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6 gennaio 2016

Ciao a tutti e grazie per le parole di affetto e conforto che mi avete riservato :) Ve ne sono davvero grata.

Scusate la prolungata assenza.

Alla fine di novembre 2015 sono andata in vacanza 2 settimane in Giappone (ovviamente), prima di partire dovevo sistemare un milione di cose in ufficio.

Oltre ad essere depressa.

Adesso sto molto meglio.

Un po’ la vacanza, un po’ i farmaci. L’effetto c’è stato.

Detto questo, mi sono presa queste settimane per pensare cosa farne di questo blog.

Non è che non sia successo niente in questo lasso di tempo, anzi. Tante, troppe cose.

Ma l’esistenza questo blog era legato alla mia vita con LUI.

Con la sua partenza, si conclude un’epoca.

Ci sto ancora pensando, ma al 90% è una decisione presa: ThePossimpible ha fatto il suo tempo.

Lo terrò online ancora per un po’.

Continuerò sempre a seguire con estremo piacere i blog che sono elencati qui a destra e postare commenti scemi : ) Ma quanto a me, questa vena si è esaurita.

Love you guys. See you, somewhere, maybe.


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8 novembre 2015

Beh. Molte cose sono successe. E non so proprio perché sono ancora viva.

LUI se n’è andato. Non so dove. Non so con chi. A quanto pare 7 anni insieme non mi danno affatto il diritto di sapere.

Per la verità 7 anni insieme e non mi sono meritata nemmeno una telefonata di addio. Non dico vedersi a quattr’occhi, no, non tanto. Una telefonata.

È stato il 15 ottobre 2015.

Il 14 ottobre, sera, ho saputo via whatsapp, e solo perché voleva venire a prendere le ultime cose, che il giorno dopo il  SUO numero sarebbe stato disattivo, e LUI irraggiungibile.

Vani i tentativi di telefonargli, vani i tentativi di avere più spiegazioni almeno con whatsapp, niente.

Solo al mattino dopo, durante un attacco di panico, gli ho fatto evidentemente un po’ di pietà e ho avuto la formidabile informazione che LUI sarebbe andato all’estero dopo pochi giorni. Il 15 ottobre era il suo ultimo giorno in azienda e ha restituito il cellulare, nessun numero dopo.

Questo deve bastarmi. LUI dice che non vuole dire niente della sua vita, e che non deve importarmi e se c’è affetto non importa cosa uno fa, dove e con chi, ma c’è la speranza che uno e l’altro stiano bene.

Ah e poi spera che io imparerò “ricominciare” indipendentemente da LUI.

Voi non capite, ve lo assicuro, non potete capire quanto io abbia sofferto, che incremento di farmaci ho dovuto programmare e che devastazione ho dentro. Fidatevi, non potete capirlo.

L’unica cosa che potete capire è che tutto quello che mi ha detto, pardon, scritto, è indubbiamente UNA SEQUELA DI PUTTANATE.

Ah poi un’altra chicca: gli amici comuni.

Settimane, mesi di affetto, vicinanza…così pareva… bruciati.

LORO li ha visti prima di partire. Una bella bevuta – questo l’ho saputo per caso da una di questi amici, che me ne ha parlato non sapendo che io non sapevo nulla…

Loro si, e io no. IO che ci ho vissuto insieme PER SEI ANNI, no.

Inoltre, a loro ha detto tutto. Dove va, cosa fa.

E c’è di più: HA VIETATO LORO DI RIFERIRMELO. Neanche dove è andato questa estate, possono dirmi.

Naturalmente gliel’ho chiesto direttamente, prima che il numero fosse disattivato, ma non ha voluto dirmelo.

Non solo l’abbandono di LUI, in un modo ignobile e orribile.

Anche la slealtà di loro.

Ma si, tutti a brindare alla nuova vita del bel Pier.

Hip hip urrà per la nuova vita del Pier!

