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China calling

Ore 8.36 del mattino.

Cinese: “Pronto? Pronto?? Shel’ uia??” [Silvia…dai poveretto, è cinese]
Silvia: “Si sono io”
Cinese: “Shel’ uia? Shel’ uia???”
Silvia: “Yes speaking. Edison, is it you?” [Edison.
‘Sta mania dei cinesi di cambiarsi il nome]
Cinese: “Shel’ uia??…” [disperazione]
Silvia: “Si dai ti sento, sono Sheluia (li mortacci tua…). PARLA”
Cinese: “Mi senti?? SHEL’ UIA!!”
Silvia: “…” [silenzio rassegnato]
Cinese: “Ah! Adesso sì che ti sento!!
Silvia: -.-‘ …

Cominciamo bene!

8.36 di un grigio, piovoso, triste giovedì mattina di fine maggio, che mai ti saresti aspettato così piovoso. Che tristezza.

Nella mia amarezza ho pensato: “ah beh, pensa che avevo progettato di andare al mare con *****. Non mi sono persa niente alla fine”
Che scemina.


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Welcome (back)

Salve a tutti gente. Grazie di aver seguito il traghettare del mio blog.
Per ora ci sono i tre post che avevo già scritto,
non ho ancora avuto tempo di fare un post nuovo, ma basta aspettare la prima chiamata del solito cliente scassamaroni alle 8.30 del mattino…
Che c’avranno da chiedere che non è ancora successo niente…
Vedremo!! :(


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[21/08/2008] Impossible relief

Sono più di 25 anni che mia madre mi conosce, e ancora non ha capito una cosa (anzi, tante cose, ma particolarmente questa): IO AL MATTINO NON PARLO, NÉ VOGLIO CHE MI SI PARLI.

Innanzitutto cosa c’è da raccontarsi alle 7 del mattino? COSA?? Non è ancora successo niente, porc… per la miseria!

Precisiamo: voglio molto bene alla mamma. Lei mi adora, anche troppo, ha un attaccamento morboso e malato.So che su di lei posso contare sempre (il fatto è che non voglio…), ed è una gran cara persona, davvero.Ma dio se a volte sa rendersi irritante.

Mi alzo dopo una nottata orribile: mai più di 5 ore di sonno, interrotto frequentemente e pieno di angoscia.
Ho sempre dormito così, anche da bambina. Da tre settimane a questa parte poi particolarmente.

Sapete quando ci si sveglia al mattino dopo un incubo, quando non si capisce bene che ci si è svegliati e le cose orribili del sogno sembrano la realtà.

Poi finalmente ci si ambienta, ci si accorge che si è svegli, e si prova un grande sollievo, forse il più bel sollievo.

Non è mai successo, ci si dice, non è mai successo niente. È tutto come prima. È tutto a posto. Non è successo. Non è successo.

Io non posso sentire sollievo.

Ecco, allora perché dopo una notte passata così, e lei lo sa bene che la passo così, perché mia madre si ostina a sfarfallarmi attorno al mattino presto e chiacchierare come una comare al mercato??
Sorvolando sul fatto che mi fa domande del tutto superflue, tipo “cosa fai oggi?”, cose così.

Mattina tipo: ore 7.10, mi sono appena svegliata e sono naturalmente in ritardo, dato che dovevo alzarmi almeno alle 6.20.

Mamma: Allora oggi cosa fai??
S:
Mamma: Come mai stamattina così in ritardo, eh??
S:
Mamma: Che pranzo ti porti oggi? Che cosa ci metti dentro? Va che le olive snocciolate sono vicino alla bottiglia dell’aceto. Non ci metti le sottilette? Non ti porti il pane?? Ma non si mangia bene senza pane! E la frutta?”
S:
Mamma: Non hai mai bevuto quel succo di prugna californiana che ti ho comprato, eh provalo il succo, eh!
S:
Mamma: Ma non stai bevendo troppo caffé? Va che poi lo stomaco ti parte! Va che poi il fegato ti parte! Va che poi di notte non dormi!
S:
Mamma: Mi stendi le lenzuola del lettone?
S: …  [prendo le lenzuola per stenderle]
Mamma: Stendi anche i tappeti del corridoio, del bagno e della cucina?
S: [prendo i fottuti tappeti]
Mamma: Dai faccio io, tu fai in fretta che sei in ritardo! [e mi strappa i tappeti di mano]
S:
Mamma: Mi aiuti a rifare il letto?
S:
Mamma: Va che tuo fratello ti sta aspettando!
S:
Mamma: Ehi, hai capito che tuo…

