIMENTO, GRAZIE!!

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Sempre, inesorabilmente, in treno.
Ragazzo che da segni di squilibrio: scusa, sai se per andare in tribunale devo scendere a Porta Venezia? O a Dateo?
Consorte: [nessuno dei due!] mah boh non lo so…
Ragazzo psicotico: perché, non sei di qui?
Consorte: [ma cazzi tuoi?] no no, sono di XYZ
Ragazzo psicotico: ah si si, ABC, ci sono stato!
Consorte: ??
Ragazzo psicotico: eh si si, proprio una città carina, ci sono stato una volta
Consorte: [sguardo glaciale] (hehehe, quando ci si mette Consorte ti sa stroncare)
Ragazzo psicotico: ehi secondo voi, dove è meglio scendere, eh?
Mugugno degli interpellati. Non lo sanno neanche loro e non vogliono saperlo.
Ragazzo psicotico: ehi, e tu? Tu lo sai? Che ne dici, Dateo?
Ragazzo africano: no, io non sa… Dateo, zi, forse Dateo meglio…
Sembra spaventato, scende subito dopo. A caso secondo me. Non vedeva l’ora di scollarselo.
Ragazzo psicotico: Dateo! Tu che ne dici di Dateo?
Consorte:

Spero che sia sceso a Dateo veramente. Così impara a rompere di meno, consultare di più le cartine ed evitare di domandare alla gente dove abita.

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Dal kebabbaro (dove io compro solo falafel e molane vegetariane, s’intende).
S: buonasera! Un falafel poco piccante con tanta cipolla e salsa bianca
Kebabbara [moglie del Kebabbaro]: uff che caldo eh!
S: [che nell’attesa si è seduta sullo sgabello e sta leggendo un libro] aha si
Kebabbara: miiii si soffoca
S: si, fa caldissimo
Kebabbara: mio marito mi aveva detto l’estate è finita, ma non è vero
S: mi sembra evidente…
Kebabbara: mmmmm, che caldo!
Quanto odio la gente che parla del tempo, e in particolare del caldo…
Kebabbara: ci sono stati dei tuoni!
S: ma va?
Kebabbara: tuoni!!
S: …veramente a Milano non s’è sentito niente
Kebabbara: niente tuoni?
S: no niente, solo un caldo infernale!
Kebabbara: ah… eh… lavori a Milano?
…E ancor di più odio chi mi da del tu quando io do del lei.
Kebabbara: dove?
S: [una spaghettata di cazzi tuoi? No anzi, un kebab!] Zona vecchia fiera
Kebabbara: eh?
S: vecchia fiera!
Kebabbara: ah certo… [con l’aria di non avere la più pallida idea anche solo delle più famose zone di Milano]
S:
Kebabbara: ci vuole tanto tempo ad arrivarci
S: no veramente circa 40 minuti con i mezzi
Kebabbara: eh comunque pioverà!
S:[SIGH]
Il marito è sempre troppo lento a fare una molana vegetariana e una porzione di patatine!
Mi devo sempre sorbire la Kebabbara, fra l’altro una delle persone più brutte e luride che io abbia mai visto nella mia intera vita. E quest’essere repellente mi intrattiene con discorsi altrettanto repellenti ogni volta che mi compro da mangiare.
E’ solo fortunata che il marito sappia il fatto suo in materia di kebab e falafel, altrimenti
col cavolo che mi rivedevano li!

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Vi pongo una domanda, anzi due, mi sapete rispondere?:

– cosa spinge dei perfetti estranei a interrompere le sottili (ahimé troppo sottili) barriere di formalità e buona educazione e infastidire il prossimo con osservazioni insulse/stupide/imbarazzanti?

perché parlano tutti sempre del tempo??


Posted in a' coso...ma te posso dà der tu? by with 3 comments.

Lose yourself

Ormai andare a trovare i miei sta diventando sempre di più una rottura.

O meglio, andare a trovare mia madre.

Non sopporto la sua perenne aria di disapprovazione, le sua continue domande sul comprare casa o comprare la macchina, le sue domande su come mai Consorte non mi sposa (conviviamo. Non mi piace chiamarlo “compagno” né “convivente”, fanno schifo entrambi. “Consorte” mi suona meglio), le sue continue domande volte a scoprire cose che lei pensa che io non le dica, i miei “grandi segreti” (ad avercene), il suo non piacerle mai come mi vesto (a detta di tutti benissimo, solo lei mi guarda e con finto fare sofisticato invariabilmente dice “hhmm…non è che mi piaccia molto questo vestito, hhhnnn…”), il suo insunuare che le mogli altrui sono gelose di me in quanto i mariti mi hanno messo gli occhi addosso…

DIO quanto mi irrita.