Mentre io ero a casa imbottita di farmaci per soffocare il dolore.

 

A S però vogliamo bene. Si certo abbiamo acconsentito a mantenere un segretuccio con S, poi si in effetti abbiamo brindato alla bella nuova vita del Pier e… ah, ci fosse mai vagamente venuto in mente di prendere le parti di S anche in modo molto superficiale, che so, qualcosa come “Pier siamo amici e tutto e ti vogliamo bene ma magari… giusto così… pensa a come stai trattando  S“.

No, figuriamoci.

Queste sono le stesse persone che mi hanno detto e che mi stanno dicendo che mi vogliono bene allo stesso modo, che ci tengono a me, che mi vogliono bene, che vogliono aiutarmi a uscire da questa disperazione.

Ma dopo che io ho vissuto questo tipo di abbandono, dopo che io ho saputo queste cose di loro… secondo voi posso mai frequentare queste persone?

Non è solo questo. Ho provato a uscire con loro diverse volte. Dopo mi sono sentita male, malissimo, da dover prendere un ansiolitico. Perché vederli mi ricorda LUI. È innegabile. È così.

Basta. Oltre a questo, e infine, loro potrebbero riferire a LUI come sto, i miei progressi (eventuali). Perché secondo LUI noi possiamo mantenere così un legame, che a sentir LUI è molto più forte e importante che sentirsi con un numero di telefono.

Odio l’idea che lui si scarichi la coscienza qualora io stessi meglio.

E odio le cose per interposta persona.

E odio la SUA idea che io chiederò mai di LUI e come sta LUI.

(certo che ne ha di autostima per pensare che io chiederò mai di LUI)

Ecco, questa è la mia vita.

Abbandonata dopo 7 anni da una persona che diceva di amarmi per sempre e che LUI era mio.

Tradita da alcuni amici.

Ho mia madre che mi sta addosso (ma a volte mi aiuta…)

La terapista che mi dice che non sa più cosa fare con me, che si sente impotente, e che non mi va mai bene niente (ma a volte mi aiuta anche lei…)

Prendo una bella manciata di farmaci, finora a parte farmi venire sonno ed effettivamente curare gli attacchi di panico, non mi pare che stiano facendo qualcosa.

Sono sola.

Torno a casa alla sera e sono sola.

Non so neanche cosa dovrei sentire. Come dovrei sentirmi. Che cosa dovrei fare. Che cosa sono io. Che cosa ne è rimasto di me.

 

 


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10 ottobre 2015

Milano è insopportabile in questi giorni. Troppa gente, tutti all’ultimo rush per vedere l’Expo prima della chiusura. Già la detesto, ‘sta Expo. Mi sta sulle palle. Comunque le darò una possibilità martedì 20, sperando che di martedì non ci sia molta gente – perlomeno non troppa.

Io – sono sempre io. Un essere stupido che ancora si strugge per un uomo che l’ha trattata come manco un estraneo. Sul serio. Io a un estraneo non farei quello che lui mi ha fatto.

Penso sempre se fossi più bella, se potessi prendermi qualche rivincita…ma no, ovviamente niente di questo è possibile.

Se il tempo fosse meno implacabile, se io non rimanessi sempre più impigliata in questa cosa stagnante…

Come fa una persona a sbattere la porta in faccia ad un’altra persona che la ama immensamente, che non gli ha fatto niente?

E io che penso ancora a lui. E lui che probabilmente sta già con un’altra, lui che non so dove sia (no, non lo so dove abita), cosa faccia, cosa pensi, LUI.

Io vorrei essere semplicemente niente. Niente di niente.

C’è una ragione per cui non la faccio finita, ma non voglio dirla. C’è solo da sapere che io non posso sparire, anche se vorrei. Lo vorrei in ogni secondo. Perché questo orrore è irreversibile.

Voi tutti che pensate di essere a posto col vostro uomo. State sbagliando. Tutti sembrano tanto dei bravi ragazzi.