S: E te hai capito che sono QUARANTA minuti che mi stai ronzando attorno con queste cagate; erano le 7.00, ora sono le 7.40, cioè vuol dire che grazie a te ci ho messo quaranta minuti a bere un caffè e condire un’insalata di pasta! Ti ho ascoltata, stendi il bucato – ho steso il bucato, rifai il letto – ho rifatto il letto, ma ora basta, pietà, pietà, dammi tregua! Lo capisci che devo essere in ufficio prima delle 8.30??

Mamma:  AAAHHH, NON POSSO MAI DIRE NIENTE, IN QUESTA CASA BASTA CHE DICO UNA PAROLA E TU MI AGGREDISCI, NON POSSO PARLARTI CHE MI RISPONDI MALE, NON POSSO DIRE UNA COSA CHE MI URLI CONTRO, NON SI PUÒ MAI DIRE NIENTE, NON POSSO MAI PARLARE, NON POSSO MAI DIRE UNA PAROLA…

E a questo punto la frese si smorza irrimediabilmente perché non la ascolto neanche e mi fiondo al piano di sopra a vestirmi nei 3 secondi che mi rimangono (è incredibile come sono sciatta ultimamente, mi curo talmente poco…almeno, rispetto a prima) e poi subito giù dalle scale rischiando la frattura del coccige perché mio fratello ha già la macchina accesa (i denti me li laverò a lavoro, manco questo ho avuto tempo di fare); mentre io sono ancora li che mi infilo le scarpe e prendo su mille sacchetti e pacchettini (anche i suoi) in tutta fretta, e in tutto questo tempo mia madre non ha mai smesso di girarmi intorno e cicalare come se questo, invece di un ostacolo, potesse essere un aiuto.

Infine ogni mattina si conclude inevitabilmente, sempre, con me che finalmente sono fuori, infilo la chiave nella toppa e faccio per girarla (dopo decenni che i miei mi hanno rotto le palle per radicarmi questa stupida abitudine) e mia madre È LI DIETRO che tira la porta verso di sé trascinando anche le chiavi e me che ci sto attaccata, e gridando “vai vai chiudo io!”, facendomi perdere tempo nonché prendere una notevole incazzatura.

Riesco finalmente ad arrivare a lavoro (a pelo) e passare anche li una giornata di merda.

Il mattino ha l’oro in bocca… ma anche IL SILENZIO.

P.S.
Per amore della precisione, qui sotto elenco una lista di cose che odio e che lei sa:

– il pane

– la frutta (tranne ciliegie e albicocche)

– le sottilette

– il succo di prugna/mela/pera/banana (tutti i succhi che mi compra lei! È straordinaria!)

Cose che faccio da sempre e che lei sa:
– non parlare al mattino

– bere un solo caffè al giorno (quindi cosa mi deve partire il fegato, con UN caffè al giorno??)

– fare colazione e prepararmi il pranzo in non più di dieci minuti


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[16/05/2008] L’hobby di collezionare delusioni

Ho 25 anni. Il 26 agosto ne faccio 26.
26 il 26, e sicuramente non se lo ricorderà nessuno, come ogni anno. Del resto non è periodo, non c’è mai nessuno.
Quest’anno il 26 agosto…io sarò in viaggio da Hiroshima verso Tokyo. Quindi praticamente solo i miei compagni di viaggio mi faranno gli auguri. Del resto meglio, meglio non ricordarmi che entrerò inesorabilmente nella seconda metà dei Venti.

Comunque, in questi 25 anni, ne ho conosciuti di ragazzi. O, manco uno normale, ma guardiamo il lato positivo: posso stilare un’interessante casistica.
Che poi si applicherebbe anche a tante ragazze, ma con molta meno frequenza.

Sono descrizioni impietose, come del resto sono diventata anche io. Si sono una stronza cinica, e ne gioisco.