MIO DIO UN GIORNO COMMETTERO’ UNO SPROPOSITO, LO SO. SO CHE SUCCEDERA’.

Ogni volta mi sento i suoi occhi addosso, ogni secondo, indagatori, pieni di pretese e naturalmente disapprovazione.

CHE URTO.

Non andrò MAI più a trovare i miei così a tempo perso. Solo feste comandate.

Cazzo.

Vi ricordate una vecchia pubblicità delle Mentos, di circa 20 anni fa?
[OMMIODDIO INIZIO A CONTARE GLI ANNI A DECADI!!!! AAAAAAAAAHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!]

Ce n’erano varie: Scuoti-mentos, Godi-mentos, Tempestiva-mentos e… SCASSA-MENTOS!!!!

(qui un link utilissimo: Spot80 – Mentos, anche se… Scassa-mentos non c’è!! Sigh, era la più bella!!)

Beh ecco: CHE SCASSAMENTOS!

Poi anche i suoceri, boh… *perplessità perplessità* … Fumano come turchi, non si accorgono mai di niente in tempo utile eppure sono in pensione sempre ad arrovellarsi su come ammazzare il tempo, vuoi almeno accorgerti del postino? Non ti da un po’ da fare?, ci tengono a precisare che non hanno potuto proseguire con gli studi per via della madre bla bla bla…
Ma
A ME
MA PROPRIO PROPRIO
CHE FRA L’ALTRO POVERINA SE NON RIESCI A ESPRIMERTI E’ BEN POCA COLPA DELLA SCOLARIZZAZIONE
DICEVAMO, MA PROPRIO PROPRIO
SE NON MI CAMBIA NIENTE DIREI CHE NON ME NE FREGA NIENTE!
Che stiamo qui a cavillare sulle scuole superiori?? Ma davero davero????

Si lo so sto diventando troppo intollerante.

Mi rendo conto, ho seri problemi con “la famiglia”. Qualsiasi famiglia.

Al punto che mi sto decisamente interrogando se farmene una io.

Nel senso, mi piacerebbe un giorno avere un bimbo (maschio, non so perché. Forse vi traspongo la figura del mio fratellino che per me è stato un figlio).

Eppure a parte il figlio in sé per sé, NIENT’ALTRO MI PIACE.

Forse è meglio evitarne di farlo.

:-(

 


Posted in a' coso...ma te posso dà der tu?, tristezza by with 13 comments.

Milano sotto la pioggia 2

Non vorrei far arrabbiare Yanello ma… Ehm… Questa è la situazione di pochi minuti fa…
[cliccate sulle foto per ingrandirle]

Ha anche grandinato… Questo è il risultato:

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Queste qua sotto sono più o meno le stesse foto, ma fatte senza flash.
Secondo me sono più belle, voi che ne dite?

E qui sotto, in ultimo, la lotta fra me e la pioggia per non bagnare i tappeti che ho lavato ieri: ho perso ovviamente.

E’ già il secondo giorno che devo fare le corse per ritirare quei maledetti tappeti per non farli bagnare, inutilmente!!


Posted in milano, pensieri, vacanze by with 19 comments.

Milano sotto la pioggia 1

Ecco, dire “Milano” è una parolona… solo due stazioni del treno… e comunque… piove a catinelle!!

Il che comunque non mi dispiace… adoro la pioggia estiva!

Questa invece è ancora una foto che ho fatto mentre andavo a lavorare… dio, adoro questo palazzo! Vorrei tanto avere un appartamentino li… sembra una casa sul mare!

Ora basta va’… vado a svaccarmi sul divano.

W le vacanze!!!


Posted in milano, pensieri, vacanze by with 3 comments.

Camogli – come promesso

(cliccate sulle foto per ingrandirle)

Ok questa era ancora la Stazione Centrale di Milano… la volta, fotografata dal treno

Ed ecco invece Camogli!













Posted in vacanze by with 4 comments.