Lo sembrano tutti.

Persino la Puglia, una delle mie regioni di origine, ormai è tabù per me. Mi accorgo di quanti servizi in tv sulla Puglia. Quanti discorsi di mia madre e mia nonna, riferimenti a persone e luoghi reali, cose che conosco e vedo nella mia mente come se le stessi vedendo in quel momento. Ecco tutto questo è tabù. Del tutto. Perché l’ultima, bellissima, vacanza insieme è stata in Puglia, da nord a sud e poi di nuovo verso nord. Persino la casa della nonna, così cara, è tabù. LUI è stato li. Per giorni. Ha visto la soffitta, ha guardato ogni dettaglio della casa con meraviglia e divertimento. È venuto a comprare i taralli. Insieme abbiamo cercato per quasi due ore il castello di Dragonara. Abbiamo passeggiato a Fiorentino e toccato il luogo dove Federico II ha trascorso gli ultimi istanti. Alla villa gli ho fatto vedere il leone di pietra, dove da bambina correvo per mettermi a cavalcioni, facendo a gara con mio fratello. LUI ha visto, toccato, annusato, impresso tutto questo, tutto questo che è parte del mio essere, LUI l’ha impresso con la sua presenza. E ormai è incancellabile.

Anche i luoghi a me cari sono tabù, persino i ricordi di quei luoghi lo sono. Io non posso neanche immaginare di tornarci.

La casa, come faccio a vivere in quella casa?

Come faccio a vivere ogni giorno?

Più passa il tempo, meno ragioni trovo.

Perché nessuno capisce?

Forse sono tutti felici.

È tutto così facile quando si è felici.


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Anestesia

Passo i giorni in uno strano stato catatonico. Deconcentrato da tutto. La mente persa in fantasticherie ad occhi aperti, sogni irrealizzati, irrealizzabili.

Il più delle volte non sento niente, alcune volte emerge il dolore forte come un punteruolo ficcato in una mano.

Dov’è LUI? Cosa sta facendo? Dov’è?


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Ricordi e fitte al cuore

Oggi a casa dei miei, con cugini miei coetanei. Guardavamo foto di viaggio. Viaggi che hanno fatto in tutta Europa e tutto il mondo. Foto del loro matrimonio. Dove c’è LUI.

Ecco cosa hanno loro e cosa ho io.

Loro hanno felicità, un compagno che sta con loro. E viaggiano ovunque.

Ecco che cosa ho io. Niente.

Ho avuto delle fitte al cuore e ho dovuto andarmene.

 

Mi sento una merda. Io non ho niente. Io non ho avuto un compagno che mi amava talmente tanto da stare sempre con me. Io non ho nessuno con cui senta di andare a fare un viaggio oltre a me stessa.


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Il mondo nuovo

Ho in mente questa canzone di Neffa da mercoledì scorso, prima dell’ “incidente”.

Non riesco neanche a pensare ad un’altra canzone.

Chissà perché. Forse perché penso che sia il modo in cui LUI ha sentito il finire della nostra storia.

 

E’ meglio una delusione vera
Di una gioia finta
Ma quando la delusione cresce
La pressione aumenta
Sarà che la pioggia batte forte
Sulla mia finestra
Sarà che alla fine della notte
Mi chiedo cosa resta

Però poi arrivi tu
Ti siedi dove vuoi e butti giù
La mia malinconia di vivere
E tutto sembra già possibile per me

Preso dentro al buio che avanza
Vieni tu a dare luce al mio giorno
Trascinato sotto dall’onda
Ho rincorso il mondo nuovo
La tua mano tesa mi è apparsa
E adesso sto risalendo
Per favore non fermarti ora


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25 settembre 2015

Credo che mi si sia spappolato il cuore.

 

Ieri dal lavoro mi hanno mandata al pronto soccorso.

 

Ora sto benino, non vi preoccupate.