E quindi se avete critiche, un vaffanculo non lo nego a nessuno, per la felicità di tutti.
Come un imperatore romano, distribuisco volentieri sesterzi di vaffanculo a tutto il popolo.

Dunque, cominciamo:

IL FIGHETTO DA QUATTRO SOLDI
ovvero sindrome del Dr. Cox
Il fighetto o la fighetta, qui è difficile distinguere, ma si tratta sempre di un uomo (presunto tale).Un chilo di gel tra i capelli, fondotinta a palate (soprattutto se poi si sveglia al mattino con un brufolo), ci manca poco che non usi il rimmel sulle ciglia, palestrato, abbronzato tutto l’anno, naturalmente anoressico, si vanta con tutti di fare il modello, maglietta attillata, jeans comprimi-coglioni, naturalmente a sigaretta perché sono all’ultimo grido (grido di aiuto sempre dei suddetti coglioni, strizzati li dentro per tutto il giorno e la notte).Da una discoteca all’altra, da una trombata senza impegno all’altra con una ragazzina senza cervello o l’altra, per poi piangersi addosso perché non trova una ragazza “seria”. Naturalmente questo stato d’animo è della durata di due secondi. A metà fra il gay dichiarato e la mignotta, una ragazza seria gli camminerebbe sopra come su uno zerbino.
Una sua variante è il classico ragazzino col pantalone sceso a mezza chiappa, pronto a rivelare le sue mutande orribili che hanno un enorme logo D&G, scandalosamente vero (il che presuppone che abbia speso 29485739845 euro al quadrato per un paio di mutande che io non gli toccherei manco con una canna da pesca).

IL TIMIDO
ovvero sindrome di Mastella
Un tipo apparentemente dolce, che ti fa capire e non capire, soprattutto non capire che a letto ci mette due minuti netti al cronometro, e ben sapendolo si vergogna (giustamente), ed è quindi per questo che si sbilancia con una ragazza ma poi si tira indietro (se fa così ve lo dico subito: appena lo sfiorate lui ha già finito). È un infinito tiro alla fune. Ci ripensa mille e una volta, gioca con i sentimenti altrui senza nemmeno intuire quanto male provoca, quando infine viene mandato a cagare senza indugio.Modo di fare un po’ infantile, delicato, accattivante, che in realtà nasconde un maniaco sessuale che a 30 anni è ancora vergine (ed è per quello che è diventato maniaco – e cieco – e gli sono cresciuti i peli sui palmi delle mani).

IL ROMANTICO
ovvero sindrome del lupo vestito da nonna di Cappuccetto Rosso
A lui di una donna piacciono gli occhi (mentre ti guarda le tette), a lui piace la linea delle spalle (e intanto casualmente ti guarda il culo), lui adora la tua voce (infatti con la lingua cerca di arrivare alle corde vocali)…insomma, un vero romantico! Ovviamente dopo la prima trombata sei out. Se proprio devo fare una cosa senza impegno, lascia pure da parte tutte queste svenevolezze da checca in amore.

LO STRONZO SENZA ARTE NÉ PARTE
ovvero sindrome del figlio del Dr Kelso
Il duro per antonomasia, sguardo truce, incazzatura facile, adora chiunque sia spaccone e certamente chi è più spaccone di lui. Poi vai a ben guardare sotto tutta questa corazza e troverai un ragazzino che non sa ancora cosa fare di se stesso, della sua vita, e neanche dell’unghia del mignolo del suo piede sinistro. Generalmente segue qualcuno che ha qualche idea per la testa, poco male se è un’idea di merda, anzi, forse meglio! Più casino!
Sfortunatamente, in questo periodo esci di casa e trovi in giro solo fighette da quattro soldi, quindi probabile che si appiccicherà a uno di questi. Non si fa scrupolo ad abbandonarsi ad una situazione che ritiene piacevole, e poi incapricciarsi di qualcos’altro saltellando via gaiamente, e lasciandosi dietro terra bruciata e frantumi. In accordo con la sua durezza, questa è una cosa positiva. Salvo, proprio come un vero dodicenne in erba, non avere le palle quando si tratta di dire o di fare le cose importanti. Per quello meglio la candida mediazione di un sms.