Camogli e ritorno

Sono sul treno che da Milano mi porterà nella città dove abito.
Dato che sto venendo da Camogli dopo un’odissea di treni
(… lasciamo perdere va’) e una borsa abbastanza pesante (ok comprare 1 l d’acqua per me soltanto è stato un errore, lo so), quando mi siedo sul sedile tiro un sospiro di sollievo.

Velocemente una persona si siede accanto a me, non ci faccio neanche caso e tiro fuori il mio libro – un tomo enorme e uomo-repellente per eccellenza: Tutto Don Camillo di Guareschi [beh io lo adoro!!]

Ragazzo che si è inopinatamente seduto a fianco a S: eh che stanchezza eh?
S: … già [mi fanno senso le persone che attaccano bottone in giro con persone che non conoscono – e poi non avevo nessuna voglia di parlare]
Ragazzo: eh ‘si treni fanno veramente impazzire eh!
S: dillo a me
Ragazzo: eeeh, abbiamo aspettato per un sacco di tempo
S: [guardo altrove]
Ragazzo: …no?
S: veramente io sono arrivata 5 minuti fa e ho preso il treno
Ragazzo: azzz, però!
S: eh già [guardo altrove]
Ragazzo: eh no perché quello di prima l’avevano soppresso e poi quindi abbiamo dovuto aspettare questo
S: aha [libro libro libro, a me!!]

Finalmente capisce che sto leggendo e che non gli risponderò più e si mette anche lui a leggere il giornale. Con scarsa convinzione.

Non faccio in tempo a sollevare lo sguardo un secondo per vedere a che fermata ero che subito:

Ragazzo: eh comunque che brutto dover lavorare quando tutti sono in ferie!
S:[annuisce]
Ragazzo: no?
S: veramente io sono in ferie ora!
Ragazzo: ah si?? E cosa ci fai qui?
S: [ma una spaghettata di cazzi tuoi no?] Beh non potevo andare in vacanza
Ragazzo: ah, come mai? [avvicinandosi di più – cosa sgradevolissima – non perché fosse un brutto ragazzo, anzi era molto bello e ben vestito, ma pur sempre un ESTRANEO e oltretutto un broccolatore]
S: [vuoi il gioco duro eh? e lo avrai!] perché a MIO MARITO hanno annullato le ferie all’ultimo minuto e invece la mia azienda chiude le due centrali di agosto, perciò nada
Ragazzo: ah… eh… ho capito… e dove lavora lui?
S: XXXXX. Un’azienda di matti disperati
Ragazzo: ahhh, si che sclero, io ho lavorato in Nokia, si lavorava tantissimo… no adesso lavoro in banca…
S: ah beh, dalle stalle alle stelle, bello l’orario della banca!
Ragazzo: eh si… decisamente [e si avvicina ancora] Sai… io adoro Londra, miii come ci starei, a Londra… ci vivrei proprio. Comunque piacere, sono F [mi stringe la mano]
S: […’sto polipone] sono S. Si si Londra è davvero bella
Ragazzo: eh però sai, la mia compagna non vuole… [ah!]
S: ah che peccato, invece è un posto molto interessante, la mia migliore amica ci ha vissuto quasi un anno ed era felicissima. Magari riesci a convincerla
Ragazzo: eh no sai non le piace l’ambiente…
S: [?? è forse la cosa più bella!] ah che strano
Ragazzo: eh però… e quindi adesso sei a casa?
S: …beh si, sono in ferie… anche se forzatamente…
Ragazzo: e dove lavori?
S: …è un’azienda che non conosci sicuramente
Ragazzo: quindi rimani qui?
S: si sono qui, mi tocca [ma fatti gli affaracci tuoi!]
Ragazzo: quanto?
S: queste due settimane [avverto una leggera tensione!]. E tu?
Ragazzo: io sto qui adesso, poi vado ad Antigua…
S: bello, meglio che Londra!
Ragazzo: eh si, senz’altro… di dove sei?
S: di XYZ, quindi alla prossima scendo
Ragazzo: io sono di C…
S: aha ok
Ragazzo: allora domani ti rivedo sul treno?
S: [??? e perché mai??] no, non devo prendere il treno!
Ragazzo: che fai domani?
S: [miii che palle] varie cose! Mi sveglio senza programmi e basta
Ragazzo: allora niente treno?
S: no!
Ragazzo: allora quando ti rivedo?
S: noi non ci rivedremo mai più!
Ragazzo:
S: c’est la vie! Allora ciao. In bocca al lupo con la tua compagna e per Londra e buone vacanze!!