È stato un malore dovuto a tante cause – lo stato emotivo, psichico e fisico. Svenimento, vomito, tremori e iperventilazione.

Alla fine era solo un malore momentaneo, passata la fase acuta mi sono ristabilita anche se con qualche strascico (sono state le quasi 4 ore di pronto soccorso ferma in attesa a stroncarmi veramente!)

 

Non so bene come sentirmi. Sono agitata.

 

Insonne.

Sono successe delle cose. Devo occuparmi di cose amministrative di cui farei ben volentieri a meno e su cui devo mettere le mani per azioni di LUI.

 

Agitata.

E confusa.

 

Sicuramente è cambiato qualcosa rispetto agli scorsi giorni.

 

Ringrazio tutti quelli che hanno la santa pazienza di leggere questi deliri.

Stay tuned.


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22 settembre 2015

Perché ho la sensazione di aver sbagliato tutto? Di aver sbagliato io?

 

Perché ho la sensazione di essere stata io a rovinare tutto?

 

Ho la sensazione che sia colpa mia.

 

Attenzione, non sto dicendo che sicuramente è colpa mia. E’ solo una sensazione. E’ solo il modo in cui mi sento. Non sto dicendo che sia sensato.

 

Ma soprattutto: SONO COSI’ IMPOTENTE.

 

Non posso fare NIENTE per farlo tornare da me, e non ho potuto fare NIENTE finché eravamo insieme.

 

Non ho potuto fare niente. NIENTE. Niente, per rimediare!! Niente!


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Silenzi

Neffa. Mi piaceva il primo Neffa, quando faceva rap. E subito dopo aver smesso di aver fatto rap e cominciato a fare pop, anche quello mi piaceva ancora.

Dopo non mi ha presa più di tanto.

Ma oggi in radio ho sentito questa canzone…

Ancora non capisco cosa vuoi di più
Dietro i tuoi silenzi cosa c’è
Scegli l’arma e all’alba di un mattino
Con la nebbia
Conta dieci passi via da me
Voltati e poi

Colpisci, colpisci dritto al cuore
Uccidi il nostro grande amore
È meglio se tu
Finisci, il tuo lavoro bene
Fino a che non ci sarà
Più vita dentro le vene

Le stelle sono sogni che svaniscono
Fra un minuto il sole sorgerà
E chissà se in fondo a quella luce
Nel tuo sguardo
L’ombra di un rimpianto passerà
Nell’attimo in cui

Colpisci, colpisci dritto al cuore
Uccidi il nostro grande amore
È meglio se tu
Finisci, il tuo lavoro bene
Fino a che non ci sarà
Più vita dentro le vene

Il primo colpo è ancora un’altro, e cade giù
In fondo è stato un bene che fossi proprio tu
Le foglie secche e il fango
E il freddo che si sente
Continua a dirmi che non potrai perdonarmi mentre

Colpisci, colpisci dritto al cuore
Uccidi il nostro grande amore
È meglio se tu
Finisci, il tuo lavoro bene
Fino a che non ci sarà
Più vita dentro le vene

Allora tu
Colpisci, colpiscimi


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20 settembre 2015

Come mi sento sola. Non mi sono mai sentita così sola come in questi ultimi tre giorni.

Del resto, non devo dimenticare che è così anche per una mia scelta.

 

ANGELO:
Condividerò con te parte del mio animo. Questo sentimento lo condividerò con te. Provi dolore, vero? Allora, lo senti questo dolore dell’animo?

REI:
Dolore? No, è diverso. È solitudine. Sì, è solitudine questa.

ANGELO:
Solitudine? Non capisco

REI:
Il dispiacere dell’essere soli. Noi siamo in molti. In questo possiamo detestare l’essere soli. Ciò è quel che si chiama solitudine.

ANGELO:
Tale è dunque il tuo animo, ed è colmo di tristezza. Il tuo stesso animo.

 

 

Che cosa sta facendo LUI? Cosa sta facendo LUI, in questa giornata di sole? Dov’è LUI?