IL SOFISTICATO
Questo non ha sindrome. Deve farsi curare sul serio.Vagamente sorridente, modo di fare vellutato, sempre mellifluo, e quasi subito ti accorgi che è falso come un vero finto vaso cinese. Tende alla pinguedine, che gestisce con molta disinvoltura, come se portarsi appresso 130 chili fosse la cosa più sexy del mondo. Quasi subito ci si accorge di come sia capace di manipolare persone e situazioni (come se fosse un rotolo della sua stessa ciccia) e di come nasconda perversioni a dir poco…preoccupanti (neanche oscene, proprio preoccupanti).

IL TENEBROSO
ovvero sindrome del gaudente lamentoso
Mano passata fra la folta chioma, sguardo che penetra l’anima (…l’anima eh), fascino che emana da tutta la persona… Si, affascinante anche la quantità di ansiolitici che provoca questo sguardo che non deve chiedere mai (che tanto guarda, non ce n’è).Da una trombata senza impegno all’altra, per piangersi addosso, asfissiando la persona malcapitata di lamentele di ogni genere, perché non trova una relazione stabile oppure perché la propria ragazza (con su un bel copricapo di corna) non è abbastanza attiva, non sta abbastanza al suo fianco…Ma come farebbe lui a partecipare tutte quelle festicciole particolari che gli piacciono tanto, se lei stesse di più al suo fianco?? Piange ma in realtà se la gode.

***
Poi c’è chi incorpora anche più d’una di queste categorie contemporaneamente.
Non vi dico che bello. Che onore ho avuto.
Solo pesci in faccia e calci nel culo.
Non si può dire che non abbia vissuto intensamente.

Avevo una mezza idea di diventare gay, ma una mia amica mi ha detto che anche fra donne ci sono solo beghe a non finire, e allora non so più che pensare.
Manco diventare gay in pace si può.

Cosa mi potrebbe capitare di peggio? Innamorarmi di un cinese?? Chissà poi se è peggio.Piuttosto che essere presa a calci in faccia dal primo stronzo, meglio essere presa a colpi di borsa di Gucci.


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[12/05/2008] Un pomeriggio di ordinaria follia

Sono contenta che la persona in questione (una cinesina) non sappia l’italiano, così non potrà mai capire che pomeriggio allucinante sia stato quello del dieci maggio 2008.
Cioè, è una brava ragazzina, per carità, tanto dolce. Ragazzina. Ha trent’anni, ma come tutte le asiatiche, ne dimostra giusto quei quindici di meno. Non che quel giorno io non sembrassi Heidi…
Comunque: il misfatto verte sull’incontro a Milano con la mia ex compagna di stanza in America, appunto, la cinesina.
Anche li veramente eravamo solo compagne di stanza, al di la di questo non ci si frequentava, però una brava ragazza (rovinata solo dal fatto di essere ingegnere). Veniva in Italia in viaggio di nozze.

Viene a Milano, sabato.
Già non avevo neanche voglia di andarci. Un caldo allucinante e percentuale di polline nell’aria del 185%. Alla mia veneranda età inizio ad avere una lieve allergia.
Già era una settimana che mi chiamava due volte al giorno continuando a chiedere “allora ci vediamo sabato? Eh? Sabato?? All’una e mezza? Proprio all’una e mezza eh?? Ma proprio di fronte al duomo eh? Facciamo di fronte al duomo?? Hai presente il duomo???” SI, PER LA MISERIA, SI, SABATO ALLA UNA E MEZZA DAVANTI AL DUOMO, t’ho già detto di si, COSA CHIAMI due volte al giorno per una settimana a fare?? (che poi ‘ste chiamate internazionali le pago pure io??). Una settimana di merda, per inciso, avevo già i miei problemi.

Premesse tutte queste cose, compreso avermi chiamata quattro volte quella stessa mattina per dirmi le stesse cose, mi ha fatto aspettare QUARANTA minuti da sola in duomo, sotto questo sole che mi ha appunto accentuato i pomelli e le lentiggini, facendomi sembrare Heidi (ma senza capre, proprio sola come una scema e basta – e avevo anche una maglia rossa col cappuccio)

Ok, arrivano lei e il marito. Constato che non hanno l’usanza di darsi sue baci sulle guance.
Dove vogliono andare? Occhiata di panico fra lei e il marito.
Vediamo. In duomo ci siamo già. Il Castello? No. La via Torino? No. …La galleria? La piazza della scala? Brera? Il Cenacolo di Leonardo?? S. Ambrogio?? I giardini di Porta Venezia? NOOO!!
Via Monte Napoleone!!