Insomma ero in imbarazzo.
GRANDE imbarazzo.
Non ho più 18 anni!
Non riesco a gestire uno che tenta di rimorchiarmi.
Non lo capisco neanche!

E poi perché dopo aver sentito che sono impegnata, continua nella sua lotta contro i mulini a vento? IO HO IL MIO CONSORTINO!!!!!!!!!!!!!

Sorvolando sul fatto che anche lui avrebbe una compagna. ‘Sto traditore.

E perché dovrei farmi rimorchiare su un treno da un perfetto sconosciuto, che non mi pare sappia neanche mettere in campo grandi doti di dialettica?

Solo per il suo bel faccino?

Ma fammi il piacere, come dicevo non ho più 18 anni!!

Ma non lo capisci che è incredibilmente imbarazzante per me?

Cavoli, erano ANNI che non subivo un tentativo di rimorchio! Ci ho perso la mano a divertirmi!!!! Ora mi sento solo imbarazzata e cerco di scappare alla prima occasione. Menomale che dovevo anche scendere!

A domani un post con le foto di Camogli, solo alcune perché Blogspot non ce la fa a caricarne molte… c’est la vie.


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Il festival delle cavolate

Premetto da che oggi sono in vacanza ufficialmente, per due settimane.
Credevo peggio, date le premesse…
Invece sto divinamente. Mi sono alzata un po’ più tardi (data la notte quasi insonne causa zanzare), sono andata alla lavanderia self service, ho fatto tanti giri al mercato del lunedì (guadagnati dei calzini in pizzo, un paio di pantaloni, pesche, albicocche, meloni e zucchine), ho fatto tutto con molto agio e tanta serenità.
Non faceva troppo caldo e non c’era una fastidiosa ressa di gente.
Una pacchia.
Oggi pomeriggio andrò poi al supermercato per delle cose che non ho trovato al mercato.
Sempre con molta calma.
Con tutto questo sole, questo azzurro e questa brezza, il paese sembrava quasi una cittadina di mare. Avevo l’impressione che superate le case, avrei trovato il lungomare.
La realtà è ben diversa ma ero comunque molto contenta.
La temperatura in questi giorni è davvero amabile!
CHE BELLO AVERE TUTTO IL TEMPO DI FARE LE COSE! Che goduria!!
Caspita, avrei dovuto capirlo fin da bambina che volevo fare la casalinga!

Inoltre ultimamente io e Consorte stiamo girando Milano, e in particolare i suoi parchi, che non sono pochi.
Sono veramente sorpresa, sono così… diversi, e belli, che sono giorni che Milano non mi sembra più neanche Milano! Posti che… sembrano semplicemente “altrove”… Sento di amare questa città sempre di più.

A breve, foto!! ;-)

E ora passiamo a noi. Ho raccolto alcuni episodi capitati e sentiti in questi giorni, degni di stupidità.
Non potevo mancarli.

Madre: eh cos’hai li, cosa ti sei fatta?
S: ?? un bel niente
Madre: aaahhh, lo sapevo, sei andata al mare e ti sei ustionata, maròòòò ti sei ustionata
S: sei impazzita, ho solo preso un po’ di colore!
Madre: ahhhh, ti sei ustionata, mo’ ti viene il cancro, te l’avevo detto io…!
S: ma la smetti di sparare cazzate?! Alla prossima ce ne andiamo!!

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Suona il telefono.
S: pronto?
Suocera: ehm, S…
S: BUONASERA (ultimamente enfatizzo sempre il buonasera perché lei sembra dimenticarselo)
Suocera: ehm si buonasera. Oggi è lunedì
S: ????????????
Suocera: …
S: …beh si, oggi è lunedì §§ luglio, e quindi?
Suocera: ehm…
S: (mio dio questa donna mi farà impazzire)
Suocera: …
S: …
Suocera: c’è Figlio?
S: (ci voleva tanto?) no, non è ancora arrivato

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Suona il telefono.
S sta buttando la spazzatura in cortile, sente il telefono ma non può rispondere.
Amen. Se è urgente, chiunque sia, richiamerà.