Pensa a me, a noi, ogni tanto? Si sente mai solo, LUI?

Mentre io sto soffrendo, LUI dov’è? C’è già qualcun altro al suo fianco? Qualcuno per cui il pensiero di noi non lo sfiora neanche più?

Cosa sta facendo, dove si trova? Si sta divertendo? Che cosa fa in tutto questo tempo?

C’è così tanto tempo da dover occupare con qualcosa…

 

 

Ogni tanto, come oggi, mi viene l’ansia di dove fare qualcosa. Di dover andare in giro. Per forza. nella speranza, forse, di incontrare LUI da qualche parte.

Ma poi  mi forzo a non farlo. A che servirebbe? Quante possibilità esistono che io incontri LUI a caso a Milano?

Potrebbe essere da qualunque altra parte, poi. Mica sta fisso a Milano ad andare in giro a caso.

Non ha senso.

Come tutto, del resto.

 

 

Anche ieri, come tanti altri giorni, ho dovuto costringere i miei passi lontani dalla sua sede di lavoro.

È l’unico posto in cui so dove LUI sia. Sicuramente, LUI è li, dal lunedì al venerdì, forse qualche sabato. È l’unica cosa che ancora so di LUI.

Non so più niente, solo questo. Chissà, forse non ci lavora più. Allora non so più neanche questo.

 

In questa giornata così bella e splendente, il mio animo è spento.

Avevo avuto una qualche idea di andare in un parco, un parco a caso.

Ma, in qualche modo, pensarmi in un parco, da sola, in una giornata splendente, mi faceva provare la sensazione che fosse sbagliato. Che quello non fosse il mio posto. Come se lo splendore di questa giornata non mi appartenesse, come se io fossi un’estranea.

Mi sono rifugiata dal solito Arnold’s, con la sensazione di star semplicemente facendo passare il tempo che mi rimane, che mi rimane fino a lunedì, o che mi rimane da qui alla fine.

Sto solo facendo passare il tempo senza fare niente.

Sto buttando via il tempo, senza fare nulla di utile per me.

Perché sono ancora ferma al 6 luglio. Forse. Non so bene. So che non riesco a fare niente.

 

 

Dal lunedì al venerdì, mi alzo e vado in ufficio. Il mercoledì faccio lezione di giapponese. Il lunedì ho la terapia, che non so se voglio continuare. Il sabato vado a trovare i miei.

Per il resto, avanza così tanto tempo. Mi vengono in mente tante cose da fare, di continuo. Eppure non riesco ad affrontare l’idea di farle.

 

 

Non so perché, mi sono ritrovata a rileggere dei miei vecchi post, del  2008 e 2009.

Com’era tutto diverso.

Era tutto così luminoso, fresco. Il futuro era un pensiero dolce, con LUI al mio fianco, la nostra storia appena cominciata, i viaggi insieme. Le foto della Grecia. I post dei suoi disastri, i post dei miei disastri (molti di più).

 

Come abbiamo fatto a rovinare tutto?

 

Non riesco a uscire, parlare con gli altri, fare. Tutti giù a dire “vai, esci, svagati, divertiti!”.

Mi mancano le forze. Mi manca la motivazione. Mi manca qualcosa.

E’ un ciclo che si auto-alimenta. Sentirmi dire “esci e distraiti” mi fa sentire non capita. E non voglio stare con persone che non mi capiscono. E mi sento sola. E così via, in un loop infinito, autoconclusivo.

 

La verità è che non so assolutamente che farmene, di questo tempo. Che passa e basta. In solitudine.

La vita è solo tempo da far passare.

 

Scrivo qui, ogni tanto. Credo che non legga mai nessuno queste farneticazioni, ma la realtà è che lo faccio perché voglio scrivere i miei pensieri. Ho la sensazione che sia meglio farlo. Non so bene perché. Devo prenderne nota.


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