Via Monte Napoleone.
Ma…i cinesi non erano poveri? E che c’è li da fare se non guardare un paio di infradito di Prada del costo di mille euri?
No, solo e soltanto via Monte Napoleone. E va bene. Ma per far che cosa? Eh comprare due borse di Gucci. Devo risparmiare.

ORA. Risparmiare? RISPARMIARE?? Ho inteso bene, to save money?? Esatto. In Cina costa di più. Ma cavolo, quanto di più? Una borsa di Gucci mica meno di 400 euro! E una vecchia anche!
E poi guarda, c’è una boutique di Gucci qui in Galleria, mica c’è bisogno di andare in Monte Napoleone.
Panico fra lei e il marito.
Panico.
PANICO.
Pensiero dominante “Oddio questa non ci vuole portare in Monte Napoleone!”

Va bene ho capito. Andiamo. Andiamo per carità senò la giornata non finirà mai.
Perché la via Monte Napoleone si e la Galleria no poi, mi resta ancora un mistero.

Cinesina: “Possiamo tagliare di qua?”
Io: “NO. Adesso vi vedete San Babila, un pezzo di Corso Venezia, e Via della Spiga! (porca [email protected]$)”
Passando per queste vie, tanti negozi Prada (commento cinese: bleah!), Bulgari (commento cinese: cos’è?), Dolce&Gabbana e Armani (commento cinese: sono italiani??!!), Chanel (commento cinese: questo si che è italiano, lo conosco!), Kenzo… (non sapevano dove fosse di casa…)

Finalmente arrivati, Gucci! Strapieno (non credevo. Così tanta gente butta via i soldi. Si cose belle, per carità…ma una borsa…500 euro…ma dai…!)
Comunque. Altro panico. Foto della borsa sul cellulare, portata apposta dalla Cina.
Non c’è. Non c’è la borsa. Non c’è la borsa. Non c’è la…
MA COME NON C’È, È TUTTO UN PIANO ZEPPO DI BORSE!!
No, ne vuole una in particolare, foto sul cellulare, mostrato al volto smarrito della commessa, che dice che quella è una borsa esaurita, una collezione di due anni fa… No commessa, non me lo puoi fare, non puoi, non puoi, cinesi in panico, la borsa la borsa, la borsa, dov’è la borsaaaaa… Ok trovata.
“No non va bene. Dev’essere 17x20x35”
“Ma…questa è l’ultima che abbiamo della collezione di due anni fa…”
“La borsa. 17x20x35”
“…”
“17x…”
“Ok ok faccio un altro tentativo in magazzino…!”
(disappunto malcelato di Silvia, nel frattempo)
Dopo MEZZ’ORA riemerge la commessa, trionfalmente porta la borsa delle dimensioni giuste…
“Ma ha le tracolle in color panna. Nella foto sono marroni”
“…signora, è L’ULTIMA che abbiamo della collezione di due anni fa”
Borbottio lamentoso in cinese fra moglie e marito.
“Ma la foto…le tracolle marroni…marroni…erano marroni!!”
Esasperazione di Silvia, che si dilegua nel reparto outfit. Sconforto della commessa, costretta a rituffarsi in magazzino.
MIRACOLO della commessa, che trova la fottuta borsa Gucci di due anni fa di 17x20x35 con tracolle marroni (fra l’altro, proprio per inciso, una delle più brutte borse di Gucci)

Standing ovation del pubblico per la commessa.
A quel punto tutte le pratiche del foglietto taxfree e di nomi un po’ in ideogrammi un po’ in caratteri latini mi sembravano un paradiso.