S torna in casa, va in bagno e si lava accuratamente le mani, poi già che c’è sente il potente richiamo della natura e decide di fermarsi in bagno.
Manco a dirlo il telefono torna a squillare, e con più insistenza.
S se ne frega.
Perché la vita è una questione di proprità.

Uscita dal bagno, S inizia i preparativi per la cena, che sono abbastanza “indaffaranti”.
Ovviamente il telefono suona ancora.
(Vorrei sottolineare che tutto questo succede nell’arco di 10 minuti).
Con in una mano il cucchiaio di legno (continua a girare il riso), con l’altra mano S cerca di prendere il telefono, strirandosi al massimo.
Sa che quella persona non demorderà finché qualcuno non le darà risposta. Ha già capito di chi si tratta. L’ora è quella, sempre la stessa.

S: pronto…
Suocera: S! È mercoledì!!
S: (??) … (me la deve spiegare cos’è questa mania di dirmi che giorno è) BUONASERA. Si confermo, oggi è mercoledì
Suocera: ecco! Io ho chiamato ma non rispondeva nessuno!
S: … se non abbiamo risposto è perché non potevamo o perché non ci siamo no?
Suocera: …no perché oggi è mercoledì!
S: (o cazzo!!!!!!!!!! Ma come si fa a interagire così??) si si ok… comunque Consorte non è ancora arrivato!!

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Storia vera capitata ad una collega di Consorte.
Costei ogni tanto si assentava da casa per viaggi di lavoro, e chiedeva ad un’amica di dare un occhio al gatto.
Il sistema funziona consuccesso per molti mesi, o forse anche anni, quando un bel giorno la suddetta collega torna a casa e la trova vuota, niente gatto.
Sul tavolo un biglietto in cui l’ “amica” la informa sbrigativamente che siccome non sa badare al suo gatto, se lo prendeva lei e tanti saluti.
Così. Senza tanti complimenti.
E non solo si è presa il gatto ma anche tutte le cose inerenti, i giochini, la cesta, il cibo, le lettiere di riserva (che morta di fame). Tutto. Cioè non solo una rapitrice, ma persino ladra!
Comunque, questa collega cerca in tutti i modi di ricontattare questa “amica”, e dopo tantissimi tentativi andati male, riesce a rintracciarla per riavere il suo gatto. La tipa cerca di scantonare in tutti i modi, ma sotto la minaccia di una denuncia (che ci stava tutta) finalmente acconsente a incontrarla. La collega dovrà andare a casa sua però (ma pensa te…)
Arrivata a casa di questa tipa, non la fa nemmeno entrare, parlano sul cancello. Ribadisce che non essendo stata capace di prendersi cura del gatto, se lo terrà lei. Non c’è verso di farle capire la gravità della sua azione, tantomeno di farle restituire l’animale.
La collega allora prepara la denuncia.

Ma poi… ci ripensa.

Eh, magari il gatto ne soffrirebbe troppo.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

NO DICO

IL GATTO NE SOFFRIREBBE TROPPO??

MA DI CHE COSA??????????????????

ma SEI scema?????????????

Cioé
già che una tua amica non si rivela tale
già che ti ha rapito il gatto
già che ti ha ciulato le cose
già che si è dimostrata in mala fede da morire
già che insomma ti piglia per il culo e ci guadagna pure
MA SEI SCEMA A FARGLIELA PASSARE LISCIA??

A quel punto non è più una questione di come sta il gatto (che per inciso non avrebbe nessuna ripercussione), è una questione di ingiustizia subita, è una questione di principio!

Era ben altra cosa se l’ “amica” in questione le avesse detto “senti, che ne dici se il tuo gatto me lo prendo io? Magari così riusciamo meglio…”;

Era ben altra cosa se, pur anche avendoglielo rapito, tentasse di riparare al suo crimine proponendole di risarcirla del prezzo dell’animale e di tutte le cose che ha rubato;

e invece NO!!!!

E gliela fai passare liscia?????????

Ma allora TE LO MERITI cazzarola, sei proprio scema!!

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Teatro dell’assurdo con i vicini di casa di S.

Trattasi di una famiglia di sudamericani, o meglio un italiano – chiamiamolo Franco, anzi, Franchito, come lo chiama la moglie (un uomo senza palle e dall’aspetto abbastanzan ripugnante) che ha avuto la malaugurata idea di sposare un botolo sudamericano, dalla quale unione è nato un mostruoso figlio (in effetti non credo che un’italiana avrebbe mai degnato il povero Franchito, mentre a quel mappamondo sudamericano serviva un visto).

La tipa in questione è brutta e oltretutto insopportabile, urla tutto il giorno (lei sa solo urlare. Non sa minimamente cosa voglia dire “parlare”), è sempre incazzata col marito a prescindere (e anche col primo figlio, che ha avuto in precedenza, non da Franchito) e NIENTE va mai bene.

Oltre a farmi sorbire l’audio Beautiful (lo noto oggi, 9/08/2010, il primo giorno che sono in vacanza).

Com’è comprensibile, Franchito non è mai a casa, ci rimane proprio il meno possibile e quando è li è come se stesse dormendo in piedi – probabilmente un’arma di autodifesa contro la megera. Ma comunque non è che Franchito sia granché sveglio di suo.

Purtroppo casa sua, adiacente alla mia, è un porto di mare per tutti i sudamericani della zona, parenti e non. Ce n’è una quantità infinita che va e viene in costinuazione, a partire dal mattino alle 7 fino a mezzanotte inoltrata.

Dato che è estate e che abitiamo tutti in una casa di ringhiera vecchissima (anzi direi addirittura antica, se non fosse che purtroppo la si tiene in stato abbastanza pietoso – beh che volete sono a uno sputo da Milano e l’affitto costa pochissimo!!), per sfuggire al caldo implacabile dobbiamo tenere le porte aperte per creare un minimo di corrente.

Questo, se da un lato permette da sopravvivenza, dall’altro crea considerevole disagio. Per esempio, quel mostro di bambino che la megera ha avuto dal Franchito cerca sempre di entrarci in casa. O sta li semplicemente a vedere cosa facciamo in casa. Tipo Grande Fratello (e nessuno che gli dica niente).

Oltre a questo, ci sono naturalmente anche quei 1200 sudamericani che mi passano davanti casa e che hanno (tutti) la bella pensata di far baldoria sul balcone (quello della ringhiera in comune) ovvero anche davanti a casa mia ovvero è come averceli in casa.
E ovviamente urlano, tutti. (in spagnolo).

Fra le migliaia di idiozie che ho sentito, questa era addirittura scioccante:
Megera: [davanti a tutti i suoi amici/parenti sudamericani ed evidentemente anche davanti a me] oooo finalmente Franchito, è arrivatoooo… DONDE SEI STATO EH, TODO EL DIA EH, DOVE SEI STATO, PARLA!
Franchito: a lavoro, dove vuoi che sia stato [seh… ancora non s’è capito come sbarchi il lunario, noi lo vediamo sempre all’agenzia di scommesse sportive…]
Megera: eeeh, YO NO CE CREDO, tutto il giorno che te cerco, tu no ci sei mai
Franchito: …
Megera: [urlando ancora più forte e platealmente di fronte a tutti gli amici e parenti] Franchito, NON MI STAI FACENDO MICA LE CORNA EH??
Silvia & Consorte: O_O !! [ma… davanti a tutti i parenti dici ‘ste cose??]
Franchito: ma va, ma cosa stai dicendo…
Megera: Franchito, crede che io non so che tu va in giro a fare el FIGO todo el dia eh? Crede che non lo sa?? Sempre a fare el FIGO questo qui!
Franchito: …
Megera: va che se io te busco che tu mi fai le corna, yo te mataré!!

UN FIGO? IL FRANCHITO??????????

MA

HAI PRESENTE??

E COME TI PERMETTI DI FARE QUESTI DISCORSI DI FRONTE A MEZZA COMUNITA’ SUDAMERICANA DI MILANO NORD-OVEST????????

Del resto, grazie alla pochezza intellettuale del Franchito e dal fatto che la parola “figo” l’avesse tutto ingralluzzito a scapito delle pesanti accuse e alla figura orrenda che stavano entrambi facendo di fronte a gente di due continenti, la cosa non è andata a finire a schifìo come invece meritava di finire.

E anzi, poco dopo (e per fortuna) sono tutti scesi a rompere le palle al bar qua all’angolo, il loro rifugio abituale.
Loro non lo sanno, ma il barista sta già pensando una sera di chiuderceli tutti dentro e buttare la chiave.

Lo pagherò molto bene per questo servizio.


Posted in abububaba - racconti incomprensibili del secondo tipo, ma SEI scemo?? by with 6 comments.