Ma…
“Adesso devo comprarne un’altra”
Silvia (occhi sbarrati) “COME un’altra?? (non finirà mai quest’incubo) Ma se questa di due anni fa vi è costata 500 euro…!”
“Eh ma devo comprare qualcosa a mia suocera, senò si offende”
Logica ferrea.
“Cos’hanno qui per € 200?”
Stavolta panico di Silvia. “…Un laccio di scarpe, forse!”
“No no, duecento euro!! Ci dev’essere una borsa a duecento”
…Da Gucci? Ceerrrto!
Azione d’urto. Vado da una commessa, palesemente di origini cinesi, le dico senta guardi, spieghi un po’ la cosa ai suoi amici qui, magari l’inglese non è risolutivo.
Grazie a dio funziona. La capiscono. Panico in cinese ovviamente, perché non è possibile trovare una borsa a meno di 450 euro (…gliel’avevo detto io!!).
Mani che si torcono, labbra morse…
Silvia: “Sarebbe così improponibile comprare un borsellino? Sono belli e costano sui ducento…”
Parole al vento.
Onde di panico e lacrime cinesi. Terrore, paura e delirio…

Poi, ad un certo punto, l’illuminazione. Cinesina: “Dici che da Louis Vuitton costerebbe di meno?”
Silvia: “Dici che i maiali voleranno?”
Non l’hanno capita.

Comunque dopo UN’ORA e mezza da Gucci, sono ben felice di uscire. E va bene. Vada per Louis Vuitton. Duecento euro un foulard forse.

“Ah a proposito…Ma non dovevate portare un made in Italy a casa?”
Occhiata fra due cinesi.
“…sapete che è francese vero?”
Altra occhiata. Inizio di un nuovo panico…
Basta io non ci sto più.
Io: “Fa niente, è bellissimo Louis Vuitton, andiamoci! In fondo le cuciamo qui in Italia, le sue valigie! (ma dove…)”
Sollievo cinese.

Entriamo. Anche li scatta il solito cellulare con foto, anche qui era la collezione vecchia, anche qui le dimensioni non erano 15x30x18, anche qui il colore non era quello…
Occhiata fra me e il commesso….
Lui capisce subito…
Senza una parola vola col suo passo leggiadro verso il magazzino…
Ne riemerge dopo mezz’ora con la borsa…
Che ha però solo le maniglie e non le tracolle…
Ma qui non c’è santo che tenga, c’è solo e soltanto quella…
Pianto cinese ma esborso di 440 euro perché o ti pigli quella o nienteeee…
E comunque… Alla faccia dei duecento euro!!

Riassunto del pomeriggio:
– Attesa di 40 minuti sotto il sole in duomo, contando che manco volevo muovermi di casa
– Due caffé offerti in Corso Vittorio Emanuele (€ 11.00, dico UNDICI due caffè)
– Due ore in Via Monte Napoleone a seguire due cinesi terrorizzati dal non trovare una borsa di Gucci che palesemente non costerà mai nella storia meno di 400 euro…Due ore a parlare solo di tracolle marroni
– Due ore di pianti cinesi durante la prima (e l’ultima) volta che incontravo a casa mia la mia ex-compagna di stanza d’America…
– € 940,00 (NOVECENTOQUARANTA), appena poco di meno del mio stipendio, spesi per due borse (ok, non erano soldi miei, ma se proprio dovete regalarli, non è meglio usarli per cose più utili? O dateli a me, è sempre un atto di bene!)
– Non un monumento di Milano visitato. Solo un commento sulla galleria (“cos’è ‘sto tunnel di vetro?” e uno sul duomo “ah, questa forse è la chiesa grande eh?”)

Tutto questo…come dire… come esprimermi… MI HA FATTO SUPREMAMENTE SCHIFO.

Bentornata Silvia!

P.S. Comunque, per rinfrancarmi, dopo sono andata in via Torino dove finalmente ho trovato le scarpe che cerco da mesi (tacco stiletto, vernice nera, cinturino alla caviglia – si lo so che sembra come dire “tracolle marroni”, ma diamine, per quanto tempo ancora avrò le caviglie sottili?) e poi in Cordusio a mangiare il mio gelato preferito.
Non che per tutto il tempo io non sia stata triste. L’indicatore è l’aver comprato solo un paio di scarpe, su tutta la marea di roba bellissima venduta in via Torino.
Però… Qualcosa… E comunque le tracolle marroni fanno schifo.